Carissimi,
nel Vangelo ascoltato Gesù risponde alle accuse dei Giudei. Il Signore, non riconosciuto come il Messia, fa presente al popolo amato con predilezione la sua cecità e ribellione. Sono quattro le testimonianze elencate a favore del Figlio di Dio, mandato dal Padre per salvare l’umanità: le parole di Giovanni Battista, le opere che Cristo compie in nome di Dio, la voce del Padre e le Scritture. I Giudei non possono capire perché cercano la gloria degli uomini e non di dare gloria all’unico Dio.
La Pasqua è la festa del credente adulto che non si allontana mai dal suo Dio e a lui si rivolge con fiducia e coraggio, perché altri vivano nella serenità e nella pace. Il cristiano, infatti, è l’uomo della Pasqua, perché vivente nel Risorto, manifesta continua donazione di se agli altri, diventando il testimone dell’amore divino.
La testimonianza è il fondamento del rapporto tra gli uomini. Se si testimonia ciò che si conosce e si ama, si trasmettono luce e vita; se si testimonia ciò che non si conosce e non si ama, si diffonde tenebra e morte. Andare alla scuola di Gesù, che parla dell’amore del Padre, significa amarlo e scegliere la verità sulla menzogna, la sapienza sull’idolatria, la libertà sulla schiavitù.
Certo non è facile testimoniare la vittoria sul male, senza immergersi nel dono dello Spirito. Come accennava il libro dell’Esodo, ognuno può rimpiangere l’Egitto e dimenticare Colui che sta guidando il cammino. La libertà è rischio, la si conquista e difende in mezzo ai pericoli; come gli Israeliti, l’uomo si sente diviso tra l’ansia di libertà e il desiderio di sicurezza e nel rischio è preso dalla nostalgia della sicurezza della schiavitù.
A chi ti consegni? Alla sicurezza di una terra qualunque o al tuo Signore, il Dio vivente, il Dio Risorto?
Mi pare, perciò, importante camminare verso la Pasqua e chiederci: a che punto sono nell’avventura spirituale dell’Esodo? Come la sto ri-trascrivendo nella mia vita di credente? Attorno a questa domanda vorrei suggerire dei passaggi:
- Il passaggio dalla schiavitù alla libertà. Sono tante le forme di schiavitù che accompagnano ognuno di noi, la società in cui viviamo, la Chiesa del nostro tempo e sono forme di schiavitù, rivestite, con colori vivacissimi, ma rimangono schiavitù, tant’è che uno non ha la libertà di decidersi. Quali sono le forme di schiavitù che accompagnano in questo momento la nostra vita, il ministero e conseguentemente: quali percorsi di libertà intravediamo?
- Dall’idolatria alla comunione dell’alleanza, dal concedersi agli idoli all’aderire al Dio vivente, dimorando nella sua parola. Anche questa sottolineatura ci interroga profondamente e ci aiuta in maniera seria e decisiva a continuare in un incessante cammino un’esperienza di Esodo. L’idolatria è impura, la sapienza è pura. L’idolatria è diabolica, cieca, la sapienza è lungimirante. L’idolatria è violenta e divide, la sapienza è pacifica e rasserenante.
- Dalla distanza alla dimora. La presa di distanza da un Dio che fa paura e che è troppo esigente al pacificante gesto di chi dimora in lui. Il dramma del vivere a distanza da Dio, in fuga, tenendolo alle debite distanze, può essere anche il nostro.
- Da mormorazione, protesta e rimpianto, passare all’affidamento, alla consegna di sé. Qualche volta la mormorazione, la protesta e il rimpianto ci possono attraversare il cuore. Non dobbiamo vergognarci. «Ma voi chi volete servire?» Ma voi di chi volete essere? A chi volete appartenere?
L’Esodo è l’esito del processo di liberazione; non è lo svincolo da tutto e da tutti, ma è la libera determinazione del cuore di dedicarsi al Signore e al suo servizio. Signore, lego la mia vita a te, faccio della Pasqua l’evento decisivo della mia esistenza.
Nel fulgore della Pasqua riscopriamo di essere alla sua sequela - ciascuno nel suo stato di vita - perché conquistati interiormente da una Persona, Cristo, la cui presenza ci guarisce dalla paura di ogni paura. Respiriamo, carissimi, nello stupore di un amore eterno e benedetto. Dio innamorato dell’uomo si propone, si fa avanti, crede nella nostra umanità e continua a credervi. Affidiamoci alla Vergine Santa, la prima testimone della Risurrezione, e chiediamo il dono di cercare sempre il volto di Dio.