Carissimi,
la pagina del Vangelo odierno è di una tenerezza estrema. In riva al mare di Tiberiade, in un dialogo intenso e significativo, il Signore cerca l’amore dell’uomo. E’ per amore che il Padre ha consegnato il Figlio, è per amore che il Figlio ha donato la vita, è l’amore la legge dell’umanità.
Gesù domanda a Pietro la prima volta: «Simone, mi ami tu con amore totale e incondizionato?». Prima dell’esperienza del tradimento l’apostolo avrebbe certamente detto: «Ti amo incondizionatamente». Ora che ha conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria debolezza, dice con umiltà: «Signore, ti voglio bene», cioè «ti amo del mio povero amore umano».
Il Cristo insiste: «Simone, mi ami tu con questo amore totale che io voglio?». E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: «Signore, ti voglio bene come so voler bene».
Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto: «mi vuoi bene?». Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l’unico di cui è capace, e tuttavia è rattristato che il Signore gli abbia dovuto dire così. Gli risponde: «Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene». Verrebbe da dire che Gesù si è adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesù. Il Signore dimostra il suo amore abbassando per tre volte le esigenze dell’amore. Chiede almeno l’affetto, se l’amore è troppo; almeno l’amicizia se l’amore mette paura.
È il chinarsi divino a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà. Da qui la fiducia che lo rende capace della sequela fino alla fine: «Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: Seguimi» (Gv 21,19).
Nell’amare Pietro, Gesù mostra come si ama l’uomo. «Egli non disse: Pietro deve cambiare e diventare un altro uomo prima che io possa tornare ad amarlo. Al contrario. Egli disse: Pietro è Pietro e io lo amo; se mai è il mio amore che lo aiuterà a diventare un altro uomo… L’amore di Cristo era illimitato, come l’amore deve essere quando si deve compiere il precetto di amare amando l’uomo che si vede. L’amore puramente umano è sempre pronto a regolare la sua condotta a seconda che l’amato abbia o non abbia perfezioni; mentre l’amore cristiano si concilia con tutte le imperfezioni e debolezze dell’amato e in tutti i suoi cambiamenti rimane con lui, amando l’uomo che vede. Se non fosse così, Cristo non sarebbe mai riuscito ad amare: infatti, dove avrebbe egli mai trovato l’uomo perfetto?» (S. Kierkegaard, Gli atti dell’amore).
Da quel giorno Pietro ha “seguito” il Maestro con la precisa coscienza della propria fragilità; ma questa consapevolezza non l’ha scoraggiato. Egli sapeva, infatti, di poter contare sulla presenza accanto a sé del Risorto. Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso l’esperienza dolorosa del rinnegamento e il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore. E mostra così anche a noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza.
Gesù è il mendicante di amore, mendicante senza pretese che in Pietro interroga ciascuno: sì, Signore tu sai che un po’ di bene te lo voglio, un po’ di amicizia tra tanta indifferenza, un po’ di attenzione tra tanta freddezza; non oso dire che ti amo e come Pietro dico di volerti bene.
E’ così che Cristo ha fatto di Pietro una pietra, un fondamento. La pietra è l’umanità di ogni tempo, nella quale il Cristo vivente, paziente e irresistibile costruttore, prepara la cattedrale dello Spirito… Ecco la Chiesa, vista attraverso Simone, divenuto Pietro per volontà divina. Cristo ha preso in mano il suo cuore e l’ha reso incandescente. «Mi ami tu?». La pietra non ha soffocato lo slancio né la tenerezza di Simone. «Signore, tu sai che io ti amo». Il cuore di Pietro è il cuore che si butta in avanti, che non si risparmia, non pesa, non calcola: il cuore di cui ha bisogno il Signore per la sua Chiesa (cfr. P. Mazzolari).
Nessuno potrà togliere alla Chiesa la fermezza nel testimoniare la verità, perché nessuno potrà togliere dal cuore l’amore. «Signore tu sai che io ti amo». E io dico a te: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». (cfr. Mt 16,18).
Ancora oggi e per i secoli futuri, il cuore della Chiesa batte e ama con il cuore del Successore di Pietro. La solidità di Pietro è nel volto, nelle membra, nel gesto, nella parola, nella dolcezza, nella franchezza, nella passione per Dio e per l’uomo.
La cattedra di Papa Benedetto non è un regno, neppure un trono. È la cattedra del servizio, del sacrificio, del martirio. È la cattedra del magistero, della fede e della certezza, della carità e del governo pastorale. Non è una cattedra inventata dagli uomini. Gli uomini ne hanno inventate tante, ma quella del Papa è la stessa cattedra di Pietro, l’apostolo chiamato da Gesù. E noi, alunni di questa cattedra, amiamo il Papa, scelto dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Cristo. Egli è la bocca della verità, l’apostolo della pace, della giustizia, della fraternità, della libertà, il custode della dignità umana. È l’icona contemporanea della passio Christi e della passio hominis. Oserei dire che il suo volto, come l’icona sindonica, è un segno veramente luminoso che rimanda a Gesù.
Agli ingiusti e menzogneri attacchi dei nostri giorni, la famiglia militare risponde concorde e unanime nella preghiera per il Sommo Pontefice che antepone Cristo e il bene delle anime ad ogni umana considerazione, consapevole che è meglio lasciar perdere le opinioni terrene. Benedetto XVI continua ad essere fedele a quanto dichiarato all'inizio del pontificato: «Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia». Il Signore non abbandonerà mai la Sua Chiesa e il Papa che le ha donato, la cui grandezza è davanti agli occhi del mondo intero.
Abbiamo tutti bisogno del Successore di Pietro, della sua ombra risanatrice (cfr. Atti 5,12-16), della sua parola e della sua instancabile e sicura guida.