Carissimi,
nel Vangelo, Pietro chiede a Gesù quale sarà la sorte del discepolo che Egli amava di più e riceve dal Maestro una risposta che afferma la libertà sovrana di Dio nei riguardi di ogni uomo. Pietro e Giovanni: due modi di essere e di amare, una comunione reciproca originata dal mistero di Gesù che invita a seguirlo ma anche a rimanere nel suo amore. Pietro ha la sua strada da compiere, il suo mandato e non può voltarsi indietro; Giovanni, chiamato a un’esperienza più contemplativa, dovrà restare nel mondo senza sapere fino a quando. Nel mistero della storia non possiamo dimenticare il Risorto, quasi un protagonista fuori campo, che, vivente nella comunità umana, a ciascuno affida compiti diversi. Il Signore non ci chiede di proporre agli altri il programma di vita che progetta per noi. Per quanto possa sembrare migliore la mia vocazione, essa non deve considerarsi unica. E’ Gesù a dirci di seguirlo e non guardarsi attorno.
Seguire e rimanere sembrano essere i due verbi della vocazione e della vita cristiana. Se la sequela è una risposta che comporta sacrificio e rinuncia, dimorare con Gesù è il di più dell’amore da offrirgli. Quando il rapporto con il Maestro e Signore è così profondo da essere stabile, allora non è più esteriore, non più superficiale né fragile, non ha bisogno di tante descrizioni. Se siamo radicati in lui, se dimoriamo nella Parola, se condividiamo la Verità che rende liberi, realizzeremo un legame indissolubile ed eterno.
Non basta seguire Gesù. La sequela è solo l’inizio. Occorre dimorare permanentemente in lui, costi quel che costi. Nel momento della Passione, notiamo che i discepoli che hanno seguito il Signore abbandonano Gesù; Giovanni no, perché era passato dalla sequela al rimanere e stava sotto la Croce. Giovanni rimane, perché è il discepolo che Gesù amava di più, ma soprattutto perché egli amava Gesù, accettando di rimanere nel suo amore senza cercare altri amori, dimorare nella sua Parola, senza desiderare altre parole. «Voglio che tu rimanga - gli dice Gesù - fino al mio ritorno»: significa che l’amore è la consegna di un’appartenenza vissuta e risvegliata quotidianamente sino al ritorno del Signore.
«La chiesa conosce due vite. Una di queste è nella fede, l’altra è nella visione di Dio; una appartiene al tempo della peregrinazione in questo mondo, l’altra alla perpetua dimora nell’eternità; una si volge alla fatica, l’altra è nel riposo; una nelle opere della vita attiva e l’altra nel premio della contemplazione; … una chiede aiuto sotto l’assalto delle tentazioni, l’altra, libera da ogni tentazione, sta in letizia nel seno stesso di Colui che l’aiuta; una corre in soccorso all’indigente, l’altro vive dove bisogno non c’è; una perdona le offese per essere a sua volta perdonata, l’altra non subisce offese da perdonare, non ha da farsi perdonare alcuna offesa… una discerne il bene dal male, l’altra non contempla che il bene. Di conseguenza una via è buona, ma è ancora in mezzo alle miserie, l’altra è migliore perché è beata. Questa vita terrena è raffigurata nell’apostolo Pietro, quella eterna nell’apostolo Giovanni» (Sant’Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni 124,5).
Cari pellegrini, ognuno di noi si ritrova, in qualche misura, in questi due apostoli che, in modo diverso, sono stati i più vicini al Maestro. Se il seguire di Pietro può esserci più familiare, il rimanere di Giovanni non ci è del tutto sconosciuto.
Oh, potessimo vedere le cose con tanta semplicità, da sentire che l’unica cosa che abbiamo da fare è piacere a Dio! A confronto di questo, a che cosa serve piacere al mondo, piacere ai grandi , e perfino piacere a coloro che ci amano? A che cosa serve essere applauditi, ammirai, corteggiati, seguiti, in confronto di quest’unico intento: di non disobbedire ad una visione celeste? Che cosa può offrire questo mondo che possa paragonarsi a quella comprensione delle cose spirituali, a quella fede viva, a quella pace celeste, a quella santità elevata, a quella giustizia incorruttibile, a quella speranza di gloria, che possiedono coloro che con sincerità amano e seguono nostro Signore Gesù Cristo? (cfr. J.H. Newman).
La Vergine di Lourdes ci guidi e ci sostenga con la sua preghiera. Ottenga per noi e le nostre famiglie la grazia di aprire le orecchie a quella Parola del Signore che ha il potere di edificarci, di ispirarci decisioni coraggiose e di guidare i nostri passi sulla via della pace.