Cosa devo fare per avere la vita eterna?

Omelia per la S. Messa alla Grotta di Lourdes, 24 maggio 2010

Luogo:

Predicatore:

 

Carissimi,

il racconto evangelico esprime il desiderio di Gesù di incontrarci personalmente e aprire un dialogo di tenerezza con ciascuno. Cristo interrompe il cammino per rispondere alla domanda di quel giovane, che vuole imparare da Lui a percorrere la strada della vita. Marco sottolinea come «Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò» (Mc 10,21). Nello sguardo del Signore c’è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta l’esperienza cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle. Si tratta di un incontro esistenziale che invita ad andare con lui, per conoscerlo e testimoniarlo a coloro che non hanno ancora incrociato il suo sguardo.

Come il giovane del Vangelo, anche noi viviamo situazioni di instabilità, turbamento o sofferenza, che portano ad aspirare ad una vita non mediocre e a chiederci: Che cosa devo fare?

L’esistenza cristiana scaturisce da una proposta di benevolenza del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d’amore. Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia senza riserve in Dio, non mettendo più al centro se stessi, ma scegliendo di andare controcorrente, vivendo secondo il Vangelo. Ciò porta al dono della vita eterna.

Ma cos’è la “vita eterna” cui si riferisce il giovane ricco? Ce lo illustra Gesù, quando, rivolto ai discepoli, afferma: «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,22). Sono parole che indicano una proposta esaltante di felicità senza fine, della gioia di essere colmati dall'amore divino per sempre.

Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà senso pieno all’esistenza, poiché orienta il progetto di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande, e a ripetere con Sant’Agostino: «Desideriamo insieme la patria celeste, sospiriamo verso la patria celeste, sentiamoci pellegrini quaggiù» (Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 35, 9).

Gesù ricorda, poi, al giovane ricco i dieci comandamenti, come condizioni necessarie per avere in eredità la vita eterna. Essi sono punti di riferimento essenziali per vivere nell’amore, per distinguere chiaramente il bene dal male. Si tratta di andare controcorrente rispetto alla mentalità attuale, che propone una libertà svincolata da valori, da regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni limite ai desideri del momento. Ma questo tipo di proposta invece di condurre alla vera libertà, porta l’uomo a diventare schiavo di se stesso, dei suoi desideri immediati, degli idoli, come il potere, il denaro, il piacere sfrenato e le seduzioni del mondo, rendendolo incapace di seguire la sua nativa vocazione all’amore.

Dio dona i comandamenti perché vuole educare alla vera libertà e costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell’amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla. Gesù, all’inizio del dialogo con il giovane ricco, ricorda che la legge data da Dio è buona, perché “Dio è buono”.

Carissimi, fissiamo lo sguardo del Signore, aiutati dalla Vergine Santa. Maria desidera che Dio sia presente in tutti noi. Non abbiate paura. Il Signore non è un concorrente nella nostra vita, che può toglierci la libertà. Se Dio è grande, anche noi siamo grandi. La nostra vita non viene oppressa, ma elevata e allargata, diventando meravigliosa nello splendore di Dio.

  Solo se Dio è grande, anche l’uomo è grande. Con Maria dobbiamo cominciare a capire che è così. Non allontanarci dal Signore, ma renderlo presente. E’ importante che Dio sia grande tra di noi, nella vita pubblica e nella vita privata. Nella vita pubblica, è importante che Dio sia presente, ad esempio, mediante la Croce negli edifici pubblici, che Dio sia presente nella nostra vita familiare, perché solo se Dio è presente abbiamo un orientamento; altrimenti i contrasti diventano inconciliabili, non essendoci più il riconoscimento della comune dignità. Rendiamo Dio grande nella vita pubblica e nella vita privata. Ciò vuol dire fare spazio ogni giorno a Dio, cominciando dal mattino con la preghiera, e ridandogli la domenica come santificazione nostra e della storia. Non perdiamo il nostro tempo libero se lo offriamo a Dio. Se Dio entra nel nostro tempo, tutto il tempo diventa più grande, più ampio, più ricco.

Che la Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a realizzare questi santi propositi. 

 

 

Data Inizio:     Data Fine:

24/05/2010

Riferimenti

Immagini