Un debito di amore

Omelia per la S. Messa in suffragio di don Alfonso Marotta, cappellano militare - Sant'Agata de' Goti, 13 giugno 2010

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Carissimi, 

nel Vangelo di questa domenica fa riflettere il pensiero di Simone, il fariseo: «Se costui fosse un profeta saprebbe chi è questa donna che lo tocca: è una peccatrice» (Lc 7,39). Eppure Gesù sapeva. Era venuto per i peccatori. 

Ma questa donna cosa conosceva di Gesù? Il Vangelo dice soltanto che, dopo aver saputo che Gesù era a casa dal fariseo, era venuta con un vasetto di olio profumato. Forse aveva sentito parlare del Messia come colui che non condannava ma parlava d’amicizia e d’amore.

La donna considera Gesù la persona più importante in quel banchetto e non si vergogna di presentarsi a quell’appuntamento di grazia, non temendo affatto il giudizio dei commensali. Gesù le permette di stare piegata ai suoi piedi, bagnarli con le lacrime, asciugarli con i suoi capelli, baciarli e cospargerli di profumo. Quella donna avvertiva un debito d’amore verso il Signore. Aveva bisogno di essere perdonata, amata e amare a sua volta. «Le sono perdonati molti peccati - esclama Gesù - perché ha molto amato» (Lc 7, 47). 

Gesà guarisce la vita, dona salvezza all’anima, è amore che perdona, senza limite. L’amore porta il perdono; il perdono sgorga dall’amore, perché la forza dell’amore è il perdono.

A Simone, che ama poco, Gesù enumera tutte le prove d’amore che la donna gli ha dato: lacrime, capelli, baci, profumo. Ella ha molto amato. Gesù ha molto amato. Impariamo anche noi ad amare senza limiti, facendo memoria di fedeli che ci hanno preceduto nel segno della fede e dormono il sonno della pace. E’ l’esempio di don Alfonso Marotta, cappellano militare. Un presbitero che ha vissuto campagne di guerra al fronte francese, albanese, greco, Jugoslavo, russo e la guerra di liberazione. Da una scheda da lui compilata e riguardante il suo ministero vissuto nel periodo dall’8 settembre 1943 al 4 giugno 1944 così dichiara: «Il giorno 8 settembre 1943 fui fatto prigioniero dai tedeschi. Subito dopo riuscii a scappare e incominciai la mia opera di soccorso ai soldati sbandati; al riconoscimento e sepoltura dei caduti in combattimento contro i tedeschi e all’assistenza ai feriti ricoverati all’ospedale civile… rimasi sul posto finchè ci rimase l’ultimo ferito e finchè ebbi viveri da distribuire ai soldati… poi fui nel Veneto e in Toscana sempre per portare un po’ di conforto religioso e morale agli eroici patrioti… Dalla fine di marzo al 4 giugno 1944 rimasi a Roma e spesso aiutavo gli altri cappellani nel ministero sacerdotale».

La vita cristiana è scoprire di essere molto amati dal Signore, liberi dalla solitudine del peccato, segnati e toccati dalla tenerezza e dalla misericordia divina che invade il cuore e spinge a servire i fratelli più bisognosi e abbandonati. Per tale impegno don Alfonso fu insignito anche di un encomio: «Con alto spirito umano organizzava il complesso e delicato lavoro di riconoscimento e sepoltura delle salme in condizioni particolarmente difficili per l’impraticabilità del terreno e l’insidia di numerosi proiettili inesplosi» (26 maggio 1941).

Anche chi è nel peccato ha in sé un profumo di bene. Così, confessando l’errore con lacrime di penitenza diventa capace di quelle lacrime d’amore che irrorano il deserto dell’animo e lo trasformano in giardino luminoso.

Quando l’uomo ama, trasfigura il quotidiano con gesti divini e avvicina Dio alla storia, elevando la terra al cielo. Significativa, a riguardo è una testimonianza sul generoso servizio sacerdotale di don Alfonso, riportata nella relazione da lui compilata e riguardante la sua presenza dal 16 ottobre 1944 al 16 novembre 1944 presso le compagnie del Campo Italia: «Tutte le mattine Santa Messa, visita ai prigionieri e disbrigo delle pratiche d’ufficio. Al pomeriggio visita dei soldati sul lavoro… al sabato sera sante Confessioni. Alla domenica Santa Messa al campo e spiga dell’evangelo… una volta alla settimana dalle 15 alle 16 istruzione alla truppa». C’è qui qualcosa di commuovente: l’uomo e Dio si incontrano nei gesti che l’amore sa inventare. Don Alfonso tutto faceva con il cuore e sul suo volto trasparivano i lineamenti di Dio amore. 

La Vergine Santa, invocata da Sant’Alfonso dè Liguri come la bella Speranza vi renda forti nella fede ferventi nella speranza e perseveranti nella carità.

 

Data Inizio:     Data Fine:

13/06/2010

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