Veri e falsi profeti

Omelia per la S. Messa con i Capi Servizio - Seminario, 23 giugno 2010

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Carissimi,

il brano evangelico ora ascoltato esplicita con degli insegnamenti il Discorso della Montagna. Gesù insegnava molto. Insegnare era ciò che Gesù faceva di più. Voleva farlo sempre. Il capitolo 7 di Matteo richiama, perciò, l’invito di Gesù a scegliere la porta stretta (7,13-14); offre l’identità del profeta (7,15-23); sottolinea la fedeltà a Cristo, roccia della vita (7,24-27).

Al tempo di Gesù, c’erano profeti di ogni tipo, persone che annunciavano messaggi apocalittici per coinvolgere la gente nei diversi movimenti di quell’epoca: esseni, farisei, zeloti ed altri. Non deve essere stato facile, perciò, alla prima comunità cristiana fare il discernimento degli spiriti. Da qui il forte richiamo di Gesù: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci». L’immagine stessa viene usata quando Gesù manda i discepoli in missione: «Vi mando come agnelli tra i lupi» (Mt 10,16 e Lc 10,3). L’opposizione tra il lupo rapace e il mite agnello è irreconciliabile, a meno che il lupo si converta e perda la sua aggressività come suggerisce il profeta Isaia (Is 11,6; 65,25). Ciò che importa qui nel nostro testo è il dono del discernimento. Non è facile discernere gli spiriti. A volte succede che interessi personali o di gruppo portino le persone a proclamare falsi quei profeti che annunciano la verità che scomoda. Ciò è avvenuto con Gesù stesso, messo a morte, considerato un falso profeta dalle autorità religiose del tempo.  

Il vero profeta parla in nome di Dio, comunica ciò che può aiutare gli uomini a realizzare il progetto di salvezza. Non svilisce la Parola minimizzandone le radicali esigenze. Il vero profeta comunica la misericordia e la dolcezza del Signore ma non equivoca, non viene a compromessi e perciò mai blandisce i vizi e le negatività che affiorano dal cuore dell’uomo. Quello che dice e opera il vero profeta è frutto anzitutto di una sua personale e permanente conversione. Se il profeta spinge a conversione, a operare giustizia, pace, benevolenza, aiuto, allora è un vero profeta e viene da Dio. Se invece, pur predicando sacrosanti diritti dell’uomo quali la giustizia, la libertà, la realizzazione personale, il profeta suggerisce dei mezzi non consoni al vangelo: permissività, violenza, facili compromessi, bisogna guardarsi da lui. Possono apparire anche affermati e di successo ma sono falsi profeti, corrotti nei ragionamenti e nel cuore.

Per aiutare a discernere gli spiriti, Gesù usa il paragone del frutto: «Dai loro frutti li potete riconoscere». Un criterio simile era già stato suggerito dal libro del Deuteronomio (Dt 18,21-22). E Gesù aggiunge: «Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco». Nel vangelo di Giovanni, Gesù completa il paragone: «Ogni tralcio che in me non porta frutto, il Padre lo taglia. I tralci che danno frutto li pota perché portino più frutto. Il ramo che non rimane unito alla vite non può dare frutto. Questi rami sono raccolti, gettati nel fuoco e bruciati» (Gv 15,2.4.6).

«Coloro che professano di appartenere a Cristo saranno riconosciuti da quello che operano. Ora l’opera non è di professione di fede, ma che ognuno si trovi nella forza della fede sino all’ultimo. È meglio tacere ed essere, che dire e non essere. È bello insegnare se chi parla opera. Uno solo è il maestro e “ha detto e ha fatto” (Sal 32,9) e ciò che tacendo ha fatto è degno del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù può avvertire anche il suo silenzio per essere perfetto, per compiere le cose di cui parla o di essere conosciuto per le cose che tace. Nulla sfugge al Signore, anche i nostri segreti gli sono vicino. Tutto facciamo considerando che abita in noi templi suoi ed egli il Dio che è in noi, come è e apparirà al nostro volto amandolo giustamente» (Sant’Ignazio d’Antiochia, Lettera agli Efesini).

  Signore, Dio della verità e dell’amore, dammi una consapevolezza critica del mondo in cui vivo, liberami dai falsi profeti e sviluppa anche attraverso me il vero profetiamo che testimonia e veicola la tua Parola  che salva.

Data Inizio:     Data Fine:

23/06/2010