Carissimi,
tutto è sorprendente nel destino del Precursore. Il Signore davanti alla folla ne dà una testimonianza pie¬na di mistero; egli è più che un profeta (cfr. Mt 11,9). Un profeta rivela i segreti di Dio, trasmette agli uomini la sua parola; san Giovanni è un testimone che attesta l’evento prendendovi parte; egli è più che un profeta poiché la sua testimonianza è una delle condizioni umane della missione di Cristo: «Conviene che così adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15).
Prima di nascere, anzi prima di essere concepito, già il suo nome è pronunciato dall’angelo dell’Annunciazione a Zaccaria - nome che significa: Dio fa grazia - e «sarà pieno di Spirito santo fin dal seno di sua madre» (Lc 1,15). La pienezza e la maturità di ogni vita in Dio sono date a Giovanni fin dalla sua venuta al mondo, e il mondo è preso da meraviglia: «Molti si rallegreranno della sua nascita» (Lc 1,14). La gioia per questa nascita è fortemente accentuata nei testi liturgici della Chiesa orientale: «Deserto, rallegrati! Ogni creatura, la terra intera, sono piene di gioia». In verità, il suo destino è previsto dall’eterno Consiglio.
Nel giorno della Visitazione il bambino sussultò nel grembo della madre (cfr. Lc 1,41); già egli è profeta e amico dello Sposo (cfr. Gv 3,29); Angelo dell’Incarnazione, egli trascende i limiti del tempo. L’imposizione del nome rivela che Dio ha conosciuto Giovanni come ha conosciuto Geremia: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo» (Ger 1,5), e per lui non vi è altra via, essendo messaggero: nel nome è già contenuto e significato il cammino di vita. «Tutti furono presi da timore: Che sarà mai questo bambino?». I segni lo accompagnano: «La mano del Signore stava con lui» (Lc 1,65-66): egli stesso diventa questa mano, il dito del Signore, per indicarlo e proclamare: «Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1, 35). Il Benedictus di Zaccaria (Lc 1, 67-79) canta l’inno messianico. La nascita di san Giovanni Battista annuncia la natività dell’Altro. Nella persona di Zaccaria il sacerdote, il Tempio dell’antica Alleanza, si prostra davanti all’Evento, e saluta il Precursore, colui che viene a dare al popolo «la conoscenza della Salvezza» (Lc 1,77), ad annunciare la visita «del sole che sorge (Lc 1,78).
La liturgia lo chiama «stella chiara del sole, stella mattutina, la cui apparizione precede l’aurora». Nel frattempo il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito» (Lc 1,80), proprio come quell’altro Fanciullo, il quale cresceva e si fortificava, pieno di sapienza... (cfr. Lc 2, 40). Le linee dei due destini stanno per incontrarsi.
Giovanni il Battista, cioè il battezzatore, è colui che il vangelo ci fa conoscere come il precursore di Gesù. Figlio di Zaccaria e di Elisabetta, lo sbocciare della sua vita non è frutto dell’iniziativa umana ma dono concesso da Dio a due genitori avanzati in età e perciò a rimanere senza figli.
Si sa che la missione di Giovanni Battista è stata soprattutto quella di preparare la via di Gesù. Vale perciò la pena di meditare sul dovere di preparare l’avvento di Gesù sia nelle anime che nella storia. E un dovere, questo, che incombe su ogni presbitero. Preparare è più che annunciare.
Con il suo battesimo di penitenza Giovanni Battista voleva far comprendere che era venuto il tempo di cambiare rotta, di invertire il senso di marcia, proprio e solo a motivo dell’imminente venuta del Messia-Salvatore. Con la sua predicazione Giovanni Battista voleva scuotere la pigrizia e l’inedia di troppi suoi contemporanei, che altrimenti non avrebbero neppure percepito la presenza di una novità sconvolgente, come fu quella di Gesù. Ma è soprattutto con la sua ‘passione’ che Giovanni Battista ha preparato i suoi contemporanei alla accoglienza di Gesù: proprio per dire anche a noi che non c’è preparazione autentica all’accoglienza di Gesù, se essa non passa attraverso il dono di sé, attraverso la Pasqua.
O Dio dei padri nostri, tu ci chiami ad essere “voce”; donaci di riconoscere la tua Parola, di riconoscere l’unica Parola di vita eterna, perché questa sola Verità noi annunziamo ai fratelli.
O Dio dei padri nostri, tu mi chiami a essere «l’amico dello Sposo»; rendimi sollecito a preparare i cuori degli uomini perché siano ben disposti ad accoglierlo.
O Dio dei padri nostri, tu lui chiami a indicare l’Agnello di Dio agli uomini; fa’ che mai io mi sostituisca a lui, ma che lui cresca e io diminuisca.