Eccellenza Reverendissima,
amati Avieri, giunti in pellegrinaggio per celebrare il 90° anniversario della proclamazione della Madonna di Loreto a vostra Patrona,
carissimi giovani dell’Agorà del Mediterraneo,
Gesù ci parla oggi dell’amore di Dio con tre parabole: la pecora smarrita, la moneta perduta e il padre misericordioso.
In questa pagina evangelica si narra l’esperienza di una perdita e di un ritrovamento. C’è la gioia del ritrovamento perché si è vissuto il dolore per la perdita di una pecora, di una moneta, di un figlio.
Dio non aspetta che siamo noi a cercarlo, è lui mettersi sui nostri passi...
Il Padre, pur lasciando libero il figlio di andare, attende ogni giorno e gli esce incontro quando lo scorge tornare. Così pure esce incontro al figlio maggiore e lo prega di entrare per far festa con il fratello ritrovato. La strada percorsa dal figlio minore va dalla pretesa all’impossibilità: dal “dammi” imposto al padre al “nessuno gliene dava” riferito alle carrube.
Il figlio maggiore è invece tutto nel rancore e nella collera: “non mi hai mai dato un capretto”.
L’amore incondizionato del Padre apre il cuore del figlio giovane all’esperienza del perdono; la fiducia accordata al figlio maggiore gli dona il coraggio di rinascere come figlio attraverso la confessione del proprio risentimento.
L’amore è una divina follia capace di liberarci dall’errore. Non è, infatti, il castigo che libera dal male, ma la seduzione di un Padre che ci accoglie, sempre, con una festa.
Qual è l’errore dei due figli? Entrambi hanno un’idea sbagliata della felicità. Credono di trovarla nelle cose e nei piaceri. Ma il dramma è che le cose hanno un fondo, e il fondo delle cose è vuoto, perché noi non cerchiamo qualcosa tra le cose. Cerchiamo sempre Qualcuno.
Figlio ribelle e figlio servo non hanno saputo cogliere che il dono grande è vivere da figli di Dio alla scuola di Gesù.
Sant’Ambrogio così commenta: tu che dormi nel peccato, “alzati, vieni di corsa in Chiesa: qui c’è il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Ti corre incontro colui che ti sente conversare nel segreto del tuo cuore (…) vede nel tuo cuore, corre perché nessuno ti trattenga e per di più ti abbraccia (…) nell’abbraccio vi è la misericordia e vi sono i sentimenti del suo amore paterno” (Sul vangelo di Luca 7, SC 52, pp. 93-95).
La vita umana, in un certo modo, è un continuo ritorno alla casa del Padre. Ritorno, nella mediazione della Chiesa, per mezzo del sacramento della Confessione, nel quale, riconoscendo il nostro peccato, ci rivestiamo di Cristo e ridiventiamo suoi fratelli, membri della famiglia di Dio.
Rinasce così quella relazione, filiale e fraterna, donata e vissuta nella Chiesa, casa da cui non fuggire e in cui entrare per vivere la comunione senza ipocrisia e compromessi nella verità che libera.
Cari Avieri, la vostra vita richiede senso di responsabilità, spirito di disciplina, dedizione continua e generosa al servizio del bene comune, quali ambasciatori di misericordia e di pace. Invocate il nome di Maria nei pericoli, nelle angosce, nei dubbi; pensate a Maria, perché non si allontani mai dai vostri cuori.
Carissimi giovani dell’Agorà del Mediterraneo seguite l’esempio della Vergine. Così, proclamando il suo santissimo nome, non vi scoraggerete e, pensando a lei, non sbaglierete. Se le stringerete la mano non cadrete, se avrete la sua protezione non temerete, se vi farà da guida non vi stancherete.
Fedeli tutti, volgiamo, ancora una volta, i nostri occhi verso Maria, modello di umiltà e di coraggio.
Aiutaci, Vergine di Nazaret, ad essere docili all’opera dello Spirito Santo come lo fosti tu; aiutaci a diventare sempre più santi, discepoli innamorati del tuo Figlio Gesù; sostieni e accompagna questi giovani perché siano gioiosi e infaticabili seminatori di pace tra i loro coetanei, in ogni angolo dell’Italia e del mondo. Amen.