Un uomo trasfigurato dalla Croce

Omelia per la S. Messa in preparazione alla Festa di San Pio - Santuario San Pio da Pietrelcina (San Giovanni Rotondo), 17 settembre 2010

Luogo:

Predicatore:

Carissimi,

in questo luogo, dove tutto parla della vita e della santità di Padre Pio da Pietrelcina, ho la gioia di celebrare con voi l’Eucaristia, mistero che ha costituito l’origine della sua vocazione, la forza della sua testimonianza, la consacrazione del suo sacrificio. 

Un uomo semplice, di origini umili, afferrato da Cristo per farne un modello di perdono e riconciliazione, di prossimità spirituale e di solidarietà con i sofferenti. 

Nel Vangelo, Gesù esorta: «chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua» (Lc 9,23). La croce si prende, essa è a portata di mano e non richiede tanto sforzo per essere vista. La fatica semmai sta nella volontà di accoglierla, amarla, darle il significato vero, consapevoli che, unita a quella di Cristo, dona redenzione e salvezza. 

Così è vissuto il nostro San Pio, che autentico seguace di san Francesco, fece propria l’esperienza dell’apostolo Paolo: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6,14 ). Come per il Poverello di Assisi le stimmate, che lo segnarono nel corpo, lo unirono intimamente al Crocifisso-Risorto.

In Padre Pio si rispecchia l’icona di San Francesco per seguire Gesù, con un percorso verso l’amore, da fare per amore. Si segue solo se si ama.

L’esperienza ineffabile e unica delle Stimmate, avvenuta due anni prima della morte, rappresenta per Francesco d’Assisi il culmine di un cammino spirituale, che lo ha portato ad immedesimarsi perfettamente a Cristo. Egli, infatti, con i segni della Passione, penetra ancor più profondamente i misteri dell’Amore non amato, ne sperimenta la misericordia, la bontà, la dolcezza, raccontando i tratti più intimi con cui il Signore si è fatto conoscere personalmente: «Tu sei mansuetudine, Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza ...» (FF 261).

Francesco d’Assisi esprime le sue mozioni interiori, attraverso l’uso di similitudini capaci di presentare l’afflato mistico dell’amante trasformato nell’Amato. Interrogando la grazia e non la dottrina, la caligine e non la luce, il Santo incontra Cristo, nudo sulla nuda croce e balbetta il canto dell’abbraccio che lo trasfigura nell’amore compassionevole, che consola i poveri, facendosi il più piccolo degli ultimi della terra. Le Stimmate in Francesco, allora, sono la continuità di un percorso spirituale di vero amante e imitatore di Cristo, ma sono anche una originale novità nella sua ascesi, frutto della grazia divina. 

Francesco sperimenta, sente, vive ciò che Cristo ha provato. Non gli basta l’animo e le emozioni, non gli basta il cuore e il sentimento, non gli basta neppure la mente e l’intelletto, vuole la partecipazione del corpo. Ecco perché a La Verna chiede di conoscere Cristo in un modo nuovo, non più vedendo, toccando, ascoltando..., bensì provando: «ch’io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale eri acceso nel sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori» (FF 1919).

E subito nelle sue mani e nei suoi piedi cominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva fissato nell’immagine dell’Uomo crocifisso.

«Le mani e i piedi si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all’indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne.

Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande.

Perciò l’uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé l’effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri» (FF 1222-1228).

Come in Francesco d’Assisi, il vanto della Croce risplende in Padre Pio, uomo di preghiera, che ben conosce il patire. Il Frate del Gargano, nella festa dell’Assunta del 1914, scriveva: «Per arrivare a raggiungere l’ultimo nostro fine bisogna seguire il divin Capo, il quale non per altra via vuol condurre l’anima eletta se non per quella da lui battuta; per quella, dico, dell'abnegazione e della Croce» (Epistolario II, p. 155). E proprio il suo desiderio di lasciarsi assimilare al Crocifisso gli offrì nel corpo i segni della Passione: «Vorrei per un solo istante scoprirvi il mio petto - scrive al padre spirituale - per farvi vedere la piaga che il dolcissimo Gesù amorosamente vi ha aperto in questo mio cuore! (...) Infinito è il numero delle misericordie di lui che il mio cuore porta in sé... Egli mi ha amato; a tante creature ha voluto prepormi» (Epistolario I, 105, 316).

Come traduce Padre Pio l’irruzione della presenza divina nella sua vita? La sua forza, il fatto di essere imprecisata, personale e originale, lo spinge a ricorrere alle espressioni più sorprendenti. Di qui il linguaggio che rovescia paradossalmente la sua natura e la sua funzione, per cui in lui “dire tu” è “intendere Te”. La separazione e il desiderio, il cercarsi e l’incontrarsi, la rinuncia e il dono di sé vengono proposti come mozioni dell’anima avvolta dal Cristo agonizzante.

Padre Pio parla di voler divenire vittima d’amore: «Non vi dissi che Gesù vuole che io soffra senza alcun conforto? Non mi ha chiesto egli, forse, ed eletto per una delle sue vittime? E il dolcissimo Gesù mi ha fatto comprendere purtroppo tutto il significato di vittima. Bisogna giungere al consummatum est e all’in manus tuas». (Epistolario I, p. 276). 

Quale significato rivestono per noi le stimmate di San Francesco e di San Pio? Forse ci invitano a riscoprire il dovere della riparazione dei peccati, perché l’amicizia di Dio venga ristabilita con sincera conversione che riconosce l’offesa arrecata alla bontà divina, ma anche perché tutti i beni, personali che sociali, diminuiti o distrutti dal peccato, siano pienamente reintegrati e riflettano nuovamente la santità e lo splendore della gloria di Dio.

Alla scuola dei nostri santi francescani, apprendiamo l’arte spirituale della riparazione, che ci assimila all’amore redentore e alla sorte del Crocifisso, partecipi dell’Agnello immolato per la vita del mondo.

Dobbiamo e possiamo perpetuare la passione e la morte nel corpo mistico della Chiesa sino alla fine dei tempi, partecipando alla sorte dell’amore profondo di Gesù con le nostre opere buone a carattere espiatorio e, perciò, riparatrici.

Ciò che ha importanza è soffrire con Cristo accettando le conseguenze della sua legge di vita, andando incontro, spontaneamente e prontamente, al sacrificio. Di qui la preghiera e l’esercizio ascetico per ottenere la grazia “della passio” con Cristo, accetta e benedetta con serenità di cuore.

Prendere la propria croce: questa parola vuole dire accettare, acconsentire, aprire le mani e le braccia nella condivisione del patire di Gesù. Anche io ricevo le stimmate quando imparo ad accogliere la mia croce. Ciò significa accettare i miei limiti morali e fisici, gli avvenimenti della giornata, le preoccupazioni, le pene e le fatiche, tutti i pesi che la vita mi pone addosso. Avere le stimmate significa esercitare una pazienza faticosa ma ricca di redenzione per me e per gli altri. La strada è segnata da Gesù e non può che passare attraverso la croce. L’amore vuole la somiglianza.

Alla scuola di San Francesco e di San Pio si impara a mangiare la bellezza divina, che non si consuma mai, per essere cibo spirituale che insapora il presente di Eterno. 

I nostri santi ci prendano per mano e ci spingano a ricercare con ogni sforzo quella soprannaturale carità che sgorga dal costato trafitto del Crocifisso. In particolare, San Pio continui ad esercitare quella squisita paternità spirituale che lo ha contraddistinto durante l’esistenza terrena, continui ad accompagnare i suoi confratelli, i suoi figli spirituali e l’intera opera che ha iniziato.

  La Vergine Santa, che l’umile cappuccino di Pietrelcina ha invocato con costante e tenera devozione come Madre delle Grazie, ci aiuti a tenere fissi gli occhi su Dio, autore e datore di ogni santità.

Data Inizio:     Data Fine:

17/09/2010

Immagini