Signor Presidente della Repubblica,
amate famiglie,
carissimi,
in questa Basilica è raccolta simbolicamente l’Italia, che abbraccia nella preghiera Marco, Francesco, Gianmarco, Sebastiano.
E’ il mistero dell’amore che ci riunisce e fa inginocchiare davanti a Dio, senso della nostra vita.
Nulla resterà segreto, nulla nascosto, proprio nulla, della carità incomparabilmente più importante di qualsiasi prescrizione esteriore. Così insegna il Vangelo di oggi.
Gesù presenta il discepolo come colui che vive l’inscindibilità dell’amore per Dio dall’amore per il prossimo. L’opposto del vero discepolo di Cristo è il fariseo, che si abbandona all’ipocrisia per dare spazio al cieco egoismo, preferendo l’amor proprio e il prestigio personale al dono di sé. E Gesù insegna: «date in elemosina quel che c’è dentro» (Lc 11, 41): l’agire nascosto invece dell’apparire, la semplicità invece della doppiezza, il servizio invece del potere.
Marco, Francesco, Gianmarco, Sebastiano hanno testimoniato l’amore nel servizio ai più deboli ed emarginati, senza esigere ma sostenendo; senza pretendere ma prendendosi cura; non rivendicando diritti ma rispondendo ai bisogni.
Profeti del bene comune, decisi a pagare di persona ciò in cui hanno creduto e per cui hanno vissuto, erano in Afghanistan per difendere, aiutare, addestrare. Compito dei nostri militari, in quella martoriata terra, è il mantenimento della sicurezza, la formazione dell’esercito e della polizia afghana, la realizzazione di progetti civili come ponti, scuole, ambulatori e pozzi.
L’uomo ha bisogno di pane, ha bisogno del nutrimento del corpo, ma nel più profondo ha bisogno soprattutto di Amore. A questa fame dell’umanità risponde ogni nostro militare dando tutto se stesso.
Il vero dono non è dono di qualcosa, ma il dono di sé. Il dono ha a che fare con la vita, e perciò anche con la morte. Dare vita è offrirla, perderla. Invece chi dona solo il superfluo evita il rischio della morte ma mette a morte la dimensione del dono.
La pace non può essere considerata come un prodotto tecnico, frutto soltanto di accordi tra governi o di iniziative volte ad assicurare efficienti aiuti economici.
E’ vero che la costruzione della pace esige la costante tessitura di contatti diplomatici, scambi economici e tecnologici, di incontri culturali, di accordi su progetti comuni, come anche l’assunzione di impegni condivisi per arginare le minacce di tipo bellico e scalzare alla radice le ricorrenti tentazioni terroristiche.
Tuttavia, perché tali sforzi possano produrre effetti duraturi, è necessario che si appoggino su valori radicati nella verità della vita. Occorre cioè sentire la voce e guardare alla situazione delle popolazioni interessate per interpretarne adeguatamente le attese. Ci si deve porre, per così dire, in continuità con lo sforzo di tante persone fortemente impegnate nel promuovere l’incontro tra i popoli e nel favorire lo sviluppo partendo dall’amore e dalla comprensione reciproca.
Tra queste persone ci sono i nostri militari, coinvolti nel grande compito di dare allo sviluppo e alla pace un senso pienamente umano.
Dinanzi a tale responsabilità nessuno può restare neutrale o affidarsi a giochi di sensibilità variabili, che indeboliscono la tenuta di un impegno così delicato per la sicurezza dei popoli. I nostri militari si nutrono anche della forza delle nostre convinzioni e della consapevolezza di una strategia chiara e armonica che le Nazioni mettono in campo per un progetto di convivenza mondiale ordinata.
Care famiglie,
nelle vostre case, i nostri giovani hanno appreso il lessico dell’amore, quella “grammatica” che ogni bambino apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole.
L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso se non gli viene rivelato l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente nel dono sincero di sé, perché non esiste amore senza sacrificio.
Ma com’è possibile imparare ad amare e a donarsi generosamente? Niente muove tanto ad amare quanto il sapersi amati.
Cari genitori, proprio voi avete insegnato quell’amore gratuito, disinteressato e generoso, che si è manifestato, poi, nella professione militare di Marco, Francesco, Gianmarco, Sebastiano, educati a quegli slanci di solidarietà creativa, capaci di allargare il cuore, verso le necessità dei deboli e fare quanto concretamente possibile per venire loro in soccorso.
Vieni, amico dei bambini...
Tu, soldato senza fucile,
armato solo d’amore,
vieni sulle mie strade
e rendile strade di pace e non di guerra.
Prendimi per mano,
quando sono sofferente, smarrito, dilaniato dell’odio e dal dolore;
senza né casa, né pane, né sorriso…
Conducimi dove i campi biondeggiano di grano
e i fiori profumano di bontà.
Non ci lasciare soli, tienici stretti!
Per noi hai lasciato tutto, ma non sei solo,
sei nel nostro cuore, in una terra che è diventata tua.
Fratello, amico, padre,
continua a seminare speranza,
a donare la tua preziosa vita,
armato solo dell’Amore.