Carissimi,
fra pochi giorni è Natale e il nostro pensiero va alla Santa Casa di Loreto, dove si medita e si riscopre la nascita di Cristo, la sua vita terrena, umile e nascosta, in certo qual modo palpabile esperienza personale, che commuove e trasforma.
Si avvicina il Natale e ci sentiamo impreparati. Ma la liturgia ci offre la Vergine Maria come guida della nostra attesa. Solo le donne, solo le madri conoscono l’attesa: essa è inscritta fisicamente nel loro corpo. E insegnano che si attende non per un’assenza da colmare, ma per una sovrabbondanza di vita, che già urge dentro. Si attende per generare.
Non comprendeva quella giovane vergine, chiamata Maria, l’angelo che le annunciava un messaggio sorprendente. E’ stupita e si domanda perché il Signore scegliesse lei tra tante altre.
Il modo in cui l’angelo l’ha salutata, entrando in casa sua, suggerisce una prima risposta. L’ha chiamata: «piena di grazia». La scelta che Dio ha fatto nei suoi confronti, preferendola ad altre donne, è pura grazia e gratuità. E’ amore. E l’amore non si spiega. Si prova soltanto, anche tramite quello che è inspiegabile. Se l’amore potesse essere spiegato, non sarebbe più amore.
In seguito Maria riflette e suggerisce una seconda risposta. Quando Dio l’ha scelta, ha visto l’umiltà e la piccolezza della sua serva. Da sempre il Signore si dona ai piccoli, sta dalla parte degli umili, esaudisce la preghiera dei poveri. La piccolezza e l’umiltà lo attirano in modo irresistibile. Dio sceglie l’insignificante Nazaret, e non una grande e ricca capitale; sceglie la piccola Maria, e non la figlia di un grande condottiero; sceglie il falegname Giuseppe, e non un importante uomo d’affari. È la logica che attraversa la Scrittura, dall’inizio alla fine. Le chiamate di Dio sovvertono le attese.
Ma la Vergine di Galilea in qualche modo diviene responsabile di questo evento misterioso. Dio non vuole costringerla, attende il suo consenso, quasi, lo elemosina: «Avvenga di me quello che hai detto».
La grazia semplifica tutto, colloca nella dimensione di quello che siamo veramente agli occhi di Dio. La storia della salvezza è la storia dell’impossibile che Dio rende possibile.
Pronunciando il “sì” Maria rinuncia a se stessa, decide di lasciar agire solamente Dio. Ogni rinuncia fatta con amore risulta feconda dal momento che lascia spazio alla volontà del Signore. La Vergine non pone alcuna condizione, non esprime riserve, si consegna interamente all’atto della sua risposta. Non si limita a volere ciò che anche Dio vuole, ma mette il suo "sì" a disposizione di Dio perché ne faccia oggetto di creazione e trasformaione.
Dio viene ma non s’impone, va cercato. Egli è prossimo quanto la vita e il respiro, quanto l’aria o il pensiero. Ma sarà accolto e generato solo da chi sa vivere in se stesso l’impegno di essere servo: «Eccomi sono la serva del Signore».
L’esperienza di Maria disegna l’itinerario della speranza. Con lei appare nel mondo una creatura che è solo bontà, una mano incapace di colpire, una parola incapace di ferire, un’innocenza minacciata eppure vittoriosa, un gesto che non racchiude alcuna ambiguità, uno sguardo che non perde mai l’innocenza del suo brillare; un cuore senza divisioni, una verginità senza rimpianti; una maternità non possessiva; una sposa che ama in dedizione e tenerezza totale.
Cari amici, nel cuore dell’Aeronautica militare, la Vergine di Loreto costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei nostri Enti: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre, mentre veglia costantemente e ripete a ciascuno: tu sei amato, Dio ti ha scelto prima della creazione del mondo, quando non eri che una perla di sangue. E ora è con te, riempie la tua vita; sarai amato per sempre.
Cosa ci dice oggi la Vergine di Loreto? Non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio. Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia. Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male è raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non è pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore s’indurisce e i pensieri intristiscono. Per questo l’Aeronautica ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio e induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili, risvegliando in noi il desiderio di essere accolti come persone, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.
La famiglia militare è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.
Non sia così tra voi.
L’Aeronautica siamo tutti noi. Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno è presente il confine tra il bene e il male e nessuno deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso.
«Non temere»: dice l’angelo a Maria e a ciascuno di noi. Non temere di offrire gratis quel perdono tanto atteso; non temere di rispondere con l’amore all’indifferenza; non temere di ricominciare da capo: tu non sei i tuoi errori; non temere nel donarti con il tuo «sì» a chi ti ama e ti attende; non temere perché il Signore è con te e nessuno potrà rapirti dalla sua mano (cfr. Gv 10,29).
La Madonna insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come Lei, cioè a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. Anche in noi è all’opera la delicata potenza della sua misericordia. Anche in noi è possibile il miracolo della novità. Questa sosta in compagnia di Maria ci ricorda che davanti a Dio non dobbiamo essere i migliori, gli splendidi, i primi della classe; che almeno davanti a lui non contano né le carte di credito, né i titoli di studio o gli amici influenti. Davanti a Dio conta l’amore, l’umiltà, la disponibilità a lasciarsi plasmare e riplasmare dalla sua mano.
Carissimi, stamane con voi rendo omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, sino al dono della vita nell’adempimento del dovere, si sforzano di praticare la legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.
Vergine di Loreto, aiutaci a credere con più fiducia nel bene, a scommettere sulla gratuità, sul servizio, sulla forza della verità. Incoraggiaci a rimanere svegli, a non cedere alla tentazione di facili evasioni, ad affrontare la realtà, con i suoi problemi, con coraggio e responsabilità.
Sii madre amorevole per le nostre famiglie e i nostri giovani, perché abbiano il coraggio di essere “angeli di pace”, e fa che i nostri aeronauti siano anima del mondo in questa non facile stagione della storia, portando il cielo sulla terra, l’invisibile nel visibile, l’eterno nella storia.
Amen.