Guardatevi da ogni ipocrisia

Omelia per la S. Messa della Virgo fidelis, Patrona dei Carabinieri - Basilica Santa Maria degli Angeli, 22 novembre 2010

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  Carissimi,

il nostro primo pensiero di filiale gratitudine va al Santo Padre per l’accoglienza e le parole augurali che ha voluto rivolgere ieri durante la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro a una folta rappresentanza di Carabinieri.

  Nel Vangelo ora ascoltato, Gesù vede passare la folla che gettava monete nel tesoro del Tempio. C’erano tanti ricchi che ne gettavano molte, forse con ostentazione; e, tra la folla, arriva una vedova povera. Di questa donna non conosciamo né il nome né il volto, ma conosciamo il suo cuore, la solitudine della povertà, ma anche la speranza.

Gesù, chiamati a sé i discepoli, rende pubblico un gesto nato e avvolto nel silenzio: valorizza la generosità d’animo e la purezza di intenzione di quella donna che aveva dato tutto ciò che possedeva per vivere.

Gesù non misura le azioni col nostro metro. La nostra valutazione si ferma alle apparenze, la sua arriva al cuore. Egli non misura in cifre ciò che noi doniamo, misura in amore. Il brano evangelico mette in guardia dal rischio dell’ipocrisia, menzogna che inquina i rapporti interpersonali, tanto che è il difetto che Gesù ha maggiormente combattuto. “Ipocrita” è forse il rimprovero più frequente sulla sua bocca.

L’ipocrisia può assumere forme diverse. La più rozza è quella finzione che pone una frattura netta fra ciò che si vive e ciò che si mostra, fra ciò che si dice e ciò che realmente si pensa. Gli ipocriti che appartengono a questa categoria somigliano ad abili attori che sul palcoscenico fingono passioni che non hanno, mostrano drammi che non vivono. Sono uomini con la maschera. Una seconda forma d’ipocrisia è la furbizia di cambiare le cose così da aver sempre ragione. C’è chi è abilissimo nel cambiare le carte in tavola. Ha sempre ragione. Gli ipocriti fanno sempre coincidere la verità con le proprie abitudini, la giustizia con i propri interessi.

Una terza forma di ipocrisia è quella di combattere il male dove non c’è, all’esterno, nelle cose, negli altri, o soltanto nelle minuzie, evitando in tal modo di cercarla e snidarla dove veramente si trova, cioè dentro se stessi. Questi ipocriti puliscono l’esterno del bicchiere, fingendo di non accorgersi che l’impurità è all’interno.

Ma ipocrita non è semplicemente l’uomo che finge cose che non fa, dice cose non vere. Può anche essere l’uomo che ostenta le cose che fa. Si tratta di un uomo che qualsiasi cosa faccia sale sul palcoscenico, e come ogni attore cerca la popolarità e l’applauso. Gesù denuncia questa teatralità con immagini particolarmente efficaci: quando fai l’elemosina non suonare la tromba, quando preghi non metterti in vista al centro della piazza, quando digiuni non atteggiare il volto a sofferenza.

Questa ultima forma di ipocrisia può sembrare la più innocua, ma non è vero. La teatralità nasconde sempre un vuoto. La verità, quando c’è, brilla per se stessa, e non è il caso di proclamarla retoricamente. Le cose vere si vedono e mostrano la loro bellezza.

Cari Carabinieri, nel vostro impegno quotidiano, vi accorgete come l’ipocrisia sia equamente distribuita nella politica, nella cultura, nelle relazioni sociali e personali, nelle stesse relazioni religiose. Comprendo, perciò, la difficoltà che scaturisce dallo scontro tra una vita coerente ai valori evangelici radicati nell’identità personale e quei principi di un mondo familiare e sociale ferito dalla cultura dell’ipocrisia che deteriora la qualità della vita. Non sentitevi mai perdenti o inutili nella vostra bella professione militare, così preziosa e delicata per chi - come voi - non cerca ricompensa nello sguardo ammirato dei cittadini, ma continua a donarsi per il bene di tutti. La vostra fede, la tradizione di fedeltà e di generosità di cui siete eredi, gli ideali della vostra Arma, vi aiutino a trovare, nel vostro delicato servizio, motivi sempre nuovi di soddisfazione professionale e personale.

Continuate a essere persone trasparenti, autentiche, testimoni di verità, costi quel che costi, coraggiosi e disposti a sacrificarvi per costruire sicurezza e legalità.  La dedizione delle nostre Forze armate va oltre ai gesti esteriori, e soprattutto, non si può quantificare e giudicare in termini economici o secondo riconoscimenti politici e categorie sociali. Il militare, così come ogni cittadino, verso la Patria è sempre un debitore. Dio, la verità e la coscienza vengono prima di qualsiasi altra cosa. La franchezza si paga, ma dona la serenità di aver mantenuta intatta la propria dignità nel servire lo Stato e non nel servirsi di esso. Il mondo appartiene non a chi lo possiede, ma a chi lo rende migliore. Donandoci,noi entriamo nel cuore della vita, nella sua dinamica profonda, che è appunto dinamica di dono. E così conosciamo la gioia, che è gratitudine e senso di pienezza: «Vi è più gioia nel donare che nel ricevere» (At 20,35).

Chi dona tutto non si stupirà poi di ricevere tutto. Ogni atto, ogni gesto umano totale ha in sé qualcosa di sacro. Ciò che è fatto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

E’ sempre difficile privarsi di qualcosa in modo disinteressato, donare senza ferire, condividere qualcosa senza mostrare con il dito quelli che non possono fare altrettanto.

Possono esserci molteplici modi per esprimere la propria fedeltà a Dio, ma da uno in particolare è necessario guardarsi: usare della professione militare per mettere al centro se stessi e il proprio prestigio sociale, garantendosi così uno spazio di potere all’interno della comunità civile.

Se vogliamo essere felici, dobbiamo volere la felicità degli altri. Il militare è colui che vive per aiutare a vivere, creando condizioni e opportunità per la felicità degli altri. Ciò che siamo è dono di Dio a noi; ciò che diventiamo è il nostro dono a Dio e agli uomini.

 

La Vergine fedele,

ci renda disponibili senza essere invadenti,

ci aiuti a soccorrere senza umiliare,

ci trasformi in custodi dell’umanità,

di ogni cosa umile e non appariscente,

prendendo a cuore ciò che nessuno ambisce,

offrendo la nostra stessa vita.

Amen.

 

Data Inizio:     Data Fine:

22/11/2010

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