Cari amici,
due ciechi seguono Gesù che si allontana. In genere il vangelo ci mostra Gesù che va in cerca, che fa il primo passo. Qui avviene il contrario. I due ciechi non si rassegnano a lasciar andar via il Maestro senza aver prima ottenuto la grazia di vedere. Lo seguono senza stancarsi di implorarlo, fin dentro la casa. Non temono di essere indiscreti, il desiderio della luce è più forte di tutto.
Da parte sua, Gesù vuole spingerli a riflettere, interrogarsi, a lasciar emergere il bisogno nascosto dietro la loro cecità. E’ il cuore che ha bisogno di essere illuminato e tutto l’essere sarà immerso nella luce. E la luce del Signore irrompe nelle loro tenebre prima ancora che gli occhi si aprano.
È di questa Luce che oggi abbiamo bisogno, per dissipare le ombre che pesantemente avvolgono l’esistenza umana. Per quanto la barca della vita sia sbattuta da venti in direzione contraria, in noi c’è una bussola: Cristo. La nostra vita è come la navigazione sul mare della storia, spesso oscuro e in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. È necessario sapere come muoversi e conoscere le regole della traversata.
«Ecco Cristo che ha preparato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo. A questa croce potrà stringersi anche chi è cieco. E chi non riesce a vedere dove deve andare, non si stacchi dalla croce, e la croce lo porterà» (Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni II, 2).
Molte sono le situazioni che possono oscurare l’orizzonte: la cecità che nasce dal desiderio di primeggiare, cecità dovuta alla chiusura nelle proprie convinzioni, cecità per la durezza di cuore, cecità per quelle meschinità che ci fanno dimenticare le cose importanti e basilari, cecità perché non si ama il fratello.
Anche noi gridiamo: «Signore, fa’ che io veda». Vedere che cosa? Dio non è la risposta agli enigmi del mondo; non è neppure la soluzione a tutti gli interrogativi insoluti del quotidiano. Egli è profondità che rivela, attorno a sé, altre profondità. Questo è il vedere del cristiano: la profondità, uno sguardo che va oltre, che sa vedere l’amore vissuto come servizio al bene comune. E così andiamo di mare in mare, fidandoci dell’infinito che ci chiama, attratti da un qualsiasi faro, dietro una luce che instancabile sollecita in noi le fonti della vita.
Voi marinai, più di chiunque altro, siete consapevoli che la storia della navigazione, la conoscenza del mondo e la stessa umanità sono intimamente legate al colore e al calore della luce del giorno e della notte. E' il colore della luce a trasmettere, oltre i limiti del territorio e della cultura continentale, interessanti conoscenze e nuove idee. E' il colore della luce a rafforzare la volontà di amare la Patria, il senso dell’onore, tracciando sapientemente le rotte della vita. La nostra famiglia del mare è eccellente ambasciatrice della cultura, della sicurezza e della solidarietà, al presente e al futuro, per la difesa degli spazi marittimi, per il mantenimento della pace e per il rispetto dei diritti umani. Voi siete come le sentinelle del mattino e i custodi della notte.
Ma attenzione! Potremmo vedere perfettamente le forme e i colori, ma se ci fermiamo alla superficie delle cose o, peggio, se il nostro è uno sguardo impudico o violento o dissacrante o profanatore o piegato al criterio dell’utile, siamo terribilmente ciechi. Sono cieco se non riesco a percepire delle cose la verità profonda e segreta, fatta di mistero, di sacralità, di bellezza di suggestione, di luce sepolta. Sono cieco se non ho lo sguardo di Cristo, pieno di stupore e di pietà, capace di raggiungere senza profanarlo il mistero di ogni creatura.
L’uomo del mare ha il dono dello stupore. E questa è una grande virtù. Senza stupore il mondo s’impoverisce e l’esistenza si restringe. Si vede bene solo con gli occhi del cuore. E’ come se prendendo il largo la natura si divertisse a nascondere e rivelare oltre che creare occasioni di stupore. Ma un marinaio può anche lasciarle perdere, perché distratto, inaridito nell’animo e senza entusiasmo. Mi pare che sia questo la vostra vocazione: incanto di fronte allo spettacolo di un oceano che parla dell’amore di un Dio che gratuitamente ci ama e ci ama per sempre.
Soltanto l’acqua della gratuità potrà dissetare la calura dell’egoismo e dell’abbrutimento umano. Soltanto l’acqua dell’amicizia può dissetare il deserto di un cuore inaridito. Soltanto una sorgente di serenità potrà contagiare di pace la vita di chi ti accompagna.
Gli occhi che portano lontano e guidano ogni passo non sono un prodigio di nascita, ma sono dono e conquista. E ritrovo la rotta ferma e sicura solo quando accetto di riflettere in me la volontà di Dio, quando accetto che sia Dio stesso a rivelarmi le ragioni e la bellezza segreta di ogni cosa, quando accolgo la sua voce di abisso o di vertice che mi mette in cammino e mi orienta. La vista va conquistata contemplando la luce e facendo le opere di Dio: «Guardate a lui e sarete raggianti e non avrete più volti oscuri» (Sal 30, 6).
Così, immagino pregasse la nostra Patrona, immagine meravigliosa di Dio che protegge il fuoco dell’amore in modo che non si spenga nel gelo di questo mondo.
Santa Barbara porta luce nelle tenebre della gente e offre nutrimento a coloro che interiormente muoiono di fame. Per difendere il suo ideale di vita, ella ha avuto il coraggio di andare in prigione. Quando vi è entrata, ha rischiarato tutto con la luce dei suoi occhi, anzi lo stesso buio si è trasformato in luce, il grigio in verde. La veste verde con cui è raffigurata indica quella vitalità di chi vede tutto con gli occhi di Dio e vede Dio negli occhi di tutti. Oggi invochiamo Santa Barbara, perché venga a liberarci dalla paura di una vita tenebrosa, a stare lontani da quella torre di babele dove, entrando, diventiamo prigionieri di relativismo e individualismo.
Carissimi,
con un inno pregato da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria: Ave maris stella. La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Le vere stelle che indicano il percorso sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine, di persone che donano luce traendola dalla sua luce e offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi Stella di speranza, lei che con il suo «sì» aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo (cfr. Benedetto XVI, Spe salvi, 49). Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel cammino della vita.