Carissimi,
prendere la croce è l’invito del Vangelo ora ascoltato. Interessante notare il verbo usato da Gesù; egli parla di prendere e non di cercare la croce. La croce sta lì, a portata di mano, e non richiede tanto sforzo per essere vista. La fatica, semmai, sta nella volontà di prenderla, accoglierla, amarla, di darle il significato vero che diventa, unita a Cristo, felicità per tutti.
Rinnegare se stesso è l’altro invito di Gesù. Rinnegare se stessi significa rinunciare a difendersi, uscire dai meccanismi di auto-giustificazione e abbandonarsi totalmente al Signore. Quando tutti gli appoggi umani vengono meno e il senso del cammino si fa incomprensibile, allora l’attitudine che il vangelo chiama «perdere la propria vita», si rivelerà essenziale per proseguire in una fede sempre più spoglia e autentica. Rinnegare il proprio egoismo ottiene una libertà più grande. È un perdere per guadagnare tutto.
Ciò che Gesù insegna a lasciar perdere, non è mai l’essenziale della vita, ma l’effimero, quello che sembra aver valore oggi, ma che domani ci lascia a mani vuote e con il cuore indurito. Sono gli scherzi del nostro io che tentano sempre di volerci mettere sul piedistallo dell’autoaffermazione, rendendoci avari nel dono e nel perdono. È solo amando il Signore che possiamo liberarci da noi stessi e avere, come dono, la forza di offrire tutto e seguirlo sulla strada, in salita, del calvario. Così l’uomo diventa nell’amore, lode della sua gloria.
Gesù ci chiede di scegliere nel cuore una vita quanto più possibile vicina al modo di vivere di Gesù fra gli uomini.
Perdere la vita: parole che urtano la comune sensibilità di tanti che riducono la vita cristiana a ricerca del benessere interiore, senza sacrificio e lotta spirituale. Spesso abbiamo la tendenza e la tentazione di metterci davanti al Signore, anziché stargli dietro e camminare dietro di lui come veri e docili discepoli. Eppure il centro della vita di Gesù e del credente è l’amore, una esistenza spesa liberamente nell’amore fino alla morte.
Carissimi militari, prendiamo anche noi la croce e seguiamo il Signore. Prendiamo la nostra porzione di amore, altrimenti non vivremo. Accettiamo la nostra porzione di dolore altrimenti non ameremo. Il dolore è il prezzo delle cose. Cosa vale un amore che non costa niente? Che amicizia è quella che non domanda fatica?
Prendere la croce significa: prendere l’amore con il suo prezzo. Rinnegare se stessi: non essere il centro dell’esistenza, la misura del tutto, il perno del mondo. Prendete su di voi la croce. Prendere non significa semplicemente accettare. Prendere è un verbo attivo. Significa: afferrare la croce, assumere la logica dell’amore più forte della violenza. Cristo sia in noi. Voi chi dite che io sia? Io non saprò mai chi sia Dio se non dopo aver incontrato Gesù. Dio è Gesù. E’ quella persona viva, camminatore instancabile, impolverato, ricco di amicizia; il coraggioso che osa toccare i lebbrosi e sfidare chi vuole uccidere l’adultera, il tenero che si commuove per le folle senza pastore e per le belle pietre del tempio, il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti, inflessibile nella misericordia, che sapeva amare come nessuno, esperto di dolori, uomo dalla vita buona, bella, felice, che passava nel mondo guarendo la vita.
Carissimi Granatieri, ricordiamoci che la volontà di Dio è quella che il Cristo ha fatto e insegnato. L’umiltà nel portamento, la solidità della fede, la modestia nelle parole, la giustizia negli atti, la misericordia nelle opere, la disciplina nei costumi, sono la tua volontà. Aiutiamoci a non fare il male, a sopportare il male che ci fanno, a conservare la pace con i fratelli, ad amare Dio perché è Padre buono. Non preferiamo nessuno a Cristo, perché Egli ci ha preferiti a tutti; aiutiamoci ad aderire immancabilmente alla sua carità, a tenermi sotto la croce con coraggio e fiducia. Aiutiamoci a perdere la mia vita per te. Amen (cfr. san Cipriano).