Carissimi,
nel dirvi il mio benvenuto, non entro nel merito delle riflessioni che saranno proposte dai professori Fulvio Tessitore e Giovanni Maria Vian, a cui esprimo riconoscenza e affetto.
Saluto voi tutti, cari amici, consapevole che la ricorrenza dei 150 anni dall’Unità dell’Italia è una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani, dentro l’Europa unita e in un mondo sempre più consapevole di appartenere ad una sola famiglia umana.
Il nostro incontro, poi, in questo luogo, vuole ricordare l’ottantaseiesimo anniversario di fondazione dell’Ordinariato militare voluto da Papa Pio XI che nominò il primo Ordinario, il 6 marzo 1925, per un servizio ecclesiale a favore della Patria.
La Chiesa è sempre vicina alla storia del nostro Paese, anche attraverso le inedite e complesse stagioni della sua vita. A partire da Francesco d’Assisi innumerevoli sono le figure, anche femminili, come Caterina da Siena, che hanno dato un incisivo contributo alla crescita religiosa e allo sviluppo sociale dell’Italia.
A nessuno sfuggono, poi, i segni più recenti dell’attenzione della Chiesa. Penso al discorso di Pio XII nel dicembre del 1939 che dichiarava il Vaticano e il Quirinale uniti nel vincolo della pace; all’augurio rivolto nel 1962 da Giovanni XXIII all’Italia di custodire il testamento sacro; alle parole di Papa Paolo VI in Laterano, quando la Repubblica sembrava oscillare per l'assassinio di Aldo Moro; a Giovanni Paolo II, che, di fronte al terrorismo o alla crisi nazionale degli anni '90, chiese una grande preghiera per l'Italia, sottolineando come l'unità, profondamente radicata nella coscienza degli italiani, era da considerarsi eredità preziosa da non disperdere e custodire gelosamente; a Benedetto XVI con i suoi lungimiranti interventi al Convegno di Verona del 2006 e nel corso della visita al Quirinale nel 2008; come pure significativa la presenza del Segretario di Stato, Card. Tarcisio Bertone, il 20 settembre 2010 a Porta Pia e il X forum del Progetto culturale della Chiesa in Italia, dal 2 al 4 dicembre scorso.
L'Italia, certo, ha una storia più lunga del suo Stato unitario. L'anniversario che celebriamo è rilevante non tanto perché l'Italia sia un'invenzione del 1861, ma perché in quel momento veniva a compiersi anche politicamente una Nazione che da un punto di vista geografico, linguistico, religioso, culturale e artistico era già da secoli in cammino.
L'Unità non è un semplice concetto geografico ma si basa su una corposa identità culturale e spirituale. Essa resta una conquista preziosa e un ancoraggio irrinunciabile, anche per i cattolici che hanno sempre svolto un'azione di rilievo per fare grande la Nazione, assumendo a tutti i livelli e in tutti gli ambiti della società ruoli di alta responsabilità.
«Nessuna ombra - come sottolineato più volte dal nostro Presidente della Repubblica - pesa sull’Unità d'Italia che venga dai rapporti tra laici e cattolici, tra istituzioni dello Stato repubblicano e istituzioni della Chiesa cattolica, venendone piuttosto conforto e sostegno nel fertile terreno dello stare insieme».
L'Italia può contare sempre sulla Chiesa, sulla sua missione, sul suo spirito di sacrificio e la sua volontà di dono. Una Chiesa libera e povera, sempre più profetica e pedagogica, pronta a realizzare quel contributo di cultura e identità in una nuova armonia tra ragione e fede, cittadino e credente, e in una ripresa di confronto tra cattolici e laici sulle fondamentali istanze etiche e sul senso religioso che ciascuno porta dentro di sé.
L'Unità è un bene comune, un tesoro che è nel cuore di tutti, desiderosi di
riconoscerci un pò più italiani, disposti a superare egoismi, facendo appello a un senso di appartenenza condivisa che va al di la degli stessi sentimenti nazionali. Il Paese non cresce se non insieme e l'unità nazionale non si sviluppa se non in un processo d’integrazione e fusione degli interessi dei popoli europei e non semplicemente sul mantenimento degli equilibri tra questi interessi. Solo così l'Europa, e perciò l'Italia, potrà svolgere il suo ruolo come soggetto unitario e non rischiare di scivolare nell'irrilevanza in un mondo globalizzato.
Il pensiero va ai nostri giovani militari, ragazzi delle parrocchie e dei gruppi ecclesiali, che donano la vita per la sicurezza e la democrazia in Europa e nel mondo. L’Italia può contare sui nostri soldati, che da credenti possiedono un instancabile spirito di sacrificio e quella volontà di dono che offre la vita per la stabilità della famiglia umana. La professione militare dice attenzione al bene comune, coniugando valori e accettando quel martirio civile che consegna la vita nel servizio ai cittadini. La questione militare oggi manifesta e apre all'etica del dono sincero di sé, facendo comprendere che esistono anche i beni di gratuità, che nascono dal riconoscimento che siamo legati ad ogni uomo e a tutto l’uomo.
Per questo servono visioni grandi per nutrire gli spiriti, vincendo paure o resistenze, e recuperando il gusto di pensarci come un insieme vivo e dinamico, consapevole e grato, accogliente e solidale alla ricerca di un futuro più sereno per la famiglia umana.
Puntuali e come sempre illuminanti risuonano le parole di Benedetto XVI durante l’ultima visita al Palazzo del Quirinale: «Mi auguro... che l’apporto della Comunità cattolica venga da tutti accolto con lo stesso spirito di disponibilità con il quale viene offerto. Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo. Ciò sarà ancor più agevole se mai verrà dimenticato che tutte le componenti della società devono impegnarsi, con rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell'uomo di cui i cuori e le menti della gente italiana, nutriti da venti secoli di cultura impregnata di Cristianesimo, sono ben consapevoli» (4 ottobre 2008).
Alla protezione della Vergine Maria, così intensamente venerata, in ogni angolo del Paese, affidiamo la vita della nostra amata Nazione e l’intero popolo italiano.