Carissimi,
la parabola del seminatore ci offre una parola di consolazione e di speranza. Il lavoro del Signore era cominciato con grande entusiasmo. Si vedeva che i malati erano guariti, tutti ascoltavano il Maestro. Sembrava che, veramente, il cambiamento del mondo e l’avvento del Regno di Dio sarebbe stato imminente; che, finalmente, la tristezza del popolo sarebbe cambiata in gioia. Si era in attesa di Qualcuno che avrebbe preso in mano il timone della storia.
Ma, nonostante la guarigione dei malati, l’allontanamento dei demoni, l’annuncio del Vangelo, il mondo rimaneva come era. Niente cambiava. I romani dominavano ancora. E così l’entusiasmo si spegneva e, alla fine, come sappiamo dal sesto capitolo di Giovanni, anche i discepoli abbandonarono questo Predicatore, che non cambiava il mondo.
Che cosa porta il Profeta di Dio?, si domandano tutti. Il Signore parla del seminatore che semina nel campo del mondo. E il seme è la sua Parola. Come il seme è piccolo, trascurabile, così anche la Parola. Tuttavia, nel seme è presente il futuro, perché esso porta in sé il pane di domani, la vita di domani. Il seme appare quasi niente, tuttavia esso è la presenza del futuro e la promessa già presente oggi.
Con questa parabola, perciò, Gesù ricorda a noi pastori che siamo nel tempo della seminagione e dobbiamo avere coraggio, perché la Parola porta in sé la vita. E porta frutto. Se il chicco di grano non cade in terra e muore rimane solo, se cade in terra e muore porta molto frutto. Gesù è il chicco di grano che cade in terra e muore. Nella crocifissione tutto sembra fallito, ma proprio così, cadendo in terra, morendo, porta frutto.
Nel nostro ministero, in forme diverse, ci sono questioni che ci tormentano realmente: cosa fare? La gente sembra non aver bisogno di noi, sembra inutile tutto quanto predichiamo e facciamo. Anche noi, sull’esempio del buon Pastore, nelle difficoltà dell’apostolato siamo invitati a diventare come il chicco di grano. In tal modo trasformiamo sempre di nuovo la terra e la apriamo alla vera vita. Solo in un processo di sofferta, paziente e fiduciosa attesa dell’opera di Dio giungiamo a dare la pace sovrabbondante a coloro che la Provvidenza ha affidato alle nostre cure pastorali.
Soffrendo con Cristo, santificheremo noi stessi e i nostri fedeli.