Il cuore casa per ospitare il Signore

Meditazione per la celebrazione della Riconciliazione - Lourdes, 23 maggio 2008

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Il racconto evangelico di Luca è l’abbraccio tra il Figlio di Dio, venuto a salvare chi è nel peccato, e un uomo, Zaccheo, che cerca di vedere Gesù. Da un lato, il desiderio di curiosare su colui di cui tutti parlavano e, dall’altro, il dovere di Gesù che vuole fermarsi a casa di questo piccolo grande uomo. Nulla è impossibile a Dio! La salvezza entra nella casa di un pubblicano.

Zaccheo sale sull’albero, non preoccupandosi del parere della folla. Non teme di essere ridicolizzato. La paura è il contrario della fiducia in Dio, è la fuga dalla volontà sua; è la trappola di bastare a se stessi, chiudendosi alle sante novità del Signore.

Gesù alza gli occhi e lo guarda, non dall’alto ma dal basso, lo chiama per nome. È il grande mistero dell’umiltà di Dio che delicatamente si accosta a noi. C’è allora da chiedersi: è veramente Zaccheo che si mette alla sequela di Gesù o è piuttosto Gesù che si mette a cercare Zaccheo? D’altronde qual è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo all’alba della storia? Non è forse: «Adamo, dove sei?».

«Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5): l’amore di Dio ha fretta, sta alla porta, bussa e attende che noi apriamo. Subito, oggi, devo: la pressione della Grazia scuote la vita di un peccatore e apre ad una esperienza di perdono. Il Signore vuole abitare con me, non per i miei meriti ma solo per la infinita tenerezza del suo amore.

Con la celebrazione del sacramento della Confessione il Signore ci viene incontro e abita nella casa del nostro cuore.  La nostra miseria si trasforma in quella misericordia che sa perdonare. Quando tuo fratello commette una colpa, che fai? Lo lasci perdere? Lo emargini? Lo giudichi?

Frutto della Confessione, stasera, è mettere in atto la pedagogia della pazienza, cioè la correzione fraterna. Come quella di Gesù, anche la nostra parola, quando corregge per amore, non ferisce mai, non umilia, non condanna, non deprime, ma infonde coraggio, costruisce, edifica e, senza mai stancarsi, getta gli errori e i peccati nel braciere della Divina Misericordia.

La correzione fraterna è necessaria in ogni famiglia, in ogni comunità, in ogni ambiente. Certo non è facile di fronte all’errore di chi sbaglia usare il tono della discrezione o far finta di niente. Non è facile la pazienza di fronte alla colpa altrui. Viene la voglia di prendere la scorciatoia del giudizio, sino all’arroganza. E quando chi sbaglia si sente assediato dal giudizio, prende le distanze e si allontana sempre di più. Non sente più nessuna eco della misericordia di Dio.

Incontrare Gesù fa credere nell’altro. Chi si avvicina a lui si avvicina ad ogni persona.

Data Inizio:     Data Fine:

25/05/2008

Riferimenti