Carissimi,
la Quaresima è un cammino, è accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione; ci ricorda che la vita cristiana è una via da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nell’incontro e nella sequela di Cristo.
Gesù ci dice: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23). Per giungere con Lui alla luce e alla gioia della risurrezione, alla vittoria della vita, dell’amore, del bene, anche noi dobbiamo prendere la croce ogni giorno, come ci esorta l’Imitazione di Cristo: «Prendi, dunque, la tua croce e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto per te, affinché anche tu portassi la tua croce e desiderassi di essere anche tu crocifisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagno anche nella gloria» (L.2, c.12, n.2).
Come la nostra Chiesa Ordinariato si muove sui passi di Gesù, se le preoccupazioni quotidiane prendono il posto dell’ascolto e della riflessione e ci s’illude che il senso dell’esperienza cristiana si trovi nelle tante cose e nel tanto lavoro da organizzare?
Siamo davvero in un tempo dove può essere dannoso cercare frettolose risposte alle nostre domande, mentre è importante accorgersi, interrogarsi, ascoltare e sforzarsi di capire per raggiungere il cuore vero dei problemi. Noi cristiani, abitudinari nelle pratiche religiose e spesso indifferenti alla fede, continuiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto, ma ne sentiamo il disagio e persino un senso di frustrazione. Occorre un salto di qualità che riguardi la conoscenza del mondo e una rinnovata scoperta della forza del vangelo, anch’essa minacciata da decisioni improvvisate e frammentarie e, soprattutto, da alcune tentazioni spiritualiste.
Al peccato del mondo che cresce e si manifesta, si risponde affermando che diversi sono i segnali di una rinnovata religiosità. Ma di quale religiosità si tratta? Il vangelo è una conversione della domanda religiosa dell’uomo, non una sua acritica e confusa accoglienza. Come evangelizzare, allora, una domanda religiosa, che tuttavia rimane lontana dal vangelo e non si manifesta nella coerenza di vita?
Dinanzi a problemi essenziali e complessi, abbiamo bisogno di conoscerli a fondo, individuandone la radice e le motivazioni. Dare per scontato che conosciamo le situazioni e che, perciò, ci occorrono soltanto decisioni e direttive pratiche sarebbe l’errore più grave che possiamo commettere.
Di qui l’urgenza di ritornare all’ascolto della Parola, delle persone e degli avvenimenti, rendendo la Quaresima un tempo di riflessione. Con maggiore silenzio, approfondimento e discernimento, infatti, potrebbero essere evitati errori e colpe, causa di smarrimento su strade senza uscita. La pedagogia quaresimale raccomanda di approfondire il senso dell’esistenza e sul modo di comportarsi per giungere allo scopo della vita.
Non si tratta di un pensare qualsiasi, ma di quello inaugurato da Cristo quando, dopo il battesimo, si è recato nel deserto per quaranta giorni. In un luogo dove nulla attirava la sua attenzione e dove la solitudine più completa era assicurata, Egli si è abbandonato alla contemplazione del Padre per scoprire con chiarezza la volontà divina sulla famiglia umana. La Quaresima ci riporta a Cristo per riscoprire l’essenziale della vita cristiana, consapevoli che il Padre illumina ogni fase dell’esistenza, facendo comprendere l’amore che è alla base di tutti gli avvenimenti della storia.
Ascolto e riflessione sono indispensabili per conservare il patrimonio di fede, di esperienza e di sapienza, al quale attingere quotidianamente per rendere santificante il proprio lavoro. L’impressione, invece, è che una sorta di rassegnata stanchezza si stia infiltrando nelle nostre comunità con il pericolo di sopravvivere, tutt’al più impegnandosi in battaglie secondarie, di corto respiro. E’ come se mancasse la vera speranza evangelica e ci si accontentasse di una conoscenza superficiale e frammentaria della società nella quale operiamo. Così, nonostante la buona volontà, mortificati da emergenze dispersive e assillanti, sopraffatti da attività che non gratificano perché infruttuose, rischiamo quell’anemia spirituale che spegne ogni rapporto con il Signore.
La Chiesa sa che, per la nostra debolezza, è faticoso ascoltare per mettersi davanti a Dio e prendere consapevolezza della condizione di creature, bisognose del suo aiuto. Eppure la verità si scopre a misura che si scende nelle profondità dell’ascolto di Colui che ha dato la vita per noi.
«Se ascoltaste oggi la sua voce » (Sal 95,7). C’è una parola chiave che ricorre spesso in questo tempo liturgico: “oggi”. Essa va intesa in senso originario e concreto, non metaforico. Oggi Dio rivela la sua legge e a noi è dato di scegliere oggi tra il bene e il male, tra la vita e la morte (cfr. Dt 30,19); oggi «il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15); oggi il Cristo è morto sul Calvario ed è risuscitato dai morti; è salito al cielo e siede alla destra del Padre; oggi c’è dato lo Spirito Santo; oggi è occasione propizia per entrare in relazione profonda con Dio, in una comunione trasformante e vivificante che si esprime appunto nell’atteggiamento di adorazione (ad-orare = mandare un bacio).
Iniziamo fiduciosi e gioiosi l’itinerario quaresimale. Quaranta giorni ci separano dalla Pasqua; questo tempo forte dell’anno liturgico è un tempo provvidenziale che c’è donato per attendere, con maggiore impegno, alla nostra conversione, per intensificare l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e la penitenza, aprendo il cuore alla docile accoglienza della volontà divina, grazie alla quale andare più largamente in aiuto del prossimo.
Maria, nostra guida nel cammino quaresimale, conduca la famiglia militare a una conoscenza sempre più profonda di Cristo, la sostenga nel combattimento spirituale contro il peccato e la illumini nell’invocare con forza: «Convertici a Te, o Dio, nostra salvezza».
Amen!