L'ombra dello Spirito

Incontro di preghiera con i Cappellani militari - Lourdes, 25 maggio 2008

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Carissimi,

«La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35). In preghiera con Maria, vorrei chiedere con voi allo Spirito di avvolgerci con la sua ombra. Sostare meno sulle prove che ci affliggono, per stare un po’ a meditare sulle grandi opere che il Signore realizza nella nostra vita. Se è venuto al mondo il Figlio di Dio nell’ombra dello Spirito, non siamo stati generati anche noi al ministero sacerdotale nella stessa potenza dall’alto?

Dio guida la storia, nel rispetto della libertà dell’uomo, ma sempre come Signore degli avvenimenti: la storia di ciascuno, con tutta la sua lotta, talora drammatica, fra bene e male, si muove condotta dalla mano provvida di Dio, nel segno della gratuità della Grazia.

Maria è come l’espressione personificata dell’amore con cui Dio ama il mondo, ama noi, ama coloro che ci ha affidato: tutto all’insegna della gratuità, non del merito, o dell’assenza di peccato. La Vergine, qui a Lourdes, semina quell’ombra che l’ha resa madre… E noi, a lei chiediamo che ci conceda di essere l’ombra di qualcuno. Vi sono persone alle quali manca persino l’ombra di qualcuno, persone che si accontenterebbero anche solo dell’ombra. La Vergine, nello Spirito, dilata protezione, consolazione, speranza. Quanti dal nostro ministero si aspettano forse
solo l’ombra della nostra attenzione senza pretendere neppure una presenza fisica…

All’annunzio dell’angelo, nel quale ella coglieva il coinvolgimento totale della sua vita, Maria rispose consegnandosi totalmente a Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la sua parola» (Lc 1,38). Cosa è stato per la Vergine quel «fiat», se non Sì, ti seguo? Quello che l’angelo ha offerto a Maria è il primo Seguimi della storia cristiana.

Così deve essere per noi. Cristo ci ha detto: Seguimi. E noi vivendo il sì nelle circostanze del quotidiano collaboriamo a portare la felicità, la pienezza eterna nella storia dell’umanità.

Seguimi. Il nostro ministero si innesta su Pietro e sul suo successore, custode della Chiesa. Gesù mendicante d’amore, mendicante senza pretese, si accontenta di un presagio d’amore, di un bagliore appena. E dice: «Io lo so, Pietro, il tuo desiderio di amare è già amore». «Tu sai tutto, Signore, tu sai che un po’ di bene te lo voglio. Un po’ di bene tra tanta indifferenza. Un po’ di attenzione tra tanta distrazione, un po’ di amicizia tra tanto inganno».

È bello, allora, pensare al nostro sacerdozio accogliendo la parola degli Atti dove è detto che «portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro» (At 5,15).

E l’angelo partì da lei. Cosa avrà provato la Vergine, senza più alcun appoggio, senza il dialogo con l’angelo. Come affrontare Giuseppe, non ancora toccato dall’ombra dello Spirito? Ma ella è donna libera perché ormai madre della Verità, fedele a Dio.

La nostra fede di presbiteri non dovrebbe essere abbraccio tra libertà di cuore e verità di pensiero per aderire al mistero, Cristo, che invade la vita?

La vera libertà, perciò, è un dono gratuito di Dio, il frutto della conversione alla sua verità, quella verità che ci rende liberi. E tale libertà nella verità porta nella sua scia un nuovo e liberante modo di guardare la realtà. Quando ci poniamo nel pensiero di Cristo, ci si aprono nuovi orizzonti! Alla luce della fede, dentro la comunione della Chiesa, troviamo anche l’ispirazione e la forza per diventare lievito del vangelo in questo mondo. Diveniamo luce del mondo e sale della terra.

Grandi cose hai fatto in noi, Signore. Tu lo sai, Onnipotente, posso ancora seguirti. Chiamami. A te nulla è impossibile.

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