Cari amici,
saluto con fraterno affetto il vostro amato Vescovo Giovanni Paolo, il Comandante della Scuola allievi Carabinieri e tutti voi che vi preparate ad accoglierete il dono della Confermazione.
Ho appreso con gioia da don Sergio della vostra convocazione e desidero parteciparvi qualche breve riflessione. Gesù, sentendosi seguito da due sconosciuti, sembra sorpreso. Il Vangelo dice che egli si gira e chiede loro: «Che cosa cercate?». Forse un’informazione? Un consiglio? Nulla di tutto questo, ma molto di più: «Maestro, dove abiti?».
Essi osano informarsi sulla dimora dell’altro, sul luogo della sua intimità. Forse è già presente il desiderio di unirsi a lui. In ogni caso, sembra essere questo il modo in cui Gesù interpreta la loro domanda, anche se i due non ne hanno forse valutato appieno tutto il significato. Gesù risponde: «Venite e vedrete… Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui».
Questo abitare presso Gesù non è solo esteriore, penetra fin nell’intimità di Gesù, non solo l’intimità di una casa di pietra, ma anche la parte più intima del suo cuore: vivete nella mia Parola (cfr. Gv 5,38), ripeterà Gesù, rimanete nel mio amore (cfr. Gv 15,9), rimanete in me e io in voi, come io sono nel Padre e il Padre è in me (cfr. Gv 17,21-22). Il discepolo è chiamato a fare di Gesù stesso la sua dimora preferita, la sua unica dimora.
Siamo affascinati e meravigliati dal linguaggio di Gesù: egli usa “rimanere” come il verbo dell’intimità e vi insiste, come è tipico del linguaggio di chi ama: “rimanete in...”, “rimarrete in...,” “rimango in...”. In tale rimanere, le distanze sono superate e le alterità si mutano nel miracolo di abitare insieme, l’uno nell’altro. È la rottura dell’isolamento: poiché tu puoi abitare presso di me e io posso abitare presso di te; insieme è la novità che fa da sfondo al noi.
La ricchezza dell’amore che lega Gesù e i suoi e i discepoli tra loro è dunque totale e di gran qualità: è rapporto di intimità fra amici e dono nella gratuità. L’amore di amicizia, di cui parla Gesù, non si impone, ma è risposta di adesione nella fedeltà. E il Maestro, facendo partecipi i suoi dei segreti della sua vita, ha fatto maturare in loro una sequela, ha fatto capire loro che l’amicizia è dono gratuito che viene dall’alto; la vera amicizia è nell’ordine della salvezza. Per questo i suoi amici, egli li ha scelti, amati, fatti confidenti delle cose del Padre, destinati a portare frutti di vita.
Lo scopo della vita cristiana è stabilire la nostra dimora - cioè noi stessi - nell’amore di Cristo, perché l’amore di Cristo si stabilisca in noi. Abitare questo amore significa rendere stabile qui e ora la presenza di Dio, il mistero di Dio, che è propriamente amore.
Ciò implica l’aprirci e l’esporci a nuovi spazi, a nuovi cammini di amicizia, di dialogo, di accoglienza reciproca, di perdono, affinché sia possibile il fiorire gratuito di relazioni nuove e rinnovate dalla presenza di Cristo. A noi è chiesto di crederci sino in fondo, di accettare e custodire questo dono e rimanere in questa amicizia che è particolarissima e costitutiva di una più alta dignità umana elevata alla misura di Dio. Ci è chiesto di rimanere nell’amore di Cristo, affinché anche l’amore di Cristo rimanga nel mondo.
Alla domanda: Maestro dove abiti? Gesù risponde ancora oggi: Abito nel tuo amore per me e per i fratelli.
Affidando la famiglia militare alle vostre preghiere, di cuore vi benedico.