Saluto ai pellegrini

Saluto iniziale al 49° Pellegrinaggio Militare Internazionale a Lourdes, 11 maggio 2007

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Cari amici,
con gioiosa gratitudine e intensa commozione saluto voi che partecipate al Pellegrinaggio Militare a Lourdes.

A Lourdes siamo visitati da Qualcuno molto grande. Tutti, appena si entra nello spazio riservato, ci troviamo immersi in un altro mondo, il mondo interiore dell’uomo che si incontra con Dio. Qui la fede non è sentimento debole ma una realtà concreta, visibile, un evento che trasforma la vita, perché sconvolge la logica del mondo ed esalta il primato del Vangelo. E così gli ultimi sono davvero i primi, chi è chiuso nel proprio dolore è strappato alla solitudine, gli uomini formano una sola famiglia, perché si riconoscono figli della stessa Mamma.

A Lourdes vuoi cercare qualche miracolo? Lo puoi trovare subito e sempre…In realtà, il vero grande miracolo di Lourdes è respirare la presenza di Maria, che trasuda da quelle rocce rese lucide da mani e lacrime di generazioni di credenti.

Assieme viviamo i gesti tradizionali del pellegrino: l’adorazione e la processione con il Santissimo, la celebrazione dell’Eucaristia e della Penitenza, la Via Crucis, il Rosario.

Si, alla Grotta, come Bernardette, stringiamo tra le mani solo un Rosario per scandire la parola “pace” e raggiungere i cuori più duri. Si potrebbe anche ridicolizzare su questa proposta: «Cosa potrà mai fare quel vecchio arnese contro le odierne armi micidiali?» Una corona può essere rigirata solo fra le mani fragili degli anziani, dei deboli e degli ammalati... Ma noi, intelligenti e teledipendenti, autonomi e onnipotenti, abbiamo altre forze a cui appellarci...
Se recuperassimo, invece, gli strumenti antichi della fede, proprio quelli che abbiamo lasciato in disparte e tiriamo fuori unicamente per esposizioni museali. Se risvegliassimo la verità della piccolezza umana e ci immergessimo nella coscienza che riconoscersi “figli di Dio” non è un essere meno uomini, ma esserlo davvero...

E non si dica che, così facendo, strumentalizziamo la preghiera e che, con la religione in tal modo praticata, cediamo all'utilitarismo. Non c'è nulla di male fare dell'orazione una confessione dei nostri limiti, delle nostre necessità, della nostra fiducia di ottenere dall'alto ciò che con le nostre risorse non possiamo conseguire. Cristo non ci ha detto: «Chiedete e vi sarà dato»? Seguendo tale insegnamento, milioni di adulti, giovani e bambini, tenuti assieme dal Rosario attorno al focolare, hanno conservato la loro fede e difeso il “per sempre” della famiglia, nonostante il carro armato della secolarizzazione.

Quanto potranno, allora, i Rosari contro l’odio e la guerra... In una cultura impastata di orgoglio e presunzione il Rosario diventa il canto di cuori che non si interrogano ma si consegnano e di mani che, intrecciandosi, impegnano Dio e l’uomo. Esso costruisce la pace anche perché, mentre fa appello alla grazia di Dio, depone in chi lo recita quel germe di bene, dal quale si possono sperare frutti di giustizia e di solidarietà.

Carissimi, un pellegrinaggio a Lourdes non si conclude mai. Non termina quando si bacia per l’ultima volta la roccia, si beve ancora un sorso d’acqua, quando ci si volge per contemplare, per un istante in più la Grotta. Si torna a Lourdes. E da Lourdes si ritorna. Ma è sempre un’affascinante immersione nel dono di Dio, un tuffarsi fiducioso nel cuore della Madre, un lasciarsi condurre per mano da Maria all’incontro con Gesù Risorto, unico Redentore del mondo. Auguri belli e santi.

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