Carissimi Giovanni ed Elisa, cara Cristina, Matteo e Tiziana,
nel fissare i vostri volti immagino cosa abbiano provato i discepoli quando è morto Gesù. L’uomo più bello, più buono, più innocente, l’uomo che amavano più di ogni altro al mondo era stato ucciso ingiustamente. Forse avranno pensato di vendicarsi; ma questo non avrebbe ridato loro Gesù. La vendetta non rende giustizia, ma è sempre sconfitta. I discepoli, improvvisamente, hanno scoperto che Gesù era risorto. L’ingiustizia non era l’ultima parola. Marco non se n’è andato; Gesù l’ha preso con sé nella Sua vittoria; ora è dinanzi a Gesù e tutto quello che chiede, l’ottiene. L’eternità fiorisce nell’abbandono alla volontà del Signore, non nell’ansia del ragionamento; Dio non risponde al nostro bisogno di spiegazioni, ma alla sete di eternità.
Nei brani biblici odierni incontriamo l’apostolo Paolo che sta per morire in carcere e la vedova che dona il poco che possiede per i più poveri. Cosa c’è in comune tra questi due personaggi così differenti? È il coraggio di amare e vivere ciò che si crede, portando alle estreme conseguenze nei comportamenti le proprie convinzioni. In questa parola si celebra la coerenza della vita, frutto di una passione interiore che trova conseguente attuazione nella concretezza dell’esistenza. Amo pensare a Marco, attratto dall’esempio di Paolo e della vedova. La coerenza per essere al servizio del bene comune, custode della concordia civile, messaggero di quella pace radicata nel cuore di chi non ha paura di donare se stesso. Sì, Marco è stato sempre un pacificatore, che amava il dialogo e credeva nella persuasione della parola delicata e rispettosa. Dinanzi al suo uccisore si è presentato senza usare l’arma, per evitare una strage. Sperava, così, che la dolcezza del suo sguardo limpido e il suo attaccamento alla vita e alla difesa di ogni uomo e di tutto l’uomo potesse evitare una tragedia.
Quotidianamente vicino a tutti voi, popolo di Pagani, che lo guardavate con occhi di apprezzamento e crescente simpatia, Marco si è sempre distinto per il suo innato bisogno di aiutare gli altri, con le virtù proprie di ogni carabiniere: l’amore di Patria, il coraggio, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere. La sua è stata una chiara lezione di pace evangelica nella insanguinata storia dei nostri giorni. Egli soleva trattenersi nelle famiglie per riconciliare dissensi, fermarsi per strada interessandosi delle difficoltà personali di tanti giovani, rendere felici i ragazzi anche con piccoli doni, come una bicicletta o un sorriso.
Come il sangue di Paolo, anche quello di Marco è stato sparso in libagione, avendo combattuto la buona battaglia e conservata a fede. Come la donna del vangelo, egli ha dato tutto ciò che gli serviva per vivere. Atto di fiducia intrepida. Il suo gesto aveva in sé qualcosa
di sacro. Ciò che è fatto con tutto il cuore ci avvicina a Dio. Una persona che pensava più agli altri che a se stessa; riusciva a comunicare con semplicità di vita, ma anche cosciente delle furbizie e delle asprezze che gli altri ti lasciano sulla strada della vita. Uomo delle beatitudini, con la sua morte, ci aiuta a conoscere noi stessi, ci insegna ad amare quei volti e quei nomi che ci stanno accanto, che hanno un vincolo indissolubile con la nostra vita. È attraverso il distacco della morte che tante volte scopriamo quanto sia prezioso l’altro per noi e come l’amore sia l’unica dimensione che può dare senso al vivere e al morire. Più forte della morte è l’amore, che è eternità già entrata in noi, entra in noi molto prima che accada, entra con la vita di fede, con i gesti del quotidiano morire a se stessi. Bisogna avere più paura di una vita sbagliata che non della morte; temere di più una esistenza vuota e inutile che non l’ultima frontiera che oltrepasseremo.
Qual è il segno che Marco c’è ancora? Da che cosa si vede che è ancora vivo? Il suo cuore, il suo amore è tra noi e ci rende ancora più amici di prima. Noi non ci lasciamo vincere dall’odio e dalla disperazione: la nostra gioia e la nostra amicizia ne sono il segno. Se non cambia il nostro cuore, se non impariamo a volerci più bene è come rendere inutile il suo sacrificio. Chiediamo che attraverso la nostra amicizia possa cambiare, a partire da noi, il mondo.
Virgo Fidelis, accompagna la nostra vigilanza, consiglia il nostro dire, anima la nostra azione, sostenta il nostro sacrificio, infiamma la nostra devozione.