L'inquietudine della Verità

Omelia per la S. Messa in preparazione alla Pasqua con i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli - Chiesa Sant'Anna dei Lombardi, 28 marzo 2011

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Carissimi,
la parola di Gesù è portatrice di un giudizio e chiede agli ascoltatori di prendere posizione. Essa è parola non accomodata, non adattata, non ha come fine di compiacere gli uditori, ma è parola che scomoda gli ascoltatori e mette in pericolo chi la pronuncia. La parola profetica può essere pronunciata solamente a caro prezzo. Essa ha la forza della verità che fa emergere ciò che abita nel cuore dei destinatari: meraviglia e ammirazione finché viene percepita come innocua e addomesticabile, odio e rigetto non appena mette in discussione le sicurezze acquisite e i privilegi di cui si gode.     

La Parola è esigente perché costringe l’ascoltatore a fare i conti con le tenebre del proprio cuore e spesso, pur di evitare questa dolorosa presa di coscienza, si proietta l’intollerabilità su colui che tale parola ha pronunciato.  

«Gesù è segno che sarà contraddetto affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35). Sempre, di fronte a Gesù, si verifica una divisione tra chi lo accoglie e chi lo rifiuta, chi lo ascolta e chi lo bestemmia, perfino sulla croce (cfr. Lc 23,39-43). Gesù obbliga a una scelta. Incontrarlo significa essere condotti a fare verità nella propria vita accettando di riconoscere realisticamente il male che occupa il cuore: gelosia, invidia, odio. Il riconoscimento delle tenebre è la condizione per accedere alla luce.  
Nel Vangelo, Gesù presenta se stesso come profeta, ben sapendo che un profeta non trova accoglienza tra i suoi e nella propria patria. Questo è vero di ogni cristiano: chi non conosce opposizioni e contraddizioni a causa della propria fede, anche in famiglia, tra gli amici e le persone che più frequenta? In realtà, colui la cui parola è lodata e accettata da tutti e non incontra opposizioni o contestazioni, probabilmente è ancora lontano dalla testimonianza evangelica. Auguriamoci di non aver mai paura della verità e impegniamoci ad acquisire un cuore puro capace di ascoltare ogni creatura, senza pregiudizi e sospetti.          

Beati i semplici e gli onesti perché vedranno tracce di Dio dovunque e sapranno seminare speranza e pace all’angolo di ogni strada. Camminiamo sui passi di Gesù, sapendo che per essere suoi discepoli è necessario e sufficiente la fede. Qualsiasi altro titolo, che permetterebbe di includere Gesù nei nostri progetti, ogni titolo personale o la nostra fama, fosse pure di santità o di efficacia apostolica, ogni altro titolo, tranne la fede, è dubbio. Gesù riconosce come suoi soltanto coloro i quali, sprovvisti di tutti i riconoscimenti umani, sono aperti alla sua grazia. Allora è lui stesso che diventa la fonte della serenità e della pace.            

Cari Carabinieri, l’Italia è orgogliosa del vostro generoso sevizio. L’Arma continua in modo lungimirante a sviluppare un forte legame con il territorio attraverso le sue Stazioni espressione della vicinanza dello Stato al cittadino. Grazie per la capacità di sommare efficienza operativa e sensibilità umana, in grado di infondere senso di sicurezza nelle comunità in cui operate. E tra gli interventi più significativi in Campania chi non apprezza l’intelligente contrasto dei fenomeni criminali, come pure il vostro impegno per  la prevenzione presso i Nuclei Investigativi. Responsabilità che si completa con la determinazione, in Patria e all’estero, contro la minaccia eversiva e terroristica con la necessaria attenzione a quanto sta accadendo nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.          

Ammiro, carissimi, la vostra competenza, la vostra sicurezza nell’agire, la vostra capacità di mediazione e presenza accanto ai più deboli. Ma non potrete esprimere tutto questo se vi mancherà l’autorevolezza. E l’autorevolezza non è un abito pronto che si possa indossare o dismettere quando fa comodo. L’autorevolezza è la testimonianza quotidiana della vostra coerenza ai valori umani ed evangelici. È la testimonianza concreta di sentimenti non negoziabili che sostiene la vostra motivazione, la professionalità contagiosa di legalità e di fiducia per tutti i cittadini.   

Cari amici, il nostro cammino quaresimale passa oggi per l’imprescindibile e irrinunciabile conversione del nostro modo di pensare. Se rimaniamo attaccati - talora disperatamente abbarbicati – ai nostri egoismi rischiamo di lasciar passare invano nella vita gli appelli e le occasioni di un’esperienza di fede. Talora invochiamo e preghiamo perché il Signore intervenga facendosi compagno nel duro viaggio delle nostre sofferenze e attese, ma la preghiera rischia di non essere esaudita, se no apriamo il cuore alla verità dell’accoglienza e della solidarietà.

Noi pensiamo...
pensiamo troppo,
«pensiamo» la fede,
«pensiamo» l’amore
per i fratelli,  
ed è proprio il nostro pensiero
a perderci, a distrarci,
a far sì che neppure cogliamo
le occasioni di bene comune
che tu poni
sul nostro cammino.
I tuoi pensieri, Signore,
non i nostri!  
Le tue vie, Signore,
non le nostre!
Immersi nella quotidianità,
inzuppati  di semplice cammino,
noi  attendiamo il tuo aiuto,
per continuare ad essere serbatoio di umanità e di speranza..       

 

Data Inizio:     Data Fine:

28/03/2011

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