Il mondo cambia a partire dal cuore

Omelia per la S. Messa in preparazione alla Pasqua - Santuario di Bonaria (Cagliari) , 6 aprile 2011

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Carissimi,
nella prima lettura della liturgia odierna colpisce la celebre immagine del profeta Isaia: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). Questa splendida cura materna di Dio per l’umanità continua l’opera dell’amore divino da cui la creazione e la salvezza incessantemente scaturiscono.
   Viene evocato, poi, nel Vangelo il mistero della relazione tra il Padre e il Figlio di cui Gesù comincia a parlare con i giudei, i quali fanno fatica a contemplare e lasciarsi trasformare dall’intimità divina.          
«Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole» (Gv 5,21): oltre il potere di dare la vita, il Figlio dell’uomo ha nelle mani anche il potere del giudizio. Tutti riceveranno il premio o il castigo secondo le opere di bene o di male compiute; coloro che avranno scelto il bene e l’amore risorgeranno per la vita, coloro che avranno scelto il male e le tenebre risorgeranno per la condanna. In questo giudizio Gesù avrà un solo criterio di valutazione: la volontà del Padre.      
I giudei si meravigliano del modo in cui Gesù «chiamava Dio suo Padre» (5,18) e non riescono a comprendere quanto il Signore tratti tutti come fratelli. Gesù è veramente colui nel quale noi troviamo il Padre e i nostri fratelli che non possiamo amare realmente se non in lui.             
Gli uomini morti spiritualmente per il peccato sono in grado di udire la voce del Figlio di Dio, ma solo quelli che ascoltano, aprendosi alla dinamica della fede, possono entrare nella vita eterna. Gesù è il Figlio del Padre, l’inviato per la salvezza dell’uomo, colui che compie la stessa attività di Dio, incarnandone la volontà e il progetto. Essere con Gesù è essere con Dio. Agire contro Gesù è agire contro Dio. «Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivo. Tu sei il rivelatore di Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura, il fondamento di ogni cosa. Tu sei il Maestro dell’umanità. Tu sei il Redentore: sei nato, sei morto, sei risorto per noi. Tu sei il centro della storia e del mondo. Tu sei colui che ci conosce e ci ama. Tu sei il compagno e l’amico della nostra vita. Tu sei l’uomo del dolore e della speranza. Tu sei colui che deve venire e che deve essere un giorno il nostro giudice, e, noi speriamo, la nostra felicità. Io non finirei mai di parlare di te. Tu sei luce e verità, anzi: tu sei «la via, la verità e la vita» (Paolo VI).  
Gesù, infatti, è il riflesso del Padre: «Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30). 
Sentire Dio come Padre e comprendere di essere figli nel Figlio rende la vita carica di senso. Non è forse questa la risurrezione? Annunziare la risurrezione non è annunziare un’altra vita, ma mostrare che la vita può diventare ancora più intensa e che tutte le situazioni di morte che attraversiamo quotidianamente possono trasformarsi in germi di risurrezione. Siamo invitati a diventare uomini di risurrezione, testimoniando una morale di risurrezione da intendere come chiamata a una esistenza più profonda ed evangelica, che sconvolga il senso stesso della morte, originato dal nostro egoismo. Il linguaggio della Pasqua è quello della gratuità. Con tale linguaggio noi riusciremo a far capire ciò che significa risurrezione.  
Dire che Cristo è risorto e noi siamo risorti in lui significa affermare il primato dell’amore di Dio sul peso dell’amore al nostro io. Solo così nel nostro profondo l’angoscia si trasforma in fiducia e potremo rendere gli avvenimenti quotidiani una continua benedizione, trasfigurando l’universo e diventando servi fedeli e pacifici del Dio crocifisso e risorto.            
Ogni situazione umana diventa occasione da animare e trasformare a partire dal cuore. Come cambiano pane e vino, così cambia il mondo in me. Minuscolo è il chicco di grano seminato nel terreno, ma la sua forza intima non riposa fino a quando non germoglierà e porterà i suoi frutti. Così la vita, radicata in Dio, porterà frutto di amore, superando il limite dell’odio e della violenza. Il significato della storia non è quello della croce dove le mani si allargano in un’offerta totale nell’abbraccio del Padre celeste?  
 Nella morte ad ogni forma di egoismo cadono le barriere e si sperimenta la rinuncia e il sacrificio come trasformazione che glorificazione che anticipa la vita eterna. Quando ci impegniamo a compiere il disegno divino non abbiamo altra via all’infuori di questa, del morire per raggiungere Dio. Morire a noi stessi per risorgere e divenire maturi nella fede, in armonia con il creato e in comunione con il Signore. Solo allora sperimentiamo la paternità di Dio.           
 «Signore Gesù, tu sempre guardi al Padre e compi ciò che vedi fare da lui; attira il nostro sguardo verso di te: nella tua luce vedremo la luce, apprenderemo a vivere da figli di Dio. 
Da lui ti è concesso il potere di dare la vita e di renderla, nuova, a chi l’ha perduta, perché hai consegnato te stesso alla morte per tutti. Accresci la nostra fede; è in te la sorgente della vita, da te attingeremo con gioia la nostra salvezza.  
Tu, Giudice di ogni mortale, in tutto ascolti i veraci giudizi di Dio: fa’ che anche noi ascoltiamo la tua Parola con cuore obbediente; da te impareremo che somma sapienza è aderire al volere del Padre nell’umile amore. Nella festa senza fine della divina tenerezza, che avvolge ogni uomo per renderlo figlio, esulteremo con te, o Figlio unigenito, perché non ti sei vergognato di chiamarci fratelli.         
Tu sei il principio e la fine: l’alfa e l’omega. Tu sei il re del nuovo mondo. Tu sei il segreto della storia. Tu sei la chiave dei nostri destini. Tu sei il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo. Tu sei per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché tu sei il Figlio di Dio, eterno, infinito.  
Tu sei il nostro Salvatore. Tu sei il nostro supremo benefattore. Tu sei il nostro liberatore. Tu ci sei necessario, per essere degni e veri ogni giorno e uomini salvati ed elevati alla salvezza eterna. Amen» (Paolo VI, 29 novembre 1970).

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