Educazione e famiglia

Conferenza al Corpo Sanitario Militare Marittimo - Roma, 7 aprile 2011

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Carissimi,
relativismo etico, soggettivismo, egocentrismo, narcisismo, utilitarismo, consumismo, individualismo: queste sono le tendenze culturali più sfavorevoli alla famiglia e alla dignità della persona umana che si diffondono sempre più oggi nel mondo. La famiglia non è percepita come una specifica comunità di persone, unite da legami profondi, né come importante soggetto sociale con diritti e doveri. Viene ridotta a una somma d’individui che abitano la stessa casa per un certo tempo.
È sotto gli occhi di tutti la fragilità di molte delle nostre famiglie: fragilità anzitutto nella relazione di coppia, che si riflette poi in un senso d’inadeguatezza rispetto al compito educativo che oggi si presenta come un compito immane. Rassegnazione e impotenza paralizzano delle risorse che invece sono presenti lì dove c’è una sana e amorevole vita familiare in grado di alimentare fiducia negli altri, giustizia, servizio, laboriosità, cura dei più deboli, perdono, reciprocità, dialogo, sincerità, fedeltà, esercizio dell’autorità come servizio.

La famiglia e l’antropologia cristiana         
La famiglia è il luogo dove si valorizzano e si armonizzano le differenze fondamentali dell’essere umano, quella dei sessi (uomo-donna) e quella delle generazioni (genitori-figli).            
L’uomo e la donna esseri umani di pari dignità, diversi nel corpo (organi genitali, aspetto, volto, voce), generano ambedue, ma in modo diverso: l’uomo fuori di sé; la donna dentro di sé. Coerentemente con questa differenza basilare hanno attitudini, interessi, intelligenza, caratteri diversi; comprendono, amano, comunicano in modo diverso. Ciò che è più spontaneo per uno l’altro deve impegnarsi ad apprenderlo.    
 La differenza nell’uguaglianza non crea di per sé discriminazione, ma interazione, scambio, complementarietà, collaborazione.        
É l’amore che armonizza le differenze tra gli esseri umani e ne fa un dono reciproco. L’amore è energia unificante nel rispetto dell’alterità, è virtus unitiva, l’unico atteggiamento adeguato alla dignità delle persone.         
Essere persona umana è essere soggetto spirituale e corporeo, singolo e in relazione costitutiva con gli altri soggetti. Gli altri sono un bene in se stessi come me, meritevoli come me di essere aiutati a svilupparsi ed essere felici. Non posso volere solo il mio bene e usare gli altri come un mezzo. Devo armonizzare il mio bene con quello degli altri. Con la stessa serietà, con cui voglio il mio bene, devo volere quello degli altri e, secondo le mie possibilità, farmi carico della loro crescita umana integrale, rispettando la loro alterità e libertà, valorizzando le differenze positive, portando perfino il peso dei limiti e delle loro fragilità.            
 In realtà, rispetto agli altri, nella misura in cui mi dono, dedicandomi al loro bene, realizzo me stesso come persona, perché chi dona la propria vita l’acquista soprattutto se ciò comporta sacrificio e rinuncia. Non dono per ricevere, ma ricevo.     
La famiglia è l’istituzione del dono reciproco totale, dove l’essere con e per l’altro riguarda la vita in tutte le sue dimensioni. L’amore di coppia, infatti, mentre unisce i diversi, tende a un di più di vita e di bene. Non immobilizza e non chiude nella situazione presente, muove ad andare avanti insieme verso il futuro, nella stessa direzione.    
Unità e apertura caratterizzano non solo l’autenticità dell’atto coniugale, ma anche l’autenticità della vita di coppia e di famiglia in tutte le sue dimensioni. Il marito è un dono per la moglie e viceversa; i genitori sono un dono per i figli e viceversa; i fratelli sono un dono l’uno per l’altro. Tutta la famiglia è un dono per la società. In famiglia, le persone non badano solo al proprio tornaconto, ma anche al bene degli altri e al bene comune, che è di tutti e di ciascuno. Se c’è un’attenzione preferenziale è per i più deboli: bambini, malati, disabili, anziani. La dinamica dell’amore-dono fa maturare la consapevolezza e il rispetto per la dignità di ogni persona, la fiducia in se stessi, negli altri e nelle istituzioni, la responsabilità etica per il bene proprio e degli altri, la sincerità, la fedeltà, la generosità, la condivisione, la creatività, la progettualità, la laboriosità, la collaborazione, l’impegno fino al sacrificio e molte virtù, preziose per le persone e per la società.     
Non mi sembra opportuno allora muovere contestazioni alla famiglia, considerata dannosa per la società e per il suo sviluppo.        
 Si afferma che la famiglia danneggerebbe lo sviluppo economico e sociale del Paese: scarsa propensione alla mobilità nel lavoro; preferenza del lavoro vicino a casa anche se meno retribuito; assegnazione di posti di lavoro per parentela, anziché per competenza; rinuncia delle donne alla carriera, anche se intelligenti, per dedicarsi ai figli; piccole aziende familiari, incapaci di investire in ricerca e sviluppo…

L’emergenza educativa          
L’unità e la stabilità della coppia parentale è il dono e l’aiuto più grande che si possa dare ai figli. In particolare, i bambini non vogliono essere amati da due genitori che non si amano tra loro; non vogliono due amori paralleli. Hanno bisogno invece di un amore, per dir così, triangolare, in cui i genitori sono innanzitutto uniti tra loro e insieme si rivolgono ai figli; hanno bisogno di abitare e vivere insieme ad ambedue i genitori. La figura materna e la figura paterna sono complementari: l’una incarna l’accoglienza, la comprensione, la sicurezza affettiva e il benessere; l’altra l’autorevolezza che fa crescere verso l’indipendenza, l’iniziativa, l’autonomia, la responsabilità etica, l’altruismo.   
A nessuno sfugge che l’assenza del padre o della madre durante l’infanzia e l’adolescenza espone i figli a vari rischi: narcisismo, per cui manca il senso del limite e si vuole tutto e subito; depressione, ansia e scarsa autostima; passività e mancanza di progettualità, dipendenza dal parere degli altri, dalla televisione e da Internet, dai consumi, dall’alcol e dalla droga; senso d’impotenza, rabbia, aggressività, violenza.   
 La società ha bisogno della famiglia e la famiglia ha bisogno della società e attende di essere messa in grado di compiere la sua insostituibile passione educativa. Occorre garantire, per quanto è possibile, il diritto dei bambini a vivere con ambedue i genitori e ad avere un padre e una madre; scoraggiare il divorzio e incentivare la stabilità dell’unione coniugale; tutelare l’identità naturale della famiglia nei confronti di altre forme di convivenza, a differenza di quanto ha fatto a suo tempo il Parlamento europeo che ha sollecitato gli stati membri a equiparare nella legislazione le unioni di fatto; diffondere una cultura dei diritti e dei doveri della famiglia; riconoscere il diritto dei genitori a educare i figli secondo le convinzioni etiche e religiose; salvaguardare l’unità familiare degli immigrati e favorire la loro integrazione sociale e culturale nel rispetto dei valori autentici della loro tradizione.            
Il nostro Paese, poi, dovrebbe essere stimolato a dotarsi anche di strumenti specifici per un’efficace politica familiare più attenta all’emergenza demografica. L’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica. La diminuzione delle nascite, talvolta al di sotto del cosiddetto indice di sostituzione, mette in crisi i sistemi di assistenza sociale, ne aumenta i costi, contrae l’accantonamento di risparmio e di conseguenza le risorse finanziarie necessarie agli investimenti, riduce la disponibilità di lavoratori qualificati, restringe il bacino a cui attingere per le necessità della Nazione.  
 Le famiglie di piccola, e talvolta piccolissima, dimensione corrono il rischio di impoverire le relazioni sociali e non garantire forme efficaci di solidarietà. Diventa così una necessità sociale, e perfino economica, proporre ancora alle nuove generazioni la bellezza della famiglia e del matrimonio, la rispondenza di tali istituzioni alle esigenze più profonde del cuore e della dignità della persona.         
 In questa prospettiva, gli Stati sono chiamati a varare politiche che promuovano la centralità e l’integrità della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, prima e vitale cellula della società, facendosi carico anche dei suoi problemi economici e fiscali, nel rispetto della sua natura relazionale (cfr. Caritas in Veritate, 44).   
Occorre difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come beni appartenenti a tutti, ma proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso. E’ necessaria un’ecologia dell’uomo, intesa in senso giusto. Quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale (cfr. Caritas in Veritate, 51).           
 La società diventerà amica della famiglia nella misura in cui riuscirà a percepirla non solo come una somma di individui da assistere nei loro bisogni (bambini, giovani, disabili, anziani), ma come un’indispensabile risorsa, un soggetto comunitario con importanti funzioni sociali.           
 La crisi dell’educazione chiama in causa la responsabilità della società nel suo insieme, ma, in particolare, la responsabilità delle stesse famiglie dinanzi a scelte quali: priorità data al lavoro, alla carriera e al divertimento invece che alla cura dei figli; latitanza della figura paterna; crescente assenza anche della madre; mancanza di forti convinzioni etiche e religiose; atteggiamento permissivo; disaccordo tra i genitori; traumi causati da separazioni, divorzi, violenze domestiche.       
 Anche se benestanti economicamente, molti ragazzi crescono poveri di ideali e di speranze, spiritualmente vuoti, interessati solo al tifo sportivo, alle canzoni di successo, ai vestiti firmati, ai viaggi pubblicizzati, alle emozioni del sesso. L’unica virtù in cui mostrano di credere è la cosiddetta “autenticità”, che di fatto significa spontaneismo e narcisismo. Spesso per uscire dalla noia e dall’insicurezza, si mettono in gruppo e diventano trasgressivi: bullismo, vandalismo, droga, rapine, stupri, delitti. Cosa fare?

L’educazione è un processo di reciproca comunione
L’educazione è un processo che si attua nel corso dell’intera esistenza, richiede pazienza (cfr. CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, 28). Questo cammino di crescita è un processo di reciproca comunione, nel quale gli sposi (relazione orizzontale della famiglia) e genitori e figli (relazione verticale) crescono insieme. Non si dà l’opzione che il marito cresca e la moglie no (o viceversa) né che i figli crescano senza una crescita reciproca dei genitori; il processo educativo non è mai unilaterale. Le persone si educano assieme con la mediazione della storia, perché non c’è responsabilità educativa se non nella reciprocità, nella comunione. E il primo luogo di piena reciprocità è la famiglia.   
 Ma la reciprocità tra genitori e figli si fonda sulla reciprocità che gli sposi sono in grado di costruire nel tempo. Se gli sposi si educano a vicenda, dobbiamo accogliere anche il fatto che, nella logica della reciprocità, anche i figli educano la coppia genitoriale, che può nutrirsi di quanto i figli portano nella relazione familiare. Le loro esperienze, le loro valutazioni sulla realtà, le loro relazioni con gli altri, le reazioni emotive, la passione (o meno) che mettono in gioco nelle attività, il modo con cui affrontano i momenti di difficoltà, le loro visioni sul futuro … sono dimensioni che interrogano la relazione tra genitori e figli, permettendo di qualificare ulteriormente la relazione educativa.
Nella famiglia il legame non è frutto di una costrizione ma è originato dalla libertà e dalla gratuità; l’amore impegna i coniugi a essere l’uno dono per l’altro e genera una relazione obbligante. L’affettività non si riduce a sentimento, effimero e precario, ma diventa legge nuova che plasma l’esistenza. Nel rapporto genitoriale il legame assume una più marcata caratterizzazione curativa, la responsabilità acquista una maggiore rilevanza affettiva ed etica. I figli, infatti, dipendono in tutto dai genitori, sono affidati alla loro responsabilità, intesa sia come capacità di risposte che attitudine al discernimento.   
La relazione familiare non è determinata dalle leggi del profitto né dell’efficienza, che dominano il mondo dell’economia e delle comunicazioni sociali, né dalle leggi dell’opportunismo e del carrierismo che influenzano la vita sociale e politica, ma sono impregnate di dedizione. Grazie ad essa ciascuno scopre di essere amato per se stesso e non per quello che è capace di fare o di dare.
La vita familiare conferma che l’educazione ha un’intima struttura relazionale, passa attraverso un legame di natura affettiva e non semplicemente mediante la comunicazione asettica di nozioni e di principi. Il ruolo della famiglia è sempre più essenziale in una società come la nostra in cui l’individualismo e l’autoreferenzialità hanno acquisito un’oggettiva priorità rispetto alla relazione.
Educare significa creare un legame in cui si ha bisogno l’uno dell’altro. È un aspetto questo poco considerato perché siamo abituati a pensare la relazione educativa in termini unidirezionali. Accettare la sfida dell’appartenenza significa diventare più vulnerabili, sperimentare la fatica dell’insieme e anche l’abbandono o la non condivisione da parte di coloro che sono a noi affidati. Ciascuno ha bisogno di sentirsi amato per se stesso e non solo come parte di un tutto.

L’amore dei genitori
La più grande risorsa è senza dubbio l’amore che i genitori, anche oggi e forse oggi più di un tempo, hanno per i loro figli. Non si può dire che non sia autentico un amore che vuole il loro bene, che desidera vederli felici, che vuol contribuire a liberare tutta la ricchezza che c’è nella loro vita. Per la “verità” di questo amore, dobbiamo dire ai genitori che il loro amore è capace anche oggi di lasciare un segno profondo nella vita dei figli. Non è vero che i tanti “educatori senza volto” che i nostri figli incontrano nelle loro giornate o comunque le altre persone (gli amici, le compagnie, il mondo della scuola, ecc.) hanno più potere di attirare la loro vita altrove rispetto ai nostri desideri. La relazione di amore che esiste tra i genitori e i figli contiene in se stessa un potenziale che nessun altro contiene. Ci si accorge di questo quando, passata la tempesta dell’adolescenza, i figli si innamorano seriamente e cominciano a progettare la loro vita familiare. Il loro progetto di vita familiare non si scosta di molto rispetto all’esperienza che hanno trovato nella propria famiglia, anche quando questa è stata segnata da lacune e sofferenze.
Nonostante le previsioni, regolarmente smentite dalla storia che la vorrebbero ormai relegata in un ruolo subalterno, la famiglia è ancora viva e vitale. Nonostante il tentativo di ridimensionarla prima e di emarginarla poi nella sua valenza educativa, la famiglia è ancora una delle strutture portanti del processo di formazione della personalità. Sorreggere questo impegno delle famiglie è un preciso dovere della società civile.
Occorre ridare ai genitori fiducia nelle loro insostituibili possibilità educative. Certo, sappiamo che l’amore da solo non basta; o meglio, l’amore è il migliore canale di trasmissione, ma se i genitori hanno il vuoto in se stessi, l’amore trasmetterà il vuoto; se i genitori riempiono la propria vita di ideali negativi e frustranti, non potranno che incidere negativamente nella vita dei propri figli. L’invito è di incoraggiare gli adulti a riconoscere e scegliere valori autentici e prepararsi a una competenza, frutto di un cammino di formazione. Non basta l’amore, occorre l’umiltà di riconoscere che essere genitori oggi è un mestiere difficile ma possibile e che per essere all’altezza bisogna spendere tempo e risorse per formarsi, soprattutto nel confronto con altri genitori e valorizzando le occasioni che possono venire da vari ambienti.
Certo dobbiamo dimenticare che la più grande ricchezza che i genitori possono trasmettere ai loro figli è la qualità dell’amore vissuto all’interno della relazione di coppia. I figli non hanno bisogno di genitori ansiosamente proiettati su di loro e dimentichi di se stessi, ma di genitori sereni che sanno fare della loro relazione il nido vitale nel quale trovano calore e stimolo di crescita anche i loro figli. La prima attenzione delle coppie è prendersi cura del loro volersi bene come marito e moglie: è tra gli impegni più urgenti.
Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto.        
  In conclusione la famiglia rimane la sorgente vitale di quelle società che sono più portatrici di futuro, perché è dalla famiglia che proviene il capitale umano, spirituale e sociale primario di una società. Il capitale civile della società è generato proprio dalle virtù uniche e insostituibili della famiglia. La società globalizzata potrà trovare un futuro di civiltà se e nella misura in cui sarà capace di promuovere una cultura della famiglia che la ripensi come nesso vitale fra la felicità privata e pubblica.       L’educatore, in fondo, è come colui su cui s’innesta colui che è educato. In forza di questo innesto porta frutti. È come se l’educatore dicesse: se vuoi, puoi vivere anche tu della vita di cui anch’io vivo, e verificherai che è una vita bella e buona. E il vero educatore non è mai il singolo ma è la coppia, è la famiglia.

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