Carissimi,
l’evangelista Giovanni inizia il suo Vangelo dicendo che la luce splende nelle tenebre e lo dimostra in tutta la vita e nella passione di Gesù. Ci sono le tenebre e spesso proprio esse danno alla luce l’occasione di manifestarsi: è quello che vediamo nel racconto biblico odierno.
Gesù è odiato, si cerca di ucciderlo. I Giudei non sanno chi è Gesù; pensano di conoscere la sua origine e lo dicono: «Costui sappiamo di dove è». E’ una conoscenza solo umana; sanno che Gesù è vissuto a Nazaret, che viene da Nazaret e ragionano: non è il Messia, se viene da Nazaret, perché quando verrà il Messia nessuno saprà di dove sia e chi egli sia.
Questo dà a Gesù l’occasione per manifestarsi maggiormente: certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Voi sapete che io vengo da Nazaret, ma io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero e non lo conoscete. Essi sanno e non sanno, sanno materialmente chi è Gesù, ma spiritualmente non conoscono la sua origine. Sono ciechi, immersi nelle tenebre. Eppure la luce splende nelle tenebre. Gesù si manifesta: Io però conosco il Padre, perché vengo dal Padre ed egli mi ha mandato.
Gesù è il Figlio del Padre, l’inviato per la salvezza dell’uomo, colui che compie la stessa attività di Dio, incarnandone la volontà e il progetto. Essere con Gesù è essere con Dio. Agire contro Gesù è agire contro Dio. Gesù, infatti, è il riflesso del Padre. «Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30).
Sentire Dio come Padre e ogni persona come fratello e sorella è ciò che offre senso alla vita. Non è forse questa la risurrezione? Annunziare la risurrezione non è annunziare un’altra vita, ma mostrare che essa può diventare ancora più intensa e che le situazioni di morte che attraversiamo quotidianamente possono trasformarsi in germi di risurrezione.
Siamo invitati a diventare uomini di risurrezione, testimoniando una morale di risurrezione da intendere come chiamata a una esistenza più profonda ed evangelica, che sconvolga il senso stesso della morte, originato dal nostro egoismo. Il linguaggio della Pasqua è quello della gratuità. Con tale linguaggio noi riusciremo a far capire ciò che significa risurrezione.
Dire che Cristo è risorto e noi siamo risorti in lui significa affermare il primato dell’amore di Dio sul peso dell’amore del nostro io. Solo così l’angoscia si trasforma in fiducia e rendiamo gli avvenimenti quotidiani una continua benedizione, trasfigurando l’universo e diventando servi fedeli e pacifici del Dio crocifisso e risorto.
Ogni situazione umana diventa occasione da animare e trasformare a partire dal cuore. Come cambiano pane e vino, così cambia il mondo in me. Minuscolo è il chicco di grano seminato nel terreno, ma la sua forza intima non riposa fino a quando non germoglierà e porterà i suoi frutti. Così la vita, radicata in Dio, porterà frutto di amore, superando il limite dell’odio e della violenza.
La conoscenza di Dio consiste nel seguire il cammino indicato da Cristo. Essa non è evasione dalle responsabilità della storia, ma è una conoscenza profonda che, purificando il nostro essere giorno per giorno, ci permette di separare ciò che è vero ed eterno da ciò che è transitorio e quindi non vero. La fede ci aiuta a ricollocare i valori della vita nella giusta dimensione, a dare la giusta importanza alla vita e alla morte; a dare importanza all’esistenza in ordine a Dio e a riscoprire Dio nel mistero delle cose secondo il giusto ordine. Per realizzare il disegno divino non abbiamo altra possibilità che morire all’egoismo. Morire a noi stessi è risorgere e sentirci in armonia con il creato e in comunione con lui. Solo allora conosciamo Dio.
Signore delle vie velate,
delle strade marginali e diverse.
Signore dell’adesione
senza condizioni al disegno del Padre,
Gesù coraggioso e nascosto,
Signore della prova estrema,
capace del dono assoluto di sé.
Gesù del silenzio e Gesù Parola,
rafforza il nostro cuore,
liberaci dalla comprensione falsata della realtà
e rendici fedeli alla non facile via del dono,
ora e nel momento della prova. Amen.
+Vincenzo Pelvi
Arcivescovo