Carissimi,
lodiamo continuamente Dio, a motivo della grazia che ci è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siamo stati arricchiti di tutti i doni. La testimonianza di Cristo si è, infatti, stabilita tra noi così saldamente, che nessun dono di grazia più ci manca, mentre aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Con le parole dell’Apostolo Paolo (1Cor 1,4-7), nelle quali vedo descritta l’esperienza degli Esercizi di Ignazio di Loyola, vi saluto a nome mio personale e dei giovani del nostro Seminario, che si preparano alla Ordinazione diaconale.
Assieme ad Antonino, Emilio, Fabio, Filippo, Gianni, Marco Maria, Pietro e Tommaso ho vissuto il mese ignaziano, come un dono per cercare il Signore, interiorizzando la Parola di Dio, sotto l’azione immediata dello Spirito Santo. È stato un tempo favorevole per lasciarsi trasformare profondamente nel Cristo dal suo stesso Spirito, nel desiderio di una conversione crescente e continua all’amore misericordioso del Padre e alla carità per i fratelli.
Il 15 novembre 1537, a nord di Roma, in una località sulla via Cassia, che ancora oggi si chiama La Storta, Ignazio incontra in una visione il Cristo. Egli porta la croce e Ignazio ottiene l’assicurazione che Dio Padre lo metta con suo Figlio, che porta la croce, come compagno sul suo cammino pasquale.
Ignazio osa proporre così agli esercitanti la scelta di Cristo, sapendo per esperienza personale come l’ultimo posto, disprezzato e ripugnante, assolutamente ci disgusti.
Se il folle amore del Signore per l’uomo l’ha incitato a scegliere la follia e lo scandalo dell’ultimo posto, chi segue Gesù non può che presentarsi come un pazzo per Cristo a servizio della gloria di Dio.
«Io desidero e scelgo, afferma il Santo, per imitare e rassomigliare più effettivamente al Signore, la povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le ingiurie con Cristo, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori, e preferisco essere stimato stupido e pazzo per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo» (Es. Sp., 167).
Il vangelo della croce implica il morire a se stessi per servire Dio in tutto. Così, chi si immerge nel Mese Ignaziano, alla domanda di Gesù: «Tu, cosa dici di me?» risponde: «Tu sei tutto intero il mio Dio».
Con la presente, perciò, oltre a condividere questo tempo di grazia per la nostra chiesa Ordinariato Militare, desidero invitare anche voi a considerare l’opportunità di vivere il mese ignaziano per manifestare l’amore al Signore della nostra vita e poter rileggere il ministero sacerdotale nella volontà di Dio.
Con paterno affetto nel Signore.