La famiglia nel contesto odierno
La famiglia è una realtà molto amata ma anche particolarmente discussa per la proliferazione di matrimoni falliti, gli aborti, il calo delle nascite e l’insufficienza di politiche familiari. A nessuno, però, sfugge come essa sia una ricchezza per la società, per cui è ancora possibile riproporre il suo valore nell’attuale contesto culturale. È quanto ho proposto, a partire da alcuni dati statistici, nella mia Lettera Pastorale: “La famiglia nel mondo che cambia”, dove sono stati richiamati aspetti utili per riflettere sulla famiglia, tesoro della verità cristiana e risorsa di pace vera e duratura. Eccone alcuni:
– il numero delle famiglie in Italia è di 23.600.370 divise nelle seguenti tipologie: il 39,5% sono coppie con figli; il 25,9% sono persone sole; il 19,8% coppie senza figli; il 7,8% genitore solo con figli; il 7,0% altro;
– il secondo dato riguarda il numero di bambini per donna. L’Italia, insieme alla Germania e al Portogallo, è all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione Europea, con 1,35 bambini per donna;
– il terzo dato riguarda l’invecchiamento della famiglia italiana, derivante, tra l’altro, dall’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione fino a 14 anni);
– l’ultimo dato riguarda l’età media in cui si concepisce il primo figlio. Dal 1980 al 2000 l’età media in cui le donne hanno avuto il primo figlio si è alzata di quattro anni, passando da 27,5 a 30,4 anni e si prevede per il 2010 che si arriverà ai 30,8. Ciò significa che c’è una tendenza delle donne italiane a rinviare la nascita del primo figlio ad un’età sempre più avanzata e anche a dopo alcuni anni dalla celebrazione del matrimonio. Sotto tale profilo l’Italia è il primo tra i Paesi dell’Unione Europea. Prima di programmare la nascita del primo figlio e, sempre più spesso, unico figlio, si vuole avere un lavoro stabile, sicuro e ben retribuito, una propria casa con tutte le comodità oggi ritenute assolutamente indispensabili, e aver goduto di un più o meno lungo periodo di libertà.
Alla luce di queste considerazioni, comprendiamo che è in atto un mutamento che si collega al passaggio da una società comunitaria ad una contrattualistica, tipica delle società industriali, che comporta forme di disgregazione del tradizionale legame familiare. La famiglia, così, si privatizza, come si evince dalla tendenza a creare un ambito relativamente autoreferenziale, dominato da uno stile di vita scelto da ciascuna famiglia e spesso da ciascuna persona al suo interno. Basti pensare a forme di famiglie pendolari, in cui vi sono coppie week-end e i membri s’incontrano in maniera non continuativa.
Di qui la cosiddetta pluralizzazione della famiglia, un mito per tre ragioni sostanziali: primo, perché l’ideale della famiglia rimane lo stesso (in quanto modello più desiderato); secondo, perché quelle forme che spesso vengono chiamate “nuove famiglie” (genitori soli, single, famiglie ricostituite) altro non sono che condizioni familiari dovute alla rottura e alla frammentazione della famiglia normo-costituita (definita in base alla piena reciprocità fra i sessi e le generazioni); terzo, perché le unioni libere – in tutte le loro forme (eterosessuali, omosessuali…) – non sono una alternativa o un’equivalente funzionale della famiglia, ma un altro tipo, sostanzialmente differente, di relazioni primarie.
Bisogna allora distinguere con chiarezza tra famiglie in senso proprio (quelle normo-costituite), famiglie in senso analogico (famiglie di fatto, basate su effettive somiglianze, anche se mai complete) e famiglie in senso metaforico (basate su pure similitudini, come le unioni o onvivenze fra persone qualunque).
Certo la pluralità tende ad aumentare perché si definisce famiglia ciò che è dato da scelte individuali ed è molto mutevole nel tempo, è più appariscente e spesso viene anche legittimato come forma familiare dal costume sociale. Ne consegue che la famiglia divenga il caso serio del dibattito politico, sociale ed economico in Italia.
C’è, però, il rischio che di famiglia si parli astrattamente, facendone una bandiera ideologica, ma senza prenderne in considerazione la realtà vissuta, concreta, quotidiana delle famiglie italiane, per cui da spina dorsale della società sembra essersi trasformata in soggetto fragile e bisognoso di cure. In realtà «matrimonio e famiglia non sono una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza più profonda dell’essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Non può essere separata cioè dalla domanda antica e sempre nuova dell’uomo su
se stesso: chi sono? cosa è l’uomo? E questa domanda, a sua volta, non può essere separata dall’interrogativo su Dio: esiste Dio? e chi è Dio? qual è veramente il suo volto? La risposta della Bibbia a questi due quesiti è unitaria e consequenziale: l’uomo è creato ad immagine di Dio, e Dio stesso è amore.
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