Donaci, o Padre, il Pane quotidiano

Processione Eucaristica - Lourdes, 21 maggio 2011

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Carissimi,

lasciamoci guidare dalla figura del profeta Elia (1Re 19,4-8). «Ora basta, Signore!». Elia vuole morire. «Ora basta, Signore! Prenditi questa vita. Non ce la faccio più!». E invece il profeta sconfitto vede accanto a sé un angelo, segno dell’intervento di Dio. Qualcuno è con te, capace di svegliarti dal sonno, di dirti: «Alzati!», di dirti: «Mangia!». Quante volte noi, come Elia, vediamo attorno solo deserto. Quante volte il senso della fragilità, del peccato e dello scoraggiamento ci ha fatto dire: «E tutto inutile! Non cambia nulla, non serve a niente fare i testimoni del Vangelo. C’è solo deserto... ».
Ma Gesù esclama: «Prendete e mangiate». Il Padre dona la carne del Figlio perché nel nostro cuore metta radici il miracolo dell’amore fraterno, che costruisce la famiglia dell’umanità.             
Non è un caso che Gesù abbia formulato nell’Ultima Cena il comandamento dell’amore reciproco: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come il Padre ha amato me, io ho amato voi; amatevi gli uni gli altri» (cfr. Gv 13, 33-34).
Gesù nel consegnarci il suo corpo vuole che la nostra fede si appoggi non su delle idee, ma su di una Persona, incontrandone storia, vicende, sentimenti, piaghe, luce, con il peso e la durezza della croce. Quando ci dona il suo corpo vuole farci attenti al corpo dei fratelli. Infatti, il corpo è offerto: la legge dell’esistenza è il dono di sé; unica strada per l’amicizia nel mondo è l’offerta; norma di vita è dedicare la vita. Come ha fatto lui.
Vivere comporta proprio il dedicarsi a coloro con cui Cristo Gesù s’identifica: ero povero, abbandonato e mi avete aiutato; avevo bisogno d’istruzione e mi avete fatto sentire che qualcuno s’interessava di me; ero ammalato e mi avete visitato; ero smarrito e mi avete cercato… «Che cos’è, infatti, il pane? È il corpo di Cristo. Cosa diventano quelli che lo ricevono? Corpo di Cristo; ma non molti corpi, bensì un solo corpo. Infatti, come il pane è tutt’uno pur essendo costituito di molti grani, e questi, pur non vedendosi, comunque si trovano in esso, sì che la loro differenza scompare in ragione della loro reciproca perfetta fusione; alla stessa maniera anche noi siamo uniti reciprocamente fra noi e tutti insieme con Cristo nel Padre» (San Giovanni Crisostomo).
Gesù, Pane di vita, spinge a lavorare affinché non manchi quel pane di cui necessitano ancora molti: il pane della verità per cui non sono rispettati i diritti dell’uomo, della famiglia, dei popoli; il pane della vera pace, là dove non vige una giusta libertà religiosa per professare apertamente la propria fede; il pane della fraternità, dove non è riconosciuto e attuato il senso della comunione universale nel perdono e nella compassione; il pane dell’unità fra i cristiani, ancora divisi, in cammino per sedere alla stessa mensa.
Fissiamo lo sguardo sulla Vergine Immacolata, nella quale il Mistero eucaristico appare, più che in ogni altro, come germe di speranza. Guardando a lei conosciamo la forza unificante che l’Eucaristia possiede. In lei vediamo il mondo rinnovato nell’amore. Contemplandola assunta in Cielo, in anima e corpo, vediamo uno squarcio dei cieli nuovi e della terra nuova, di cui l’Eucaristia costituisce qui in terra il pegno e, in qualche modo, l’anticipazione: «Vieni Signore Gesù».


 
+Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 21/05/2011     Data Fine:

Riferimenti