Questo ci sarebbe bastato

Omelia per la S. Messa alla Grotta di Lourdes, 21 maggio 2011

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Carissimi,

durante la festa di Pasqua, gli ebrei riuniti a tavola per il memoriale della salvezza sono soliti fare un canto, il cui ritornello è: «questo ci sarebbe bastato». Il testo dell’inno ricorda le grandi opere che Dio ha realizzato per il suo popolo lungo i secoli: l’uscita dall’Egitto, il cammino nel deserto, il dono della Legge, l’eredità della terra. E, in corrispondenza di ogni opera di Dio, ciascuno risponde cantando «questo ci sarebbe bastato».
Nel Vangelo sembra risuonare la stessa esclamazione nella richiesta che l’apostolo Filippo pone a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8). La domanda di Filippo offre un’immagine di quel desiderio presente nel cuore di ogni discepolo che, entrando in contatto con l’affascinante relazione che Gesù viveva con Dio, comprende quanto la conoscenza del Padre sia la verità indispensabile alla vita. «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Come puoi dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?» (14,9-10).      
Esiste in noi un’assillante pretesa di avere segni e conferme del bene che Dio, come Padre, nutre nei nostri confronti. A motivo di questa insoddisfatta aspettativa, rifiutiamo di accogliere tante occasioni come appello a entrare nella vita adulta dei figli di Dio. Il segreto che unisce il Figlio al Padre e il Padre al Figlio è il mistero di un rapporto ineguagliabile: «Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me… In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (14,11-12). Il nostro malessere interiore nasce soprattutto da mancanza di senso, di orientamento, di direzione. Dove andiamo? Verso il nulla o verso un’altra vita? Verso un giudizio temibile o verso un abbraccio di tenerezza? Si aggiunge, poi, nella vita di tutti i giorni di non essere accettati, amati, non trovare posto nella stima e nell’affetto di chi ci sta accanto. Non è forse una delle sofferenze più grandi? Capita perfino di non trovare posto nella stima di chi si dice cristiano e che, in nome della sua fede, si sente autorizzato a escludere e a condannare. Gesù su tutta questa tristezza fa scivolare oggi, come una mano carezzevole, la sua Parola rasserenante. Dove andiamo? Andiamo verso l’amore del Padre che non esclude nessuno.        
Non è possibile guardare il volto del Padre senza accogliere il dinamismo della sua vita. La paternità di Dio non è l’ultima, divina rassicurazione con cui ci proteggiamo dai rischi dell’esistenza, ma la definitiva scossa per crescere «fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13), per diventare creature libere di ricevere e di restituire il dono della vita.          
Mi accorgo, Signore, d’essere un buon compagno di Filippo, d’essere alquanto cieco nel confronto con la tua azione nel mondo. Mi lamento della società, della vita, della debolezza della tua chiesa, del crollo di una “cristianità”, senza vedere il nuovo che tu stai facendo sorgere fra noi. Mi lamento che tu sei assente nella storia e non so leggere i “segni dei tempi”, lasciandomi andare ora al pessimismo ora all’ottimismo, interpretando così le vicende umane sia con le debolezze degli uomini, sia abbandonandomi a una sorta di miracolistico. Signore, insegnami dove tu operi e come tu operi. Purifica il mio cuore con la tua luce di sapienza.           
Lo sguardo di Maria è lo sguardo di Dio su ciascuno. Lei ci guarda con l’amore stesso del Padre e ci benedice. Si comporta come nostra avvocata. Anche se tutti parlassero male di noi, lei, la Madre direbbe bene, perché il suo cuore immacolato è inzuppato della misericordia divina. Così Ella vede la nostra famiglia militare come una costellazione dove Dio conosce tutti personalmente per nome, a uno a uno, e ci chiama a risplendere della sua luce. La Madre guarda noi come Dio ha guardato lei, umile fanciulla di Nazareth, insignificante agli occhi del mondo, ma scelta e preziosa agli occhi di Dio. Nulla è impossibile a Dio. Lasciamoci toccare dallo sguardo della Vergine: esso ci dice che siamo tutti amati dal Signore, mai da lui abbandonati.

 

+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 21/05/2011     Data Fine:

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