Con il motto «Uniti dal Padre... per una stessa preghiera» inizia giovedì 19 maggio, per concludersi martedì 24, il cinquantatreesimo Pellegrinaggio militare internazionale a Lourdes. È prevista la partecipazione di più di 3.500 militari provenienti da una quarantina di Paesi del mondo. Anche quest’anno a guidare la delegazione italiana sarà l’Ordinario militare per l’Italia, arcivescovo Vincenzo Pelvi, che, in un’intervista a «L’Osservatore Romano», ha illustrato lo spirito di questo importante evento e ha svolto alcune riflessioni che accompagneranno «questa bella esperienza spirituale». Questo pellegrinaggio - spiega il presule - «si colloca all’interno delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Oltre a un convegno organizzato lo scorso marzo, all’interno del quale abbiamo pensato di far vivere una grande preghiera e un momento intenso a livello comunitario a tutti i partecipanti, il 29 aprile scorso ci siamo recati a Castel Sant’Angelo, a rendere un omaggio floreale a santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e compatrona d’Europa. Abbiamo pregato tanto per la nostra nazione e per la pace nel mondo affidandoci a una donna santa, come Caterina da Siena, che con le sue mirabili azioni ha contribuito a costruire la pace tra i popoli».
In quell’occasione si è sottolineata l’immutata attualità di santa Caterina da Siena.
Dagli scritti della santa si può trarre un trattato sul rispetto dei diritti umani finalizzato all’unione fra i popoli, unione che deve essere ottenuta mediante l’accordo e non imposta dalla violenza di un tiranno o dalla forza delle armi. E di pace si parlerà anche in un’altra occasione significativa: il convegno nella città natale di san Francesco, ad Assisi, in programma dal 10 al 13 ottobre, al quale parteciperanno i cappellani militari. Anche in quell’occasione si parlerà di pace. Abbiamo voluto caratterizzare così, quest’anno, la grande preghiera della famiglia militare».
Cosa vorrebbe dire ai militari italiani impegnati nelle missioni di pace?
Di proseguire con fede, coraggio e impegno la loro missione. I militari sono ambasciatori e custodi della pace. Sono anche persone credenti che provengono dai nostri gruppi e organismi ecclesiali. La loro testimonianza in terra di missione è per noi una lezione di pace. I militari desiderano solo migliorare le condizioni drammatiche in cui sono costretti a vivere alcuni Paesi. E in molti hanno pagato con la loro vita questa missione. Per la prima volta in questo pellegrinaggio a Lourdes ci sarà una delegazione formata dai familiari dei militari caduti in Afghanistan. Con loro ho trascorso, durante la Quaresima, intensi momenti di preghiera e ho cercato di offrire un conforto spirituale. Possa la Madonna, che ha vissuto il dolore per la morte del suo Figlio, consolare interiormente queste famiglie sconvolte per la perdita dei familiari più cari. Per le vittime della guerra ho scritto i testi della Via crucis che faremo a Lourdes. Tutti insieme saremo fianco a fianco per invocare la protezione della Madonna.
Il motto del pellegrinaggio è «Uniti dal Padre per una stessa preghiera». Perché è stato scelto?
Quando Gesù insegna ai discepoli a pregare non trasmette loro una formula, ma uno stile di relazione. Fa percepire la bellezza e l’essenzialità di essere suoi figli. Pregare il Padre Nostro è come entrare nel cuore del Figlio, nella sua esperienza unica di Dio, contemplare la sua relazione con il Padre. È lasciarsi ammaestrare, condurre per mano, avendo gli stessi sentimenti, valori, desideri, pensieri che furono in Gesù Cristo. Ma io a questo slogan ne voglio aggiungere un altro: «Più nazioni e una sola famiglia umana». Vedremo migliaia di militari indossare divise differenti, ma accomunati dalla fede e dalla voglia di vivere in pace e pregare insieme. Quella di Lourdes è un’esperienza che illustra l’armonia fra diversi popoli, magari una volta nemici ma che adesso si ritrovano tutti insieme a pregare.
Anche quest’anno ci sarti la partecipazione di una rappresentanza della Guardia Svizzera Pontificia.
Sì, e questo dimostra la comunione della comunità militare con il Papa sul tema della promozione della pace. La loro presenza ci ricorda il Santo Padre e non mancherà sicuramente una preghiera per l’alto ministero pastorale e per la salute di Benedetto XVI.
Francesco Ricupero