Maria ci visita ogni giorno

Omelia per la S. Messa in suffragio dei caduti e per il dono della pace - Cattedrale di San Pietro (Bologna), 31 maggio 2011

Luogo:

Predicatore:

Carissimi,
siamo convenuti in questa splendida Cattedrale per condividere un intenso momento di preghiera, con il quale affidare alla protezione materna di Maria la storia dei nostri giorni.  
Il testo evangelico ora ascoltato è celebrazione dell’accoglienza: Elisabetta riconosce in Maria colei che ha accolto la Parola di Dio; Maria canta Dio che l’ha accolta nella sua piccolezza; Maria ed Elisabetta si accolgono reciprocamente, riconoscendo ciascuna l’azione che Dio ha compiuto nell’altra: la sterile è rimasta incinta e la vergine ha concepito per opera dello Spirito santo.
«La giovane e l’anziana si videro: il mattino e la sera si incontrarono per baciarsi. Maria è il mattino e porta il Sole di giustizia; Elisabetta, invece, è la sera che porta la stella luminosa. Venne il mattino e salutò la sera sua compagna, e la sera si commosse al vedersi baciare dal mattino. La Vergine ragazza era prudente e umile e come madre onorò l’anziana quando questa lo accolse; ma, poiché la stella non poteva accogliere il sole, al suo apparire sussultò e per la gioia cominciò a spingere. La luce del mattino s’incontrò con l’oscurità della sera e la commosse, e questa non poteva sopportare i suoi raggi. La giovane parlò e il figlio dell’anziana si commosse e stupì, e il Verbo scosse la Voce perché si manifestasse. Il figlio della Vergine iniziò a compiere una nuova opera: unse di Spirito santo il fanciullo nel seno di sua madre, e, prima che nascesse, gli diede il battesimo nel seno. Il saluto di Maria fu pronunciato alle orecchie dell’anziana e lo Spirito santo penetrò l’anima del fanciullo. Così, infatti, aveva annunciato l’angelo: “Il bambino sarà ripieno di Spirito santo fin dal seno di sua madre”» (Giacomo di Sarug, Omelia sull’annunciazione).
L’incontro tra Maria ed Elisabetta è contrassegnato dal saluto, benedizione e augurio di gioia. Maria porta Dio nel proprio grembo. Ella è tabernacolo, l’unica dimora di Dio tra gli uomini. Il frutto della vita, anzi la stessa vita, divina sprigiona in lei una forza irresistibile che raccoglie e attira verso di sé, tutte le forze di desiderio e di amore.
Tra tutte le donne, Maria è l’oggetto di una benedizione speciale, quella che fa di lei la madre del Messia, il Benedetto per eccellenza. Elisabetta fa anch’essa un atto di fede, poiché vede già nella madre di Gesù la madre del suo Signore. Proferisce in seguito la prima beatitudine, quella della fede: Maria è beata perché ha creduto che sarebbe diventata la madre del Messia. Benedetta sei tu fra le donne che sono, tutte, benedette. La parola di Elisabetta è una benedizione che da Maria discende su tutte le donne e le coinvolge, che riassume e fa fiorire la benedizione di tutta l’umanità al femminile. «E benedetto è il frutto del tuo grembo»: Gesù è un frutto unico, eppure tutti i nati di donna sono, come lui, benedizione. Dio ci benedice con la vita.  
«Ha fatto in me cose meravigliose, ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore, della mia vita un luogo di prodigi». Il canto di Maria nasce da un’esperienza felice: ha capito Dio. L’esultanza non deriva dalla rivelazione di nuove regole di vita, da un migliore codice etico: la bella notizia che Maria trasmette è l’innamoramento di Dio, di un Dio che ha messo le mani nelle ferite della storia. Il Magnificat è il vangelo che pone al centro non quello che io faccio per Dio, ma quello che Dio fa per me. La salvezza è che il Signore mi ami.
Carissimi,             
la Visitazione è la scena del contagio della gioia e del dono dello Spirito santo. Non appena ha ricevuto il messaggio dell’angelo, Maria parte in fretta per visitare la parente e vivere con lei un’effusione inaugurale dello spirito profetico. Quando Elisabetta riceve il saluto di Maria, il movimento del suo bambino, Giovanni Battista, è un balzo di allegria, un trasalire di beatitudine, mentre sua madre, riempita di Spirito santo, diventa profetessa. La prima voce umana che profetizza nel Nuovo Testamento è una voce di donna, proprio come saranno le donne le prime messaggere della risurrezione.  
Di solito vediamo nel mistero della Visitazione un’azione da imitare, come se la Vergine avesse fatto solo quella visita e l’avesse fatta per darci un esempio. Invece è proprio nella natura della Vergine il fare delle visite. Visitare gli uomini è la manifestazione della sua maternità. Ella viene a visitarci ogni giorno, più volte al giorno, perché siamo suoi figli, il prossimo che il Padre celeste le ha affidato.
La Visitazione, perciò, è la memoria permanente del dono totale della vita di una donna, Maria, da quando ha accolto l’annuncio di essere la Madre di Gesù. E se la maternità è per ogni uomo sulla terra, ci saranno, sino alla fine dei secoli visite della Vergine, finché esisterà una sola persona.
Perché Maria viene a visitarci? Perché porta Gesù che ci aiuta in ogni situazione bella o brutta della vita. Ella, infatti, conosce, vede, si preoccupa, ama, chiede, interviene. E’ il suo modo di farci visita, così discreto e rispettoso, anche nelle nostre fragilità, in punta di piedi, senza aspettare il nostro grazie.         
Di fronte a tale mistero, Origene si chiedeva: Che giova? Che giova a me che una giovane donna una volta abbia accolto l’annuncio di Dio e in fretta si sia messa in cammino? Che giova a me oggi se non mi specchio di fronte a questi atteggiamenti per mettermi anch’io per strada sostenuto dallo Spirito del Signore? Maria è beata perché ha creduto, ma beati siamo anche noi che, pur non avendo visto, crediamo. Beati siamo noi se ascoltiamo la Parola e cerchiamo di darle un corpo. Un cammino si apre sempre nella quotidianità dell’esistenza: sentiamone in cuore l’urgenza per percorrerlo, diamogli vita con la disponibilità dei nostri poveri passi. Scopriremo la gioia di chi pone continuamente in Dio la sua fiducia e anche noi giungeremo a “magnificare” il Signore; sapremo scorgere nelle vicende della nostra storia personale, di quella del nostro tempo, i segni del suo passaggio; vivremo lo stupore e la gratitudine per le grandi cose di cui l’Altissimo ci ricolma e sapremo sperare nel rovesciamento delle logiche del mondo. Senza smettere di essere inimitabile, il mistero della Visitazione apre una lunga serie di altre maternità, maternità spirituali, che riguardano tutti i credenti. Un giorno Gesù lo affermerà di persona. Quando una voce si alzerà per proclamare benedetta colei il cui ventre lo ha portato dentro di sé e il cui seno lo ha nutrito, correggerà delicatamente questa beatitudine ampliandola a tutti quanti accetteranno di ascoltare la sua parola e di accoglierla nel loro intimo: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,28). Non ci pensiamo? Cominciamo a essere un po’ più attenti così da accorgerci delle continue visite di Maria, cercando di desiderarle, aspettarle e, qualche volta, assistervi consapevolmente nell’intimo dell’animo, con stupore e gratitudine infinito. La Visitazione di Maria non è un appuntamento futuro e lontano, imponente e grandioso, ma evento dell’oggi nel cuore di ciascuno. Solo uomini e donne, coscienti della vita divina, sanno narrare e annunciare la bellezza di Cristo Redentore del mondo.         
Lo dice la Vergine con la sua stessa santità, con uno sguardo pieno di speranza e compassione: «Non temere figlio, Dio ti vuole bene; ti ama personalmente; ti ha pensato prima che tu venissi al mondo e ti ha chiamato all’esistenza per ricolmarti di amore e di vita».             
Volgetevi - come Elisabetta - a Maria; nel suo sorriso troverete la forza per combattere la malattia, la solitudine, la tristezza, l’amarezza, la paura, la calamità, l’emarginazione. Il sorriso della Vergine, sorgente di una speranza invincibile, ci sostenga nel tempo della prova e del dolore.         
Le nostre giornate siano costellate da frequenti incontri di sguardo con lei. Impareremo a fare quello che Gesù ci dirà.  
     
O Vergine madre, portatrice di gioia, recando Gesù nel tuo seno tu sali esultante verso l’anziana parente. Accendi in noi l’esultanza per le visite di grazia con cui sempre consoli i tuoi figli. Fa’ che Gesù, pienezza di vita, faccia fiorire ogni nostra sterilità e sprigioni in noi il desiderio di cantare le grandi opere che egli compie innalzando gli umili e i piccoli e ricolmando con la sua presenza la nostra fame d’amore.      
Ti chiediamo che ogni nostra “visitazione” sia ispirata, mossa, orientata da questo stesso profondo spirito di amore, donato senza un perché e senza chiedere nulla in cambio… ma solo per grazia.

+Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 31/05/2011     Data Fine: