Carissimi,
nella prima lettura biblica san Paolo dichiara: «Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine il servizio che mi fu affidato» (At 20,24). Sembra di sentire nelle parole dell’Apostolo il senso della vita di Cristiano, sempre pronto a servire da Carabiniere le persone più deboli e in difficoltà.
Gesù, poi, nel Vangelo eleva ulteriormente il discorso passando direttamente alla preghiera rivolta al Padre, cui affida il cammino di ciascuno. Attraverso la sua preghiera, il Signore apre a quel mistero di conoscenza e di amore che si fa servizio di consolazione e speranza: «Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi». (17,11).
La preghiera del Figlio di Dio risuonata in quell’ora e in quel luogo non si è spenta, ma sino alla fine dei tempi aiuta a comprendere una storia d’amore che si gioca in Dio stesso. Dio è amore e chi vive questo amore vive di Dio ed è in lui. Nell’ora della passione di Gesù c’è anche la nostra ora che ci toglie dal mondo per consegnarci al Dio vivente.
«Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi» (17,9). In questa distinzione possiamo cogliere quanto possa divenire drammatico il cammino di fedeltà al vangelo, perché esige il dono di tutta la vita fino a poter esigere il dono della stessa vita. L’apostolo Paolo lo dice con chiarezza, parlando della sua esistenza, senza fare alcun mistero di «lacrime» e «prove» (At 20,19), affermando di non essersi mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile alla gioia degli altri. La vita spirituale è un combattimento, raccontato dai vangeli; la liberazione dal male non è mai indolore. Per poter uscire vittoriosi da questo combattimento abbiamo bisogno di immergerci nella preghiera e nell’assoluta fiducia del Padre celeste. Come dimenticare che Gesù ha pregato per ciascuno di noi? Come dimenticare che la sua preghiera ha creato un posto per Cristiano, prima nella storia umana e oggi nella gloria eterna.
Cristiano, in Afghanistan, intendeva essere una presenza amica. Era un uomo a cui il coraggio non mancava; un uomo che affrontava giorno dopo giorno il rischio della vita. Il suo era quel tipico coraggio del carabiniere che sempre dà prova di generosa dedizione e indiscussa determinazione, doti che hanno la radice in un cuore aperto alla verità e alla giustizia, sia pure in maniera tanto misteriosa quanto vera.
Di un coraggio analogo a quello di Cristiano ha bisogno ciascuno di noi, se vuole affrontare il cammino della storia, attraversando prove e tribolazioni, senza interrompere la passione per la sua professione a servizio della legalità e solidarietà. E ne abbiamo bisogno tutti insieme, se vogliamo, nell’attuale situazione esistenziale, affermare senza discriminazioni la dignità di ogni uomo e di tutto l’uomo.
Un coraggio, quello dei nostri carabinieri, non per colpire e uccidere, ma per amare e costruire, per seminare comprensione, sviluppo e pace là dove troppo spesso regnano l’intolleranza, il disprezzo e l’odio.
L’assassino di Cristiano non ha cercato di guardare in volto la sua vittima, ma ha colpito alle spalle. Il sangue di questo fratello carabiniere ci interroga: fin quando i fratelli uccideranno i fratelli? Il colore del dono della vita di Cristiano allontana la vendetta ed esige che l’odio sia seppellito con lui nella tomba.
Illusione? Noi la chiamiamo fede. C’è un valore inedito ed eterno di una vita caduta a terra, anche se non è dato di conoscere i tempi del germoglio. Cristiano, come chicco di grano, porterà frutto anche nella terra deserta dell’Afghanistan.
Dio insegna attraverso tutto ciò che accade, anche attraverso il dolore. Ed è un grande giorno quello in cui si scopre che anche il male è uno strumento che Dio usa per richiamarci dall’enorme distrazione in cui viviamo.
La vita di ognuno di noi è piena di luci e di ombre, di consolazione e debilitante stanchezza. Per questo è decisivo ciò che si guarda, ciò a cui si dà importanza, ciò a cui si riserva un posto privilegiato nel proprio cuore. Se guarderemo la luce saremo illuminati, mentre se guarderemo il buio ci condanneremo a rimanere nell’oscurità.
Credo che il nostro tempo segnato dalla confusione, dal terrorismo, dalla guerra e dalla tragedia ancor più grande dell’insicurezza, del disorientamento e della paura, sia un tempo in cui Dio vuole svegliare l’uomo dalla sonnolenza borghese. Egli ci chiama a vigilare, a restare desti come le sentinelle che fanno la guardia a una città in pericolo. Se intorno a noi tutto sembra spegnersi e perdere di significato, Dio vuole che in noi bruci la passione per la costruzione del bene comune, vuole che si riaccenda in noi il fuoco della civiltà dell’amore. Ecco la ragione di vita della nostra famiglia militare.
Ognuno è crocevia di finito e d’infinito, di piedi impolverati e di ali d’aquila. La missione del carabiniere è guarire la vita, o almeno prendersi cura, se di guarire non siamo capaci, di un mondo violento e magnifico.
Non dimentichiamo, però, che nel mondo opera il tentatore che, con il suo spirito di menzogna, circuisce e combatte contro la verità e la vita.
Forse stiamo sottovalutando lo spirito del mondo, il diavolo che tante volte è padrone degli eventi personali, familiari e sociali. Il mondo delle libertà, delle uguali possibilità concesse a tutte le opinioni e modi di vivere ha un suo fascino.
Abbiamo l’abitudine alla tolleranza, al permissivismo, alla trasgressione, alle mode che sono offerte come normali, che sembra abbiano il diritto esclusivo di circolazione su qualsiasi mezzo d’informazione. Mai, forse, l’alternativa al messaggio cristiano è stata tanto sperimentata, in forme così pervasive e diffuse. Lo stesso nome “Cristiano” ci ricorda che la vita è un pellegrinaggio, in attesa di una patria migliore. Siamo, perciò, chiamati a vivere nella compagnia degli uomini, ma non possiamo conformarci all’ideologia dominante né sottometterci alle potenze del male. Restando fedeli alla terra, cerchiamo di conformarci allo stile umano di Gesù. Nostro dovere è, dunque, prendere posizione riguardo alla mondanità: se, infatti, cediamo a essa, non può esserci in noi l’amore che scende da Dio, perché quest’ultimo può solo risolversi in amore degli altri e non degli idoli.
Conserviamo l’amore di Dio, così restiamo in eterno, come Dio è eterno: ciascuno è, infatti, tale, quale il suo amore.
Signore Gesù, noi ti preghiamo perché il servizio dei nostri carabinieri non perda mai il suo senso profondo, perché catene e tribolazioni non siano più forti della nostra adesione al piccolo compito che ci chiedi di portare a termine nella vita quotidiana. Signore, immergi Cristiano nel grande flusso della tua preghiera e nell’abbraccio della vita divina. Vergine fedele custodisci, proteggi, illumina la famiglia di Cristiano e la grande e amata famiglia dell’Arma dei Carabinieri.
+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo