Carissimi,
particolarmente profonda e palpabile è l’emozione che sperimentiamo in questa festa della Dedicazione della Chiesa. È sull’onda di un vivo gaudio racchiuso nei nostri cuori che vi porgo il mio paterno ed affettuoso benvenuto come invitati ad una festa nuziale.
Chiesa al servizio del mondo militare, rivestiti di luce perché sei la sposa amata dal Signore. Ecco, è giunto il tuo Salvatore e nulla potrà più separarti dal suo amore!
La liturgia della dedicazione è antichissima, ha le sue origini nella Bibbia, in particolare nella dedicazione del Tempio di Gerusalemme. E come quella Dedicazione divenne occasione per ricordare le vicende del popolo d’Israele, così noi siamo invitati a fare memoria della storia meravigliosa della comunità cristiana e lodare il Signore per le donne e gli uomini della Marina Militare.
Questo tempio è come il monte santo della nostra esperienza di fede, il monte da cui si irradia lo splendore e il fascino del Mistero, dove sentiamo la gioia di essere eletti e fondati sulla sicura roccia che è Cristo.
Gesù è il vero tempio di Dio, la vera chiesa; è lui la piena e completa realizzazione dell’uomo, il bene ultimo e definitivo che dà significato ai beni che sono oggetto del nostro desiderio, di ogni ricerca, della nostra speranza. Diceva sant’Agostino in un’omelia in occasione della dedicazione di una chiesa: «Se queste pietre materiali non fossero unite tra loro con la carità, se non combaciassero facilmente, se non si amassero in qualche modo aderendo tra loro vicendevolmente, questo tempio non ci sarebbe». Anche noi, con la Dedicazione della nostra chiesa, perciò, desideriamo essere uniti nell’amore vicendevole, per vivere con passione il presente ed aprirci con fiducia al futuro, nella certezza che «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!» (Eb 13,8).
Carissimi, questo luogo possa diventare autentica scuola di preghiera, dove l’incontro con Cristo, nell’Eucaristia, sia rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ardore di affetti, fino ad un vero invaghimento del cuore.
La liturgia eucaristica, infatti, è un rendimento di grazie, una consacrazione, un’offerta accompagnata da intercessioni, che invitano presbiteri e fedeli a volgersi verso l’altare del Signore in un atteggiamento di adorazione e di contemplazione. Siamo tutti in dialogo con il Signore che parla e si dona come pane di salvezza. Il costante faccia a faccia dei celebranti e dei fedeli non deve farci considerare solo la dimensione orizzontale della preghiera, dimenticando la preminenza dell’altare, la discrezione del ministero dei celebranti, l’orientamento di tutti verso il Signore e l’adorazione della sua presenza significata nei simboli e realizzata dal Sacramento, che conferisce alla liturgia quel respiro contemplativo senza il quale essa rischia di essere una faticosa disquisizione religiosa, una vana agitazione comunitaria, una specie di filastrocca.
Vorrei, poi, richiamare la vostra attenzione sull’altare, centro della celebrazione liturgica e dello stesso tempio. Esso è costruito in modo da attirare gli sguardi e da suscitare ammirazione, ornato di candelabri per illuminare lo spazio della tavola in cui si svolge il memoriale eucaristico. È bene evitare, perciò, fiori che possono essere collocati altrove, ma non sopra l’altare. L’altare e gli oggetti che servono per la Messa devono suscitare meraviglia davanti alla bellezza che porta l’intero essere all’adorazione della gloria di Dio. L’altare è infatti il segno del sacrificio della Croce come memoriale, la mensa del pasto eucaristico, il simbolo del sepolto lasciato vuoto dal Risorto.
L’urgenza che si presenta oggi alla liturgia della Chiesa è quella di disporre ogni cosa per favorire il più possibile l’adorazione contemplativa del Signore che si manifesta al suo popolo nella Parola e nel Sacramento, e del quale i celebranti sono gli umili e discreti servitori. Ciò è particolarmente evidente nella collocazione del tabernacolo, dove l’Eucaristia consacrata permetterà la comunione con il Corpo di Cristo ai malati e agli assenti e per manifestare la presenza reale del Signore al di là della celebrazione, in vista dell’adorazione dei fedeli che si recano a pregare in chiesa.
È opportuno, allora, che il tabernacolo sia situato in modo da essere
visto dall’entrata nella chiesa. Deve essere bello, illuminato,come una lode alla gloria di Cristo realmente presente. La chiesa, mediante la sua bella disposizione liturgica, il suo altare valorizzato e solennemente adornato, il suo tabernacolo raggiante la presenza reale di Cristo, deve essere la bella sposa del Signore dove i fedeli amano raccogliersi nel silenzio dell’adorazione e della contemplazione. Ogni chiesa deve essere orante anche quando non si svolgono celebrazioni liturgiche, deve essere lo spazio in cui, in un mondo agitato, si può incontrare il Signore della pace.
Carissimi, davvero il vostro tempio è casa di Dio sulla terra, una dimora che accoglie tutti tra le sue mura come una madre accoglie sempre i suoi figli. Continuate ad essere la meravigliosa famiglia del mare che gusta nella contemplazione del Mistero eucaristico il silenzio della lode e scopre nell’inedito fascino di una presenza, Cristo, Redentore del mondo. Alla Vergine, Stella del mare, affidiamo la famiglia del mare, i nostri familiari, i marinai caduti nell’adempimento del loro dovere.