Carissimi,
un rumore come di vento che si abbatte gagliardo»: in questi termini Luca descrive lo Spirito che discende sugli apostoli. Così avveniva un tempo. E oggi, avviene ancora questo fatto sconvolgente, come nel giorno della Pentecoste, che ricrea il cuore e suscita fervore e coraggio?
Dove sono le meraviglie operate un tempo dallo Spirito Santo? Ma, allora, si nasconde? O siamo talmente abituati alla sua presenza che ora passa senza che ce ne accorgiamo?
Non vi è alcun dubbio: lo Spirito Santo è sempre all’opera tra di noi. La Pentecoste non appartiene solamente a ieri, non è un ricordo che sfuma con gli anni che passano. E’ sempre attuale, si rinnova a ogni istante; anzi, l’azione dello Spirito, invece di intiepidirsi, si fa insistente, sempre più meravigliosa e imprevedibile.
Sì, la Pentecoste è permanente. Vorrei che lo ricordassimo continuamente, in tutte le circostanze liete e tristi, nelle situazioni impreviste o avverse nelle quali possiamo trovarci. Lo Spirito Santo non ci abbandona mai nell’affrontare le prove della vita presente, le sfide della cultura contemporanea, le opposizioni del mondo, gli eccessi del peccato che si presentano alla nostra anima, alla nostra fede. Dobbiamo sempre pensare che non siamo mai soli, lo Spirito Paraclito, che vuol dire difensore e consolatore, è vicino, è in noi e veglia continuamente su di noi.
Vieni, Spirito Santo: è la preghiera che ancora oggi gridiamo come famiglia cristiana. Ma lo Spirito Santo chi è e qual è il suo nome personale? Di Lui, ne conosciamo il volto?
La presenza dello Spirito Santo è nascosta in Gesù come la voce che diventa parola udibile; si perché il Figlio è l’immagine del Padre e lo Spirito è l’immagine del Figlio. Le Scritture lo indicano come soffio, fiamma, unzione, colomba, roveto ardente, in verità il suo nome nessuno sa dire qual è. Eppure Gesù dichiara: «Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14, 17).
Lo Spirito è soffio, alito, non vuol essere visto ma essere occhio che vede la grazia in noi.
E dov’è allora lo Spirito? Dov’è la bontà, lì vi è lo Spirito, e dov’è lo Spirito vi è il bene. Perciò lo Spirito di Dio con mirabile provvidenza dirige il corso dei tempi. Tutto vive con lo Spirito, soffio di vita, e la vita è luce degli uomini. La storia della salvezza, dall’inizio alla fine, sarebbe come la più bella pinacoteca nel buio senza lo Spirito e i più splendidi capolavori, come Gesù Cristo morto e risorto, non potrebbero mai essere conosciuti.
«Senza lo Spirito santo, Dio è lontano, il Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa semplicemente un’organizzazione, l’autorità una dittatura, la missione una propaganda, il culto una magia, e l’attività cristiana una morale di schiavi» (Atenagora).
E se lo Spirito è comunicatore di vita, questo ci suggerisce l’immagine della «madre». Lo Spirito stesso, infatti, Consolatore, ci richiama la promessa del Signore: «Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò» (Is 66, 53).
Di fronte allo Spirito non rimane che pregare, anzi ascoltare lui che intercede in noi «perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare» (Rm 8, 26).
Vieni, o Spirito Santo, e dà a noi
un cuore nuovo, che ravvivi in noi tutti i doni
da Te ricevuti con la gioia di essere cristiani,
un cuore nuovo sempre giovane e lieto.
Vieni, o Spirito Santo, e dà a noi
un cuore puro, allenato ad amare Dio,
un cuore puro, che non conosca il male
se non per definirlo, per combatterlo
e per fuggirlo; un cuore puro,
come quello di un fanciullo,
capace di entusiasmarsi e di trepidare.
Vieni, o Spirito Santo, e dà a noi
un cuore grande, aperto alla Tua silenziosa
e potente parola ispiratrice,
e chiuso ad ogni meschina ambizione,
un cuore grande e forte ad amare tutti,
a tutti servire, con tutti soffrire;
un cuore grande,
forte, solo beato di palpitare col cuore di Dio (Paolo VI).
+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo