Cuore a cuore con Cristo

Omelia per la S. Messa con i sacerdoti della zona pastorale di Roma in occasione della Solennità del Sacro Cuore - Cripta del Milite Ignoto al Vittoriano, 1 luglio 2011

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Carissimi,

celebriamo la festa del Sacro Cuore di Gesù fissando lo sguardo sul cuore aperto dalla lancia del soldato romano. Sì, il suo cuore è aperto per noi. E la liturgia odierna interpreta per noi il linguaggio del cuore di Gesù, che parla di un Dio pastore degli uomini, e ci indica il perenne fondamento del ministero sacerdotale: il cuore di Gesù.
Vorrei meditare sui testi con i quali la Chiesa orante risponde alla Parola di Dio nell’odierna solennità.
È possibile rintracciare nei Vangeli tutta la vita affettiva di Gesù, che fu sempre in consonanza con la volontà divina. Nell’infanzia con la famiglia di Nazaret, nelle fatiche apostoliche, c’è sempre un cuore umano che palpita d’amore. Quest’ardente amore si manifesta come compassione per le folle (cfr. Mc 8,2), rimprovero verso Gerusalemme (cfr. Mt 23,37), come santa indignazione verso i mercanti del tempio (cfr. Mt 21,13). Soprattutto nell’ora della Passione, Gesù prova amore e timore dinanzi al dolore e alla morte incombenti, amore e intensa afflizione per il bacio del traditore, amore e compassione per le donne di Gerusalemme. Sulla croce, poi, Gesù sente il suo cuore, divenuto quasi torrente impetuoso, ridondare dei sentimenti più vari, cioè di amore intensissimo, di angoscia, misericordia, di acceso desiderio e di quiete serena. Anche i doni più preziosi offerti all’umanità, e cioè l’Eucaristia, la sua santissima Madre e il sacerdozio, sorgono da quel santissimo Cuore e non c’è dubbio che Egli nel darli abbia provato i fremiti di un’intensa commozione.
Infine, nel momento stesso della morte, il cuore trafitto del Salvatore doveva rimanere nei secoli la vivida immagine di quella spontanea carità, che aveva indotto Dio stesso a dare il suo Unigenito per la redenzione degli uomini, e con la quale Cristo amò noi tutti con amore così intenso, da consegnarsi come vittima d’immolazione cruenta sul Calvario: «Cristo amò noi, e diede se stesso per noi, oblazione e sacrificio a Dio, profumo di soave odore» (Ef 3,2).
In particolare, nel brano evangelico ascoltato, comprendiamo come Gesù, reagisce con la preghiera («Ti benedico, Padre») allo scarso interesse suscitato dalla persona, dalla predicazione e dalle opere di Gesù (cfr. Mt 11,1-24).  
Gesù integra nella preghiera l’insuccesso, mette tutto davanti al Padre e conferma la sua decisione irrevocabile di adesione a Lui. Il suo “sì” al Padre non è condizionato dal successo della sua missione, ma è un’adesione radicale che anche situazioni sfavorevoli o contraddittorie non intaccano.  
La preghiera di Gesù ringrazia il Padre non tanto per l’azione di nascondimento nei confronti di alcuni, quanto per l’azione di rivelazione nei confronti di altri. L’adesione di alcuni, definiti piccoli e semplici, che, credendo alla parola e alle opere compiute da Gesù, hanno colto in lui la rivelazione del Padre, diviene svelamento e giudizio del cuore di altri, la cui sapienza intellettuale e dotta si rivela inconsistente davanti alla semplicità dei piccoli.
Chi sono questi più piccoli? In una delle sue lettere, san Paolo insiste sulla preferenza del Padre per i più piccoli, e ce ne fa una descrizione. Sono coloro che non hanno nessun valore agli occhi del mondo, coloro che non valgono niente, che non sono niente, o molto semplicemente, coloro che, agli occhi degli altri, non esistono neppure (cfr. 1Cor 1,27-28). Si tratta di povertà culturale, materiale? Forse. Spirituale? Sicuramente. Dio ha preferito questi “nulla”, spiega Paolo, affinché nessuna carne si glorifichi davanti a lui. Scelti perché non sanno, e sanno che non sanno; perché non possono nulla, neppure resistere a Dio, tanto sono disarmati davanti alla sua scelta e davanti alla sua grazia.
I piccoli sono coloro che ce la fanno a vivere solo se qualcuno si prende cura di loro, come i bambini. Dio è vicino a ciò che è piccolo, ama ciò che è spezzato. Quando gli uomini dicono: «perduto», egli dice: «trovato»; quando dicono: «condannato», egli dice: «salvato»; quando dicono: «abietto», Dio esclama: «beato!» (Bonhoeffer). 
Le parole di Gesù delineano un vero e proprio itinerario di sequela del sacerdote. Abbiamo anzitutto la chiamata: «Venite a me»; quindi la necessaria rinuncia alla volontà propria, egoistica e interessata, per obbedire alla volontà del Signore («Prendete il mio giogo»). Quindi c’è l’attitudine del discepolo, l’obbedienza al suo maestro e Signore («Imparate da me») e infine il riposo, la pienezza di vita trovata nel Signore («troverete riposo per le vostre vite»).           
Gesù promette riposo a chi assume il suo giogo. Il giogo di Gesù non designa comandi, ma una relazione, un legame, in continuità con il comando biblico di amare e con l’idea che colui che ama fa con gioia la volontà dell’amato.  
Un’esistenza credente che sia perennemente stressata dagli impegni pastorali e si configuri come frenetica attività che non conosce sosta e riposo, dimentica quell’affidamento a Cristo che è fonte di riposo nella fatica e di consolazione nelle contraddizioni.
Invece il giogo soave e il peso leggero del Signore danno all’intelletto ciò che non dà (né può dare) il peso crudele, gravoso e molesto della scienza. Ecco perché continuano a risuonare, come sorgente perenne di acqua viva, le parole divine: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi... ». E attraverso il riposo e la pace del nostro nel Suo cuore, in migliaia attorno a noi saranno salvati, troveranno ristoro. Ristoro dell’esistenza è un amore umile, un cuore in pace, senza violenza e senza presunzione.  
Imparate dal mio cuore... Cristo si conosce a partire dal cuore guardandone il cuore, il modo di amare: l’amore, infatti, non è un maestro fra gli altri maestri, è “il” maestro della vita. Inizia il discepolato del cuore, per noi, sapienti e intelligenti, che corriamo il rischio di restare degli analfabeti del cuore: perché Dio non è un concetto, ma il cuore dolce della vita, e il Vangelo è la pienezza dell’umano.
Il cuore di Dio freme di compassione. Nell’odierna solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la Chiesa offre alla nostra contemplazione questo mistero, il mistero del cuore di un Dio che si commuove e riversa tutto il suo amore sull’umanità. Un amore misterioso, che nei testi del Nuovo Testamento ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l’uomo. Egli non si arrende dinanzi all’ingratitudine e nemmeno davanti al rifiuto del popolo che si è scelto; anzi, con infinita misericordia, invia nel mondo l’Unigenito suo Figlio perché prenda su di sé il destino dell’amore distrutto; perché, sconfiggendo il potere del male e della morte, possa restituire dignità di figli agli esseri umani resi schiavi dal peccato. Tutto questo a caro prezzo: il Figlio Unigenito del Padre s’immola sulla croce: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (cfr. Gv 13, 1).   
Per essere ministri al servizio del Vangelo, è certamente utile e necessario lo studio con un’accurata e permanente formazione teologica e pastorale, ma è ancor più necessaria quella “scienza dell’amore” che si apprende solo “cuore a cuore” con Cristo. È Lui, infatti, a chiamarci per spezzare il pane del suo amore, per rimettere i peccati e per guidare il gregge in nome suo. Proprio per questo non dobbiamo mai allontanarci dalla sorgente dell’Amore che è il suo Cuore trafitto sulla croce.         
Ogni cristiano e ogni sacerdote dovrebbero, a partire da Cristo, diventare sorgente che comunica vita agli altri. Noi dovremmo donare l’acqua della vita a un mondo assetato.   

Signore, ti ringraziamo perché nella tua morte e nella tua risurrezione sei diventato fonte di vita. Fa’ che siamo persone viventi, viventi dalla tua fonte, e donaci di poter essere anche noi fonti, in grado di donare a questo nostro tempo acqua della vita. Ti ringraziamo per la grazia del ministero sacerdotale. Signore, benedici noi e benedici tutti gli uomini assetati e in ricerca.
Il Cuore di Gesù ci apra alla conoscenza del cuore della sua e nostra Madre, per conoscere ciò che ella conserva in sé di puro, giusto e santo. Amen.

+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 01/07/2011     Data Fine: