Carissimi,
«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per paura dei Giudei, venne Gesù in mezzo a loro» (Gv 20,19). Era sera, le menti ottenebrate dalla nube del dolore e dello sconforto. Sebbene la notizia della risurrezione avesse concesso qualche barlume di luce, il Signore non era ancora apparso splendente con la completa luminosità della sua luce. La paura aveva chiuso, a un tempo, la casa e i cuori dei discepoli, i cui sentimenti andavano alle innumerevoli meraviglie dei miracoli di Cristo e alle sue molteplici sofferenze. I cuori dei discepoli vivevano un continuo conflitto tra fede e dubbio, tra disperazione e speranza, tra debolezza e grandezza d’animo. Vedendo la lotta di tali pensieri, Gesù che li penetra e scruta nel segreto restituisce la pace, dicendo loro: Pace a voi.
Sono io. Non temete. Sono io quello crocifisso, morto e sepolto. Sono io, Dio per me stesso, uomo per amor vostro. Sono io vivo dai morti. Non temete: tu, Pietro, perché mi hai negato; tu, Giovanni, perché sei fuggito; voi tutti, perché mi avete abbandonato; perché non credete ancora, sebbene mi vediate.
Non temete, sono io, che vi ho chiamati per grazia, vi ho scelti mediante il perdono, vi ho sostenuti con l’affetto, vi ho portati con amore e ora vi accolgo con la sola bontà, perché un padre non sa vedere le colpe, quando accoglie il figlio; l’affetto, recupera i suoi» (cfr. Pietro Crisologo, Sermone 81 e 84).
Oggi come allora lo Spirito Santo ci introduce in una nuova vita, riscattandoci dalla mediocrità e dalle nostre paure, riaccendendo la nostra fede stanca e affievolita. Perciò, Gesù dichiara: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,22-23). Sentirsi perdonati fa nascere quella fiducia che sale dal nostro cuore nelle tentazioni e nelle avversità: è tale l’azione dello Spirito. Come pure l’umile pace che nasce in noi quando affrontiamo la prova è ancora opera dello Spirito; la dolce gioia del peccatore che si sa amato, più ancora dopo il suo errore e anche a causa del suo errore, è sempre presenza dello Spirito Santo. Infatti, lo Spirito è gioia senza limiti, la gioia delle profondità, la gioia stessa di Dio, che si nasconde dietro tante felicità superficiali che ci assalgono da ogni parte e ci allontanano facilmente da lui. Lo Spirito non fa paura, attira; non minaccia, rassicura; non accusa, perdona; non costringe, seduce; non forza, prende per mano con dolcezza.
«A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati». Il vangelo stabilisce un nesso tra lo Spirito santo e il perdono dei peccati. Il Risorto mostra ai discepoli le ferite delle mani e del costato, dona la pace e lo Spirito santo. Perdonare è dovere di tutti, è donare attraverso le ferite ricevute, è trasformare il male in un gesto di carità, è creare serenità con una sovrabbondanza di amore che vince l’odio e la violenza. Il Risorto ha vinto nella sua persona, con l’amore, il male subito e comunica la via per partecipare alla sua vita divina: vincere il male con il bene, rispondere alla cattiveria con la comprensione, far prevalere la grazia sulla vendetta.
Certo il dinamismo umano del perdono è lungo e faticoso. Perdonare esige la rinuncia alla volontà di vendicarsi, guardando chi ci ha offeso come un fratello. Ne consegue, così, la capacità di intravedere, non il semplice vedere; il guardare con speranza, con occhi capaci di sorprendere la semina più che le cose evidenti e finite.
La capacità di contemplare e fidarsi della sconvolgente debolezza delle cose sul nascere; il coraggio di essere spesso soli a vegliare sui primi passi degli incontri, degli avvicinamenti, soli a guardare lontano.
Vieni, luce vera. Vieni, vita eterna. Vieni, mistero nascosto. Vieni, tesoro senza nome. Vieni, realtà ineffabile. Vieni, volto incomprensibile. Vieni, letizia eterna. Vieni, luce senza sera. Vieni, attesa veritiera di quelli che devono essere salvati. Vieni, tu che desti quelli che sono addormentati. Vieni, resurrezione dei morti. Vieni, o potente che sempre fai e trasformi secondo il tuo volere…
Vieni, tu solo a chi è solo, perché io sono solo. Vieni, tu che in me sei diventato il desiderio stesso e mi hai spinto a desiderarti, tu, l’irraggiungibile! Vieni, mio respiro e mia vita, vieni, conforto della mia povera anima. Vieni, gioia, gloria e letizia senza fine!
Ti rendo grazie, perché sei diventato per me luce senza sera, sole senza tramonto. Non hai dove nasconderti e riempi l’universo della tua gloria. Mai ad alcuno ti sei nascosto, ma noi sempre ci nascondiamo a te e non vogliamo venire a te. Dove ti nasconderai, tu che in nessun luogo hai un posto per riposarti? E perché mai ti nasconderesti, tu che non hai mai distolto il volto da noi, né di alcuno mai ti sei vergognato?
Pianta dunque la tua tenda dentro di me, maestro! Abita, rimani senza sosta, senza separazione, sino alla fine in me, tu che sei buono, perché anch’io, quando uscirò dal mondo, mi ritrovi in te e possa regnare con te, che sei Dio sopra tutte le cose. Rimani, maestro, non lasciarmi solo! E allora i miei nemici che avanzano per divorare la mia anima ti trovino a dimorare in me, fuggano e non abbiano potere su di me, vedendo te, il più forte di tutti, seduto nella casa della mia povera anima (cfr. Simone il Nuovo Teologo, Preghiera mistica).
+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo