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Omelia per i funerali del Caporal maggiore David Tobini caduto in Afghanistan - Basilica Santa Maria degli Angeli, 27 luglio 2011

Luogo:

Predicatore:

Signor Presidente della Repubblica, 
Carissimi mamma Annarita, papà Stefano, Giorgio,   
Cari amici.

Stasera, Signore, siamo ancora qui per chiederti di non abbandonarci. Tu solo puoi sentire quanto è grande il nostro bisogno di te. Nazioni ricche condannano alla fame nazioni povere, nuovi dittatori conducono interi popoli all’odio, alla strage, alla dissoluzione. Donaci il coraggio, la forza e la fede in te.   
Come cantare le tue lodi dinanzi alla morte di un innocente e all’urlo disperato di una famiglia che vede strapparsi il figlio.         
Ancora una volta è nel Vangelo che ci vieni incontro e, prendendoci per mano, mostri che agisci nella nostra vita.           
Con le due parabole, appena ascoltate, quella del tesoro nascosto e della perla preziosa, Gesù ci dice che è scoccata l’ora decisiva della storia. Il tesoro nascosto, la perla preziosa è la presenza del Signore nella nostra vita.        
Un uomo scopre un tesoro: è il momento della sorpresa, cioè l’incontro con la lieta notizia che getta una luce nuova sulla vita e su tutte le cose. Poi l’uomo prende coscienza di ciò che ha trovato e passa all’azione: vende tutto quello che ha; è il momento del distacco, della conversione. Infine l’uomo, che tutto ha venduto per avere quel tesoro, vive in funzione di quel tesoro.
David aveva trovato il tesoro nascosto, la perla preziosa per cui vale la pena rinunciare a tutto. Sì, perché è l’amore il bene più prezioso da custodire e salvaguardare; è l’amore che può rinnovare vite tentate da stanchezza, insensibilità, indifferenza, egoismo. E David alimentava l’amore meditando ogni sera una pagina della Bibbia, che aveva portato con sé in Afghanistan.           
Nella professione militare aveva scelto di mettersi alla scuola dei piccoli, dei malati, degli emarginati. Amava ripetere quell’espressione della preghiera della Folgore: «la mia giovane vita è tua, Signore!».         
Non aveva paura di porsi le domande fondamentali sul valore dell’esistenza. Non gli bastavano risposte parziali, immediate, certamente più facili e comode, che possono dare qualche momento di felicità, ma che non portano alla vera gioia. Il suo cuore, finestra aperta sul futuro, in grado di anticipare il gusto di un avvenire sereno, considerava ogni persona una ricchezza da accogliere con stupore, convinto che chi non crede nell’uomo, non salverà né l’uomo né se stesso. 
Caro David, a nome della nostra Patria, particolarmente dei tuoi amici, di chi ti ha voluto bene e che tu hai tanto amato, di coloro che ti sono stati vicini e continuano la tua opera, noi ti diciamo grazie, per aver reso tutti più capaci di sperare e collaborare alla realizzazione di una sola famiglia umana.         
La pace rischia talvolta di essere considerata solo come frutto di accordi tra governi o di iniziative volte ad assicurare efficienti aiuti economici. E’ vero che la costruzione della pace esige la costante tessitura di contatti diplomatici, di scambi economici e tecnologici, di incontri culturali, di accordi su progetti comuni, come anche l’assunzione di impegni condivisi per arginare le minacce di tipo bellico e sradicare alla radice le ricorrenti tentazioni terroristiche. Ma perché tali sforzi possano produrre effetti duraturi, è necessario che si appoggino su valori radicati nell’amore alla vita. 
Carissimi, i nostri soldati, custodi della vita, presenti nei teatri operativi, con serietà e determinazione, anche per salvaguardare il significativo ruolo internazionale dell’Italia, non sono certo aiutati né dalle nostre sensibilità altalenanti, né da interessi di parte, né da comportamenti intenti solo a mercanteggiare. Se aprissimo la mente e il cuore alle lacrime e al sangue dei nostri militari favoriremmo una maggiore comprensione reciproca e una ricerca comune del bene che unisce. Purtroppo, corriamo il rischio serio, che ci si possa accontentare di ciò che abbiamo, considerandoci degli arrivati, chiudendoci in un isolamento egoistico di fronte alla storia che matura, cadendo nella superficialità, nell’abitudine e nell’insipienza. 
Occorre proteggere l’orizzonte dell’umanità e mostrare come la fiducia nelle istituzioni internazionali sia l’unica possibilità per uscire dalla logica chiusa delle nazioni. Solo motivazioni di carattere etico, cioè la consapevolezza di appartenere all’umanità in quanto tale, possono aprire l’animo alla conoscenza del vero bene umano. 
Ogni problema pratico e politico è problema spirituale e morale, e in questa direzione va posto, trattato e gradualmente risolto. Qui l’opera è degli educatori, che non sono solo maestri di scuola e pedagoghi, ma tutti i cittadini, perché tutti siamo e dobbiamo e possiamo essere veri educatori, ciascuno nel proprio ambiente e innanzitutto verso se stesso. 
    
Signore Gesù, 
ti affidiamo i nostri amati giovani militari, 
che in ogni tempo e luogo,  
e ancora oggi, in ogni angolo della terra 
soffrono e donano la vita, 
vittime della violenza e del terrore. 
Mentre ammiriamo il valore della loro esistenza, 
pur tra infinite prove e ingiuste persecuzioni, 
ti preghiamo di donare anche a noi, 
una scintilla della tua luce 
e una goccia di quel coraggio  
che può trasformarci in operatori di pace,       
in umili e decisi carpentieri della giustizia, 
anche a prezzo della vita. 
Amen.  

+Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 27/07/2011     Data Fine:

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