Papa Wojtyla e quell'appello a sostenere chi è aggredito

Avvenire, 2 giugno

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Cosa pensava Giovanni Paolo II della vita militare?


Papa Wojtyla, 25 anni fa, ha dato alla Chiesa la prima Costituzione apostolica sull’assistenza spirituale al mondo militare, la Spirituali militum curae, ma è stato autore di una vera e propria “enciclica militare”, un grande documento orale annunciato in ogni caserma, su ogni nave e aeroporto. Per il Pontefice: «Il nucleo della vocazione militare è la difesa del bene, della verità e soprattutto di quelli che sono aggrediti ingiustamente» (2 aprile del 1989).

 

E della guerra?


Pur considerando la guerra legittima, come ultima ratio, ha sempre chiesto di affidare il ristabilimento dell’ordine internazionale all’ONU, perché ogni contenzioso fosse risolto in maniera collegiale e incruenta. Il suo grido “mai più la guerra” invocava una pace giusta, acquisita con il diritto internazionale, il dialogo leale, la solidarietà fra gli Stati, l’esercizio nobile della diplomazia. La popolazione civile andava sempre difesa con interventi umanitari e, solo dinanzi al fallimento dello strumento diplomatico e di altre soluzioni, il Papa considerava doveroso fermare l’aggressione anche con la presenza militare, a difesa del bene comune universale e dei diritti umani.

 

Il Pontefice che ha segnato così profondamente la storia non ha avuto paura di mostrare la sua malattia. Che cosa insegna il Beato alla Chiesa Ordinariato?


Il ministero pastorale nella Chiesa non dipende dalle nostre forze o capacità, ma viene sempre e solo da Dio ed è frutto della sua grazia. Senza condividere la passione di Cristo non si può annunciare il Vangelo in modo fruttuoso e santificante.

 

Come Giovanni Paolo II è modello per i militari?


Penso all’impegno appassionato per l’accoglienza e allo stile di gratuità, radici della nostra cultura. La famiglia militare è ricca di umanità e, pur tra rinunce e sacrifici, sa ospitare più che rifiutare, donare più che trattenere, costruire più che distruggere. E ciò non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo.

 

Giuseppina Avolio

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