In vacanza con i Salmi

Lettera ai cappellani - Roma, 11 luglio 2011

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Carissimi,


all’inizio del periodo estivo, desidero condividere con voi qualche breve considerazione.
Nella Lettera pastorale “Educare alla santificazione del tempo” ho sottolineato come il tempo non sia un puro succedersi di attimi, bensì la condizione che rende possibile la realizzazione della persona in una società sempre più frettolosa. La sfida che ci sta davanti esige di vivere il tempo in modo diverso, dando una regola di vita al quotidiano, senza lasciarci travolgere dalla cultura dell’immediato.
Il nostro ministero è chiamato a trasferire il tempo nel Mistero, annunciando l’opera del Signore nella comunità degli uomini. E noi, discepoli alla scuola del Maestro, particolarmente nella stagione estiva, non dobbiamo trascurare i momenti di solitudine e preghiera.
«Venite in disparte e riposatevi un poco»: è l’invito del Signore che rivela il segreto della pace nella prova, del riposo nella fatica, della libertà nella contraddizione.
Tutti avvertiamo la necessità di una pausa, ma come viverla? Certo non in maniera dissipata e spensierata. Potremmo farci aiutare dalla preghiera dei salmi, accettando di lasciarci incontrare dalla presenza di Dio sia nello splendore del creato, sia nella mirabile celebrazione della salvezza nella storia umana. Scopriremo una sorpresa divina: non sono la sapienza e l’intelligenza terrena a dirci il senso della vita; non sono la forza del potere o l’ebbrezza del piacere a donarci la felicità, ma le creature da amare, consapevoli che non sono nostre ma di Dio e, dunque, di tutti.
Inoltrarsi nella preghiera dei salmi, scoprendola come poesia dell’anima, diventa intimità spirituale che canta la lode di un’esistenza di grazia e di peccato. Cristo prende su di sé ogni stanchezza o affanno, il peso della fatica giornaliera. In lui, orante dei salmi, impariamo a respirare le sorprese del Creatore che parla ai nostri sensi, luogo di gioia e di festa. La pausa estiva si può arricchire di un peregrinare interiore, che porta là dove non si può, spinge a guardare dove non si vede e perciò capace di sperimentare la loquacità del silenzio: è lì che parla Dio. La Parola ci allontana dall’assillo che tutto dipenda da noi e ci spinge a distinguere la fecondità dall’efficacia pastorale: questa è calcolabile e prevedibile, mentre la prima è sempre una sorpresa.
Lo stupore diventa, così, il sale della vita. Senza di esso il cuore si fa arido e arrogante chiudendosi nelle proprie gratificazioni. Chi è pieno di ammirazione ringrazia, gode e si santifica nel ministero perché vede non le sue ma le opere di Dio donate gratuitamente.
In un cuore libero, fedele e perseverante abita la speranza contro ogni speranza, un respiro capace di orizzonti nuovi. Nulla potrà mai separarci dall’amore del Creatore e dal Vangelo di Gesù che ce lo ha narrato.
Nel benedire le comunità a voi affidate, tutti saluto cordialmente.

 

+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 11/07/2011     Data Fine: