Il perdono, resurrezione quotidiana

Omelia per la S. Messa a conclusione dell'annuale Pellegrinaggio militare interforze al Santuario di Pietralba - 11 settembre 2011

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Carissimi,
la parabola ora ascoltata ci invita a riconoscere e condannare i nostri peccati, e perdonare quelli degli altri. Colui, infatti, che riconosce i propri peccati è più disposto a perdonare al fratello e non solo con la bocca, ma di cuore.
Il perdono si coglie nello spazio della libertà di amare e percorre due strade complementari: la correzione fraterna e la misericordia senza limiti. La correzione è la pedagogia del perdono, mentre la misericordia è il vangelo del perdono.   
Perdonare è umanamente difficile ma Dio per primo ha perdonato, perdonare ci chiede di perdonare. «Ogni giorno - scrive Sant’Agostino - bussiamo con la preghiera alle orecchie di Dio, ogni giorno ci prostriamo e diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12). Quali debiti? Tutti o soltanto una parte?  Risponderai: «Tutti». Così farai dunque con il tuo debitore. Stabilisci una regola, poni questa condizione; ti ricordi di questo patto e di quest’accordo quando preghi e dici: «Rimetti a noi, come anche noi rimettiamo ai nostri debitori» (Discorsi 83,2.4).   
Ciascuno si trova, nei confronti del fratello, nella situazione del servo cui è stato condonato il debito inestinguibile. Che sia condonato il debito immenso significa che il perdono non può limitarsi a perdonare ciò che è scusabile, ma che è tale quando perdona ciò che potrebbe sembrare imperdonabile. Perdonare l’imperdonabile anche questo sta all’interno della misura del perdono cristiano.
Il perdono non è una legge, ma una possibilità senza limiti offerta alla fede e alla libertà di ciascuno. Come gesto non libero, non sarebbe gesto di amore e non saprebbe manifestare al concreto la misericordia e la gratuità di Dio.       
«Li prendiamo talmente alla leggera i nostri rapporti con gli altri. Diventiamo insensibili, e pensiamo che quando non nutriamo pensieri cattivi contro qualcuno è come se l’avessimo perdonato. E dimentichiamo del tutto che non abbiamo nessun pensiero buono a suo riguardo.
Invece, perdonare significa aver solo pensieri buoni nei confronti dell’altro; significa portare l’altro. Ed è proprio questo che noi evitiamo; noi non portiamo l’altro, ma gli passiamo accanto e finiamo per assuefarci al suo silenzio.
Ciò che conta è il portare l’altro in tutto, in tutte le sfaccettature del suo carattere, anche quelle difficili e sgradevoli, e tacere dei suoi torti e dei suoi peccati, anche quelli commessi contro di noi; portare e amare senza desistere: questo si avvicina al perdono» (D. Bonhoeffer, Memoria e fedeltà, Qiqajon, Magnano 1995, 94-98).  
Proviamo a chiederci se non ci sia nella nostra famiglia, qualcuno a cui non abbiamo perdonato il torto che ci ha fatto; qualcuno dal quale ci siamo allontanati pensando: «No, con questa persona non posso avere più niente in comune».     
Tante unioni oggi vanno in crisi di fronte alle prime difficoltà, perché tra i coniugi non c’è capacità di perdonarsi, di assolversi reciprocamente, di accettare i limiti dell’altro e riconoscere i propri. Eppure non possiamo solo considerarci creditori di perdono (sempre l’altro sbaglia verso di me), ma anche debitori. Passare, perciò, dal “ti perdono” al “perdonami”. Perdonare è una sorta di risurrezione permanente; è tornare a vivere nella serenità e nella pace, rassomigliando a Dio che non esaurisce mai l’amore verso di noi.   
Care famiglie, se cominciamo a gustare la bellezza del perdono nel nostro mondo familiare, saremo pronti a compiere gesti più coraggiosi, dove non ci saranno sdegno e indignazione ma coraggio della verità che libera e rasserena. Che fare, ad esempio, quando uno scopre di essere stato tradito dal coniuge? Perdonare o separarsi? E’ una questione troppo delicata. La persona deve scoprire in se stessa cosa fare. Però, con l’aiuto della grazia, ci sono esempi di vita in cui la parte offesa ha trovato, nell’amore per l’altro e nell’aiuto della preghiera, la forza di perdonare il coniuge che aveva sbagliato e che era pentito. Un matrimonio può sempre rinascere.         
Invece - come ammonisce S. Paolo troppo spesso - viviamo per noi stessi e desideriamo che gli altri vivano in vista del nostro vantaggio e per soddisfare i nostri bisogni. Talora facciamo fatica a riconoscere ai nostri familiari il diritto di vivere interamente la loro esistenza al cospetto non delle nostre attese ma di quelle ben più segrete di Dio, che è il Signore dei morti e dei vivi.        
Secondo il Siracide, il perdono non è possibile, se non a partire dalla memoria della morte: «Ricordati della tua fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti» (Sir 28,6-7). Infatti, rancore e ira sono possibili e durevoli solo se si pensa di avere un qualche diritto sulla vita dell’altro, come quel tale che dopo aver ricevuto misericordia prese il servo per il collo e lo soffocava. Se viviamo per noi stessi, necessariamente, avremo bisogno di soffocare il nostro fratello per il suo piccolo debito di cento denari e questo perché, in realtà, non siamo consci dei diecimila talenti che ci sono stati appena condonati... e ciò può avvenire ogni giorno.
Ci sarà sempre la tendenza a pensare ai difetti degli altri, a ricordarsi del loro passato, a volerli diversi da come sono… Occorre far l’abitudine a vederli con occhio nuovo, accettandoli sempre, subito e fino in fondo, anche se non si pentono. Si dirà: «Ma ciò è difficile». Si capisce. Ma qui è il bello del cristianesimo. Non per nulla siamo alla sequela di Cristo che, sulla croce, ha chiesto perdono al Padre per coloro che gli avevano dato la morte, ed è risorto.
Nel perdono noi incontriamo Cristo.        
Quando due o tre si guardano con verità, lì c’è Cristo.     
Quando un uomo dice a una donna: tu sei vita della mia vita, lì c’è Cristo.  
Quando un genitore e un figlio si ascoltano e dialogano con amore, lì c’è Cristo. 
Quando l’amico paga all’amico il debito del reciproco affetto, lì c’è Cristo, l’uomo perfetto, il fine della storia umana, gioia di ogni cuore, pienezza delle aspirazioni, forza che ti fa partire, energia che ti mette in cammino verso l’altro. Se tuo fratello commette una colpa, tu va... esci, prendi il sentiero, bussa alla porta del suo cuore. Non aver paura. Gesù è la via che conduce gli uni verso gli altri.          
La Vergine del perdono ci protegga e custodisca sempre.

+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 11/09/2011     Data Fine:

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