L'incontro che cambia la vita

Omelia per la S. Messa della Festa di San Matteo, Patrono della Guardia di Finanza - Cattedrale di Genova, 22 settembre 2011

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Carissimi,

nel Vangelo odierno Matteo racconta la propria vocazione. L’evangelista presenta se stesso come un pubblicano perdonato e fa capire in che cosa consiste la vocazione del cristiano. Il banco delle imposte dove sedeva Matteo poteva essere anche considerato una comoda poltrona e un buon mestiere, che garantiva un reddito sicuro e un discreto prestigio. Ma Gesù, con un imperativo categorico, gli dice: «Seguimi».      
La festa che celebriamo è un invito alla testimonianza cristiana, ricordando quanto sia impegnativo, essere fedeli al Signore nell’uso dei beni materiali.     
Alla scuola di Matteo, come possiamo seguire oggi i passi di Gesù? Penso alla sobrietà quale stile di vita e atteggiamento corretto nei confronti dei beni materiali e del loro uso. Ben più di un semplice accontentarsi di quanto si ha o della capacità di non sprecare, la sobrietà ha una dimensione interiore, abbraccia un modo di vedere la realtà circostante che discerne i bisogni autentici, evita gli eccessi, sa dare il giusto peso alle cose e alle persone.  
Sobrietà a livello personale significa riconoscimento e accettazione del limite, consapevolezza che non tutto ciò che ho la possibilità di ottenere devo, forzatamente trascinare in mio possesso; la capacità di rinuncia volontaria a qualcosa in nome di un principio eticamente più alto obbliga a interrogarsi sulla scala di valori sulla quale giudichiamo le nostre e le altrui azioni.          
La moderazione è la forza d’animo di chi sa subordinare alcuni desideri per valorizzarne altri, di chi sa riconoscere il valore di ogni cosa e non solo il suo prezzo di chi orienta la propria esistenza verso prospettive non ossessionate da un incessante di più, di chi sa dire con convinzione non tutto, non subito, non sempre di più. Sobrietà è la forza interiore di chi sa distogliere lo sguardo dal proprio interesse particolare e allargare il cuore e il respiro a una dimensione più ampia.         
La sobrietà, poi, è gemella della complementarietà e consente una visione nuova dei rapporti interpersonali, rivalutando la tradizione - legame imprescindibile con il passato e presupposto di un agire responsabile nei confronti delle generazioni future - e rendendo gli individui consapevoli di appartenere a un’organizzazione sociale fatta di relazioni interpersonali e intergenerazionali.          
Di qui il senso di una nuova etica della responsabilità che non si limita ai contemporanei o al proprio gruppo, ma si estende alle persone appartenenti a generazioni diverse. Le risorse che si ricevono in eredità dalle generazioni passate devono essere trasmesse a quelle future tramite una gestione oculata; ciò rappresenta la condizione di sopravvivenza comune a tutte le generazioni.   
Il soggetto di questa etica della responsabilità non è più l’uomo singolo, ma l’umanità tutta; la dimensione di riferimento non è quella individuale, bensì quella collettiva. 
L’economia funziona veramente bene solo se procede in modo umano nel rispetto dell’altro con le diverse dimensioni: responsabilità per la propria Nazione e non solo per se stesso, responsabilità per il mondo. La nazione non sta in sé, anche l’Europa non sta in sé, ma è responsabile per l’intera umanità e deve pensare ad affrontare i problemi economici sempre in questa chiave di responsabilità anche per le altre parti del mondo, per quelle che soffrono, hanno sete e fame e non hanno futuro.       
A riguardo sembrerebbe opportuno investire sulla crescita integrale dei più poveri, inserendoli a pieno diritto nella comunità dei popoli. Non a caso è auspicabile il superamento dell’attuale crisi non con la creazione di una nuova “bolla” finanziaria che utilizzi l’unica liquidità disponibile, in particolare quella cinese, ma elaborando piani di rilancio dell’economia, aiutando non solo le banche a spese dei contribuenti, ma anche i piccoli imprenditori, le famiglie, investendo sullo sviluppo dei Paesi poveri, per metterli in condizione di partecipare al piano di risanamento globale, senza lasciarli ancora una volta ai margini del benessere.           
Rendere protagonisti i poveri del proprio sviluppo implicherà un progetto che dovrà essere finanziato a lungo termine e a tassi molto bassi, per generare in questi Paesi, col coinvolgimento democratico della società civile, lo sviluppo. I rischi sarebbero limitati, perché i poveri danno a garanzia la loro stessa vita.       
Amico che ascolti: quando ti lascerai raggiungere e amare dal Signore? Troppe volte ci avviciniamo a Dio come quando compiliamo la dichiarazione dei redditi: meno si dichiara e meno si paga. Il Signore ti viene a cercare per offrirti amore; questo Dio che soffre come un amante ferito quando non è ricambiato, ci aspetta. Per quanto tempo fuggiremo l’unica persona che davvero ci può rendere felici? San Matteo, di cui oggi ricordiamo la festa liturgica, t’insegni cosa significa ottenere una misericordia bruciante, che ti fa alzare e lasciare tutto ciò che credevi essenziale alla tua vita.  

O Dio, che hai scelto Matteo il pubblicano e lo hai costituito apostolo del Vangelo e nostro Patrono, concedi anche a noi, per il suo esempio e la sua intercessione di corrispondere alla vocazione cristiana e di seguirti fedelmente in tutti i giorni della nostra vita.

+Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 22/09/2011     Data Fine:

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