Carissimi,
nel Vangelo di oggi, Gesù pone ai discepoli la doppia domanda che gli sta a cuore: «Chi sono io secondo la gente?... Ma voi chi dite che io sia?». Pone questa domanda uscendo dalla preghiera, come se quegli istanti di intimità con il Padre dovessero renderlo più trasparente agli occhi dei discepoli. La risposta è bella e confortante: Gesù non lascia indifferente nessuno, emerge come un profeta, che parla le parole di Dio. La risposta della gente è bella, ma sbagliata: Gesù è una figura del passato che ritorna, un nome in più nella lunga lista dei profeti, uno riconducibile a cose già viste, a parole già sentite.
«Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde di slancio: «Tu sei il Cristo di Dio». Non un profeta come gli altri, neppure il più grande tra loro, tu sei il volto, il cuore, la presenza di Dio.
Pietro è incapace di dire di più. Sarà Gesù ad aggiungere una precisazione, non solo importante, ma decisiva. Una precisazione così poco accettabile che Gesù la confida ai soli discepoli e per di più sotto forma di segreto: «E’ necessario che il Figlio dell’uomo soffra molto, sia condannato, messo a morte e risorga il terzo giorno».
Ecco i tratti con i quali Gesù si presenta e senza i quali non può essere riconosciuto. Segue, perciò, la reazione dei discepoli, primo fra tutti Pietro, che protestano contro la prospettiva della croce. Per riconoscere veramente Gesù occorre non solo guardarlo, scrutarlo, ma anche andare dietro di lui: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce ogni giorno e mi segua».
Purtroppo ai nostri giorni il dono di se, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere e della solidarietà comporta rinuncia e sono sempre meno condivisi. Il progresso non sa e non vuole sapere più nulla del dolore e dell’odio che ferisce i nostri affetti più sacri e più cari. La superbia dell’io che si fa legge a se stesso, presa da una competizione senza scrupoli, rifiuta ogni consapevolezza della presenza del male nell’animo umano. Perciò a ogni sofferenza e violenza si cerca la motivazione sociale ed economica, come pure i fattori ambientali e psicologici, tanto che l’ingiustizia viene scusata e l’odio viene giustificato. L’ideologia del progresso tende a rimuovere ogni riferimento alla croce. Il cristianesimo richiama l’amore crocifisso e sa andare oltre l’orrore dell’odio, dicendo all’uomo di non credere soltanto in se stesso, ma aprirsi alla trascendenza divina. Chi perde l’umiltà toglie dalla storia ogni germe di compassione.
Gesù è il Signore, ma crocifisso. «Egli ordinò loro severamente di non dire nulla a nessuno». Perché tacere, anziché gridare dai tetti che è finita l’attesa, che è giunta la risposta di Dio? Perché manca ancora un tassello, ma ciò che manca è enorme, manca la chiave che rende comprensibile tutto il resto, manca la croce. Di Gesù può parlare solo chi ha scelto di andare dietro di lui, prendendo la propria croce ogni giorno. Chi è Gesù se non l’amore del Padre? E qual è il massimo amore se non quello di donare la propria vita? Come riconoscere l’amore se non donando la propria vita, come fa Gesù? Ecco la testimonianza del nostro Salvo D’Acquisto, specchio e modello di sicura imitazione: offrirsi per salvare ventidue persone innocenti. Un gesto, che è il compendio di una vita breve, intensa e generosa. Com’è vissuto così è morto.
Non un momento episodico ma il senso di una testimonianza di amore, che rende sacro quel gesto, col proprio ideale cristiano e umano, con la propria divisa, indossata con dignità, in difesa di un’umanità e di una patria più degna. Un gesto, il suo, che diventa speranza e certezza per coloro, che nell’eco nella coscienza, risvegliano i valori del sacrificio, che l’umanità ha perso e che un giovane vicebrigadiere ha vissuto senza clamore, con la semplice e totale offerta di sé, scelta per essere discepolo del Signore.
L’attualità di Salvo, allora, è nell’indicare la coerenza di essere impegnati al servizio del bene comune, custodi della concordia civile, messaggeri di quella pace, che racchiude mitezza e serenità, pur nella consapevolezza delle furbizie e delle asprezze che gli altri lasciano sulla tua strada. «Ecco perché - come affermato dal Comandante Generale - Salvo D’Acquisto è l’impareggiabile testimone di quel provvedere che costituisce l’essenza del servizio di ogni Carabiniere che, tra le mille difficoltà del vivere quotidiano e il diffuso smarrimento dei valori, si impegna nella costruzione di una società ordinata e operosa in cui possono trovare concreta realizzazione i sogni e le speranze dei nostri figli».
Cari amici,
la vostra fede, la gioia del dovere compiuto, il proposito di servire con sempre maggiore umanità e prontezza, riempiano di fedeltà i vostri cuori. Dio non abbandona mai quelli che lo servono nei più deboli e indifesi con animo leale e cuore sincero. Ardua e indispensabile la vostra professione. Sappiate viverla con passione e determinazione, ispirandovi alla Virgo fidelis, celeste patrona, tenerissima come nessun’altra madre, ma ferma come torre d’avorio nella protezione di chi è aggredito da ogni forma d’ingiustizia e violenza.
+Vincenzo Pelvi
Arcivescovo