Incerta omnia, sola mors certa

Omelia per la S. Messa al Cimitero del Verano - Roma, 2 novembre 2011

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Carissimi,


facendo memoria dei morti, dei nostri soldati defunti, abbiamo ascoltato la Parola di Dio dove la morte di Gesù viene presentata come evento che dimostra l’amore di Dio (Rm 5,8). Un amore che ha la forma e la figura di Gesù Cristo, il quale - come ricordava il Vangelo - non perde nulla di quanto il Padre gli ha dato (Gv 6,39), perché egli vive per noi e non per se stesso. Aver fede significa fare dell’amore il luogo in cui la morte viene messa al servizio della vita, anzitutto della vita degli altri.
Perché abbiamo paura della morte ed evitiamo di pensare ad essa? Forse perché si impone come limite al nostro delirio di onnipotenza. La stessa parola è tabù e si è mutata in scomparsa, perdita, dipartita.          
Essere coscienti della morte, della propria condizione mortale, sviluppa una vita tranquilla, che relativizza gioie e dolori. Se qualcuno vuole conoscere se stesso si interroghi sulla morte.
In noi, infatti, non c’è solo l’angoscia del dover morire, ma anche l’aspetto misterioso per cui la morte viene affrontata serenamente da colui che, per un ideale da perseguire, per amore di una persona, dona la vita. Il paradosso è che chi ha una ragione per morire, per dare la vita, ha anche una ragione per vivere. Chi muore per un'altra persona, per la libertà e la giustizia, per una causa che lo eccede, trova in se le risorse per andare oltre la paura della morte.              
Lo insegnano i nostri militari che con il sacrificio della vita fanno emergere dimensioni di eroismo e dedizione che attestano la grandezza della persona. La loro memoria ci fa rientrare in noi stessi e ci convince che la morte è la porta stretta della verità.  
Per noi la memoria dei defunti passa attraverso la memoria di alcune persone care e amate che ci hanno lasciato e che, morendo, hanno fatto morire anche qualcosa di noi. E in tale memoria esse ci indicano la via della vita, l’essenziale del vivere: l’amore. Così noi assistiamo all’umanissimo e dolente miracolo per cui coloro che, morendo, hanno fatto fare a noi vivi un’esperienza della morte, costoro, nel nostro silenzioso ricordo, ritrovano parola in noi e ci guidano al centro dell’esistenza, ci insegnano a vivere, cioè ad amare quei volti e quei nomi che ci stanno accanto, che hanno vincolato e accordato la loro vita alla nostra.  
E’ attraverso l’esperienza di perdite, di interruzioni, di separazioni, di distacchi, di lutti, che scopriamo la preziosità dell’altro per noi, l’essenzialità dell’amore come unico necessario, come unica parola che può dar senso al vivere e al morire. Ed è attraverso la nostra morte, che noi potremo vedere faccia a faccia Colui che non perde nessuno di quanti il Padre gli ha affidato, Colui il cui amore è più forte della morte (Gv 6,39). 
Rievocando tra poco, alla stazione Termini, il viaggio del corpo del milite ignoto, simbolo dei soldati mai tornati dalle trincee, ascoltiamo il ricordo di coloro che morirono per l’Italia, considerando la vita della Patria talmente preziosa che anche la loro morte esprime ancora oggi un senso di unità nazionale.       
«Chi ama i fratelli è passato dalla morte alla vita» (cfr. 1Gv 3,14). Amare, qui e oggi, è per noi credenti testimonianza della resurrezione.
«Alleluia! Nella città del cielo vivono i nostri genitori, i nostri amici carissimi e intercedono Dio per noi. Attendono il nostro arrivo e, per quanto possono, affrettano la nostra corsa verso il cielo. Innalziamo verso di loro i nostri cuori e le nostre mani, andiamo oltre a tutto ciò che è destinato a passare… Andremo nella terra dei viventi! (cfr. Sal 116,9). Benedetta l’ora nella quale entreremo su questa terra in cui il Signore passerà a servirci mentre gli angeli gioiranno insieme ai santi. In quel giorno Dio si manifesterà a noi e a tutti i suoi amici, asciugherà ogni lacrima dagli occhi dei santi (cfr. Ap 7,17; 21,4), renderà loro grandi cose in cambio di piccole; la gioia in cambio di cose destinate a scomparire» (Un monaco del XII secolo).
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi nell’ora della nostra morte.

+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 02/11/2011     Data Fine: