Il servizio, debito e dono

Omelia per la S. Messa della Virgo Fidelis, Patrona dei Carabinieri - Comando Legione Allievi Carabinieri di Roma, 21 novembre 2011

Luogo:

Predicatore:

Carissimi,

Gesù è considerato pazzo. Per il Signore è un complimento, perché egli è toccato da quella pazzia che sgorga da un amore che viene da altrove, estraneo al nostro ritmo. I filosofi antichi dicevano che l’amore è una divina follia. Gesù è folle di questa divina follia, annunciando che l’intera famiglia umana è il prossimo da amare.      
«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?... chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre» (Mc 3,33.35): le parole del Vangelo sembrano effettivamente strane, ma se ci lasciamo condurre da Cristo comprendiamo di essere chiamati a costruire una sola famiglia umana, di là dalla carne e del sangue.  
Dall’io al tu, dalla famiglia alla società: è la nuova architettura del mondo, dove ritroviamo il nostro io, non più diviso, in fuga e impaurito, ma aperto a vincoli d’amore limpido, accogliente, senza inganno e violenza.  
Cari amici dell’Arma dei Carabinieri, mi piace considerare la vostra esistenza tenendo sullo sfondo la parola di Dio appena annunciata: «Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». Un’espressione questa che rivela come fra persone umane possano esistere dei rapporti non meno profondi e intensi di quelli di sangue. Esiste una “consanguineità” spirituale, oltre a quella biologica. 
Non siete voi la testimonianza di una “consanguineità” di ordine spirituale che vi fa vivere l’Arma in un’appartenenza reciproca? La stessa divisa che portate è il segno nobile di questo legame insostituibile e invisibile.  L’Arma vi apre, infatti, a quella consanguineità che è esperienza di una fraternità trascendente, condivisione degli stessi ideali, responsabilità comune. Con la vostra professione partecipate al dialogo e alla coesione sociale, riconoscendo nell’altro non solo un collega di lavoro, bensì un fratello e un aiuto. La fraternità non va perseguita come qualcosa che si aggiunge dall’esterno all’impegno, ma abita nel cuore che considera pacificante spendersi per una società migliore.
Sappiamo che l’umanità è la più incline alla discordia per passione e la più socievole per natura. Che cosa unisce le persone rendendole un popolo, se non la concorde partecipazione degli interessi che persegue. E quindi la consanguineità di un popolo è misurata dalla qualità degli interessi che persegue: tanto più alta quanto più alti i valori condivisi.  
Esporsi all’altro, conoscere le persone dell’Arma è un movimento che immette in un circuito di gratuità che rafforza l’intesa e incoraggia a dare la propria presenza fino al dono della vita. Ne consegue che il vostro prezioso servizio agli altri è come un debito e un dono nello stesso tempo. Di fronte all’altro ogni Carabiniere depone la sovranità del proprio io per poter dire  “noi siamo l’Arma”. Posso incontrare o rifiutare l’altro che mi sta accanto, avvicinarlo o escluderlo: se lo avvicino, gli riconosco la vita, se lo escludo, è come dichiararlo inesistente. L’etica dell’Arma è l’etica della vita e del bene comune.
Ciò comporta un cambiamento di mentalità mai pienamente raggiunto. Ciascuno senta come dovere di coscienza l’impegno etico della consanguineità universale, che non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, ma la determinazione ferma e permanente di impegnarsi per il bene di tutti e di ciascuno.             
Occorre superare pregiudizi, ristrettezze di visione, interessi culturali e sociali, educarsi alla pace con Dio, con se stessi, con gli altri, con la natura, acquisendo uno stile di vita sobrio e più ricco di condivisione.         
A voi Carabinieri spetta l’impegno gravoso ma esaltante di immettere un saldo fondamento etico nelle decisioni e istituzioni economiche e politiche, nazionali e internazionali, necessarie nel prossimo futuro. Operare in questa direzione è offrire il proprio contributo alla civiltà dell’amore. 
Il posto del Carabiniere è là dove l’umanità è lacerata a causa dell’illegalità, dell’emarginazione, delle difficoltà della vita. Dove vi sono gruppi umani che si escludono, che sono in conflitto, voi siete lì, al di sopra di queste fratture, credendo fermamente che, grazie alla vostra professione generosa e lungimirante, la riconciliazione sia possibile. Ci sia tra voi un circuito di benevolenza che vi lega alla gente con un anello di affetto, di simpatia, di solidarietà, di stima che non ha paragone.
Questa responsabilità accende la fraternità. Siamo umani, provvisori, mortali, siamo piccola cosa, ma proprio per questo abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo bisogno di senso. E solo la relazione, la comunione, la consanguineità, l’amore può dare senso a ciascuno di noi.
Il vostro servizio, perciò, sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che può rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre ingiustizia che ha bisogno di aiuto. Sempre ci saranno situazioni di disagio nelle quali è indispensabile la vostra presenza concreta ed efficace. Voi siete ogni giorno come ambasciatori impegnati a neutralizzare le forze disgregatrici che impediscono l’esistenza serena e lo sviluppo integrale di un popolo.  
Cari amici dell’Arma, nel vostro vivere quotidiano sia evidente e luminosa la vostra unità, la fedeltà, l’eroismo fino al sacrificio della vita, la vicinanza e la difesa dei più deboli. Che la Virgo fidelis vi custodisca sempre nella vostra delicata ma bella missione.

+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 21/11/2011     Data Fine: