Tra cielo e terra

Intervento alla presentazione del Calendario storico dell'Arma dei Carabinieri - Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, 30 novembre 2011

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Predicatore:

La figura del parroco, con l’evento di questa mattina, torna alla ribalta. Perché - ci si chiede - quest’uomo non in carriera, non potente, non sposato, non umanamente importante, occupato in questioni da molti ritenute desuete, attira l’attenzione, incuriosisce, è interpellato? La risposta è semplice. Perché nella stanchezza di una cultura materialistica il bisogno di fare posto all’anima è maggiormente avvertito. Egli si presenta come assertore di certezze e testimone di realtà spirituali.
Accanto al medico, al sindaco, al maresciallo, è come una fonte che è al centro del paese, corrosa dal tempo, ma ricca di acqua pura per la sorgente lontana che lo alimenta. Vecchio o giovane che sia, vive di Dio e lo indica agli altri, la sua presenza è una benedizione.
Il parroco lo incontri a ogni ora, in chiesa, in famiglia, nei palazzi e nei vicoli del quartiere per invitare, incoraggiare, confortare e proteggere. Il suo ministero, avvolto da pacificante interiorità e nascoste lacrime, non conosce sosta nel raccontare le grandi tradizioni e aprire orizzonti di futuro per il suo popolo.
Segnato da stanchezza, continua ad avere per cuore le persone, per intuito la concretezza, per respiro la rinuncia, per linguaggio l’accoglienza, per scelta la sobrietà. Credibile testimone della fede, uomo della compagnia è coraggioso seminatore di speranza. E’ il viandante non solo per l’inquietudine dell’eterno, che possiede in comune con ogni uomo, ma per vocazione e offerta. Si dona tutto a tutti, e lui non si può mai abbandonare interamente a nessuna creatura. È un pane di comunione che tutti possono mangiare, ma di cui nessuno ha l’esclusiva.
La diffidenza, i pregiudizi come le resistenze sono ostacoli davanti ai quali impugna l’arma del calore umano e della paterna benevolenza, capace di intuire domande inespresse e fatiche del vivere quotidiano.   
Chi riesce a proporre, nella complessità odierna, una scala di valori per la vita civile? Chi tiene in vita il volto autenticamente umano di quartieri che soffrono un colpevole abbandono? Chi incide nel tessuto di un territorio con stile di gratuità e condivisione? Chi diventa prossimo a barboni e sieropositivi, nomadi e immigrati? E che ne sarebbe di bambini dimenticati e anziani abbandonati, di tanti ammalati, disoccupati e di famiglie divise senza quel parroco sul cui volto è descritta la ricchezza di quella genuina umanità, fatta di benevolenza e familiarità, dolore e tenerezza, singhiozzo e sorriso, lutto e festa. I fedeli ritrovano in lui il medico e l’insegnante, il sindaco e il maresciallo.   
Uomo ordinario, simile a tutti gli altri, chiamato a diventare il Cristo quando alza la mano sulla fronte di un peccatore che domanda perdono o quando prende il pane fra le mani e lo distribuisce o quando alza il calice e ripete l’azione insondabile del Signore.   
Nel parroco confluiscono gli elementi più contrastanti: umanità e divinità, tempo ed eternità, forza e debolezza, grandezza e miseria. Può sembrare rozzo, inesperto, senza vera dignità, privo di gioia e di misura, tormentato e disperato ma riesce a dare a piene mani la pace di cui è sprovvisto.   
Umile, dimesso, di nessun prestigio sociale ha la pazienza nel sopportare ogni sopruso e con la bontà e la mitezza riesce ad attirare le persone e condurle a Dio. Essere prete è arduo ma esaltante, perché permette di agganciare la terra al cielo, la morte alla vita.   
Ricordo il mio vecchio parroco, anima semplice e profonda, riflessa negli occhi chiari e luminosi. Il placarsi dell’attività pastorale e l’esodo dei giovani dalla parrocchia lo aiutavano a scendere nelle profondità del suo io, alla ricerca della radice dell’essere. Quali realtà vi scorgeva? Quando scavi per trovare il tuo io, - mi diceva - in fondo al pozzo del tuo essere, trovi senza volerlo Dio... anche se intorno vedi deserto e fallimento.    
Per lui contava la capacità di amare e soffrire per la redenzione della sua gente da ogni affanno e opacità.
Il significato della vita umana è legato alla relazione, alla generosità, al fare di sé un dono per gli altri. La pienezza è in questo. Un parroco insegna a nobilitare ogni sacrificio agli occhi del Signore. Soffrire senza sapere perché, porta fatalmente alla follia. Egli è e resta uomo degli uomini e tra gli uomini, ma con una missione che trascende la sfera umana e immette nel soprannaturale. Con il suo buon senso e la sua volontà che a forza di essere semplice diventa sublime, a forza di essere umana diviene divina, ha un solo interesse: annunciare Gesù e aiutare gli uomini a volersi veramente bene.    



+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 30/11/2011     Data Fine:

30/11/2011

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