Testimoni della gioia

Omelia per la S. Messa in occasione dell?ammissione ai Sacri Ordini e al ministero del Lettorato - Seminario, 11 dicembre 2011

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Cari amici,
carissimi Domenico e Giuseppe,

la liturgia di questa terza domenica di Avvento presenta Giovanni, testimone della luce, che insegna come rapportarci con Gesù. Testimone è colui che si trasforma in ciò che ha visto, per l’incontro che ha fatto. Lontano da ogni esibizionismo o protagonismo, il Battista conduce chi lo vede e ascolta non a sé, ma a Colui a cui egli rende testimonianza. La stessa domanda rivoltagli: «Chi sei tu?» (Gv 1,19) sveglia alla coscienza di Qualcuno che non conosciamo o non sappiamo riconoscere, ma che c’è (cfr. Gv 1,26).   
Meditando sulla figura di Giovanni notiamo in lui una mano che orienta la direzione dello sguardo e dei passi verso Cristo, il suo saper riconoscere il proprio posto e restarvi con fedeltà, il suo far spazio al Messia.         
Egli confessa di non essere il Cristo, né Elia o il Profeta. Al disorientamento dei suoi interlocutori presenta se stesso come la voce di uno che grida nel deserto e prepara la via al Signore. Più vicino è il Messia, più si fa piccola la figura del profeta perché la sua testimonianza vuole essere tutta e sola indicazione del Cristo. Questo è il senso del voler scomparire del Battista, del suo “non essere” che una voce. Giovanni sente di dover diminuire perché il Signore Gesù è vicino. Io non sono il Cristo: esclama (cfr. Gv 1,20.21). Un autore di spiritualità così commenta: «Quale valore indicibile è racchiuso in questo: “Non sono!” Eppure nessuno vuol camminare per questa via, si giri la cosa come si vuole: in verità noi siamo e vogliamo e vorremmo sempre essere ognuno al di sopra dell’altro. Da ciò provengono tutti i pianti e tutti i lamenti che ci sono. Per questo non troviamo pace né interiormente né al di fuori. Quest’essere niente procurerebbe invece in tutte le maniere, in tutti i luoghi, con tutti gli uomini una pace intera, vera, essenziale, eterna; e sarebbe la cosa più beata, più sicura e più nobile che il mondo avrebbe» (E. Susone).    
«In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me. A lui non sono degno di slegare il laccio del sandalo» (Gv 1,27). 
Il gesto del sandalo dice la sottomissione sponsale dell’amore, e ci autorizza a mettere oggi sulle labbra di Giovanni anche il canto nuziale uscito secoli prima dalla bocca di Isaia: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, … come uno sposo… e come una sposa … » (Is 61,10). Giovanni ripete: “Non sono io”. Non è qualcosa di nostro che dobbiamo dare alla gente, non le nostre intuizioni né esperienze religiose soggettive. Egli svolge un ministero essenziale anche per i testimoni che seguiranno Cristo, che verranno dopo. Scrive Origene: «Il mistero di Giovanni si compie nel mondo fino a oggi. In chiunque sta per accedere alla fede in Gesù Cristo, è necessario che prima vengano nel suo cuore lo spirito e la forza di Giovanni per preparare al Signore un uomo ben disposto e per appianare i cammini e raddrizzare le asperità del suo cuore». Colui che precede Cristo, introduce anche a Cristo. La predicazione di Giovanni pone di fronte ad ogni creatura questa verità del giudizio di Dio, davanti al quale non è possibile alcuna finzione. I cristiani dovrebbero continuare la missione profetica di Giovanni e mettere in evidenza la presenza di Cristo nel mondo, riconoscersi peccatori e aprirsi alla conversione. Così, scompaiono le illusioni di cui siamo circondati, il mondo dei pretesti e delle scuse, delle agevolazioni e dei conformismi, delle garanzie e delle sicurezze che non ci conducono a vivere in Cristo.  
L’esempio del Battista può sembrare scomodo ma è sentiero provvidenziale per incontrare il Signore e gioire della sua luce. Solo così il nostro sguardo sulla storia sarà pieno di splendore perché aperto alla verità e lontano da aspettative e false illusioni. L’austerità del Battista non rende la sua vita infelice, ma serena e realizzata. Da quando si trovava nel grembo di sua madre al giorno del martirio, Giovanni ha sempre posseduto la gioia personale di Gesù, quella che il Signore dona sempre ai suoi discepoli fedeli.  
E’ a questo che ci indirizza anche Paolo oggi, esortando a essere «sempre lieti» (1 Ts 5,16), mediante una preghiera ininterrotta, la continua riconoscenza e l’impegno di una vita irreprensibile.
Questo non significa certo dire che il cristiano non conosca più tristezze o dolori che escludono assolutamente la compresenza della gioia. Ma significa che la gioia cristiana abita nel profondo del credente e consiste nella sua vita nascosta con Dio. E’ la gioia indicibile e gloriosa (cfr. 1 Pt 1,8-9) di chi ama Cristo e già vive con lui nel segreto della fede. E’ la gioia che nessuno può estirpare perché nessuno può impedire al cristiano di amare il Signore e i fratelli anche in situazioni estreme: i martiri ce lo ricordano. Per questo la gioia è un comando apostolico: «Rallegratevi senza posa nel Signore, lo ripeto, rallegratevi» (Fil 4,4): essa, infatti, è una dimensione di cui già si può fare esperienza, ma è anche gioia veniente alla quale acconsentire, gioia piena nell’incontro definitivo, faccia a faccia con il Signore. Essendo una sua responsabilità, il cristiano deve esercitarsi alla gioia, da un lato per sconfiggere lo spiritus tristitiae che sempre lo minaccia, dall’altro perché non può privare il mondo della testimonianza della gioia sgorgata dalla fede. È la gioia dei credenti, infatti, che narra al mondo la gloria di Dio. Questo, infatti, chiedo- no gli uomini «Mostri il Signore la sua gloria e voi credenti fateci vedere la vostra gioia!» (cfr. Is 66,5).
Ecco l’Avvento, Gesù viene a portare la sua gioia. Perciò questo tempo che prepara il Natale è cosparso di luce che rassicura e rasserena. Anche se è vero che Gesù deve ancora giungere da noi sempre di nuovo, Egli è già presente e vicino e la nostra Eucaristia ne è il Sacramento.             
Maria, Madre della gioia, faccia splendere in noi il gaudio del suo Figlio. 

  
+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo

Data Inizio: 11/12/2011     Data Fine: