Carissimi,
sono lieto di celebrare la festività della Madonna, venerata sotto il titolo di Loreto, patrona dell’Aeronautica militare. A tutti voi, particolarmente al Comandante Generale, il mio affettuoso saluto.
Abbiamo ascoltato una delle pagine più belle del Vangelo, che ha come contenuto centrale la vita. Vorrei definirla proprio così: un inno gioioso alla vita e all’amore.
Infatti, la prima parola che l’evangelista mette sulle labbra dell’angelo Gabriele è: «Rallegrati, Maria!». Sì, perché la gioia è intimamente legata al dono della vita che il Signore ci offre.
Non ci capiva nulla quella giovane vergine, chiamata Maria, nella città di Nazaret in Galilea, alla quale l’angelo annunciò un messaggio così sorprendente. Ecco che le viene paura: è stupita, non comprende, si permette di porre una domanda, non crede alle proprie orecchie. Davvero non capiva perché il Signore aveva scelto lei tra tante altre.
La scelta che Dio ha fatto nei suoi confronti, preferendola ad altre donne, è pura grazia e gratuità. E’ amore. E l’amore non si spiega. Si prova soltanto, anche tramite quello che è propriamente inspiegabile. Se l’amore potesse essere spiegato, non sarebbe più amore.
Sì, la vita di Maria, come quella di ciascuno di noi, si radica su una relazione di amore con Dio: «il Signore è con te». La vita è in te. Luca ci dice che l’esistenza è un dono, qualcosa di pienamente gratuito, qualcosa che viene dal Signore e dal suo amore. In realtà, dentro di noi non troviamo nessun merito che possa reclamare un nostro diritto alla vita; troviamo solo una gratuità assoluta, quella propria di Dio che ci ama e, proprio perché ci ama, ci crea plasmandoci a sua immagine e somiglianza, ci rende esseri viventi e personali. E’ necessario, perciò, avere una grande stima e un profondo apprezzamento nei riguardi della nostra vita come di ogni vita umana, in qualsiasi condizione e fase dell’esistenza.
Carissimi, da oltre novant’anni, voi uomini e donne dell’Aeronautica siete affidati alla Vergine Lauretana. Questo legame con la Madonna illumina il servizio che siete chiamati a svolgere; in esso intendete ispirarvi alla Vergine, alla sua ricchissima umanità, alla discrezione, alla bellezza interiore, alla disponibilità e generosità.
La vostra Arma si è sempre distinta per tempestive iniziative umanitarie in aiuto di singole persone come anche di intere popolazioni, confermandosi insieme strumento e testimonianza di energia e slancio per una nuova cultura della vita fondata su di un’appassionata dedizione e un disinteressato servizio.
Con la professione militare vi è stato affidato un impegno serio: prendervi cura dell’uomo, soprattutto nel tempo della difficoltà, della prova, della debolezza.
Sono questi i momenti in cui molti avvertono la solitudine e invocano una compagnia; hanno una grande paura e proprio per questo sentono il bisogno che qualcuno dia loro coraggio; attraversano situazioni di vera e propria disperazione e sono alla ricerca di una speranza che può essere data non tanto dalle parole quanto dai nostri gesti concreti, dalla nostra presenza; sentono talvolta l’inutilità e il peso della loro esistenza e hanno bisogno di sapere che la vita è ancora significativa, importante, preziosa per sé e per gli altri. Sono momenti, quelli del dolore, nei quali questi nostri fratelli e sorelle che soffrono la povertà, possono sentire la ricchezza del nostro amore delicato e premuroso.
Cari amici dell’Aeronautica, voi conoscete tante situazioni nelle quali la dignità dell’uomo è umiliata e costretta alla vergogna. Mi piace, perciò, pensare agli aviatori come ambasciatori di prossimità. Prossimità è disponibilità a farsi vicino, a muoversi da dove si è, è un’azione, non uno status. Il prossimo non esiste già. Prossimo si diventa. Prossimo non è colui che ha già con me dei rapporti di sangue, di razza, di affari, di affinità psicologica. Prossimo divento io stesso nell’atto in cui, davanti a un uomo, particolarmente al mio collega di lavoro come anche davanti allo straniero e al nemico, decido di fare un passo che mi avvicina, mi approssima.
La questione militare è la questione dell’umano. Di fronte all’inumano che in mille forme opprime l’uomo, l’aeronauta vuole custodire l’umano, far risplendere l’umano, vivificare l’umano soprattutto là dove esso è disprezzato. La riflessione sul prossimo ci conduce dai diritti dell’uomo all’uomo che di tali diritti è titolare in virtù del suo essere uomo. Senza un’adeguata attenzione all’umanità e alla dignità dei titolari dei diritti, il significato dei diritti stessi si impoverisce grandemente.
Dall’odierna crisi economico-finanziaria si esce solo insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole. Quando siamo trattati umanamente, ci sentiamo pieni di gratitudine e il presente ci appare carico di promessa per il futuro. Con questo sguardo fiducioso diventiamo capaci di assumere compiti e fare, se necessario, sacrifici.
Al di sopra di tutto, siate testimoni della potenza della vita, della nuova vita donataci dal Cristo che viene, di quella vita che può illuminare e trasformare anche le più oscure e disperate situazioni umane. La terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e sociali, ma in modo più importante di una nuova infrastruttura “spirituale”, capace di risvegliare le energie di tutti gli uomini e donne di buona volontà nel servizio dell’educazione, dello sviluppo e della promozione del bene comune. Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura!
«Si faccia di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). La Vergine di Loreto, che aprì il cuore al misterioso progetto di Dio, e divenne Madre di tutti i credenti, ci guidi e ci sostenga con la sua preghiera. Ottenga per noi e le nostre famiglie la grazia di aprire le orecchie a quella parola del Signore che ha il potere di ispirarci decisioni coraggiose e di guidare i nostri passi sulla via della pace.
+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo