«La Chiesa ordinariato ha a cuore la causa della pace, meta a cui tutti e ciascuno dobbiamo tendere. La pace infatti è un dono di Dio e noi crediamo che in Cristo si possa realizzare una civiltà dell’amore fondata sulla giustizia e la solidarietà». Lo afferma l’arcivescovo Vincenzo Pelvi, pastore dell’ordinariato militare che oggi pomeriggio festeggia a Roma la Giornata mondiale della pace. «Diffondendo il messaggio pontificio - spiega il presule ad Avvenire - si vuole proporre quel nuovo umanesimo capace di accostare la verità in maniera incisiva e serena, evitando ogni estremismo ed esasperazione».
Eccellenza, quest’anno il Messaggio del Papa ha come tema «educare i giovani alla giustizia e alla pace». In che modo questa riflessione investe il mondo militare?
La via della pace è la via dei giovani, poiché essi sono il futuro delle Nazioni. L’educazione costituisce perciò un compito di primaria importanza in un tempo come il nostro, complesso e delicato. I fedeli della nostra Chiesa sono giovani, impegnati in prima persona nel portare il Vangelo della pace nella realtà sociale, a partire dalla loro esperienza di fede. I militari sono protagonisti e costruttori di un futuro migliore. Orientati prontamente a una vocazione di amore possono diventare una risorsa per la pace se vivono la loro libertà in relazione con Dio. E’ nel dono di sé che si vive il servizio al bene della famiglia umana.
Cosa occorre fare per i giovani e con i giovani, perché divengano protagonisti nella costruzione di una società più giusta e pacifica?
Innanzitutto esortare con l’esempio della vita. Sono più che mai necessari autentici testimoni, e non semplici dispensatori di regole e d’informazioni. Testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri. E’ testimone colui che vive per primo il cammino che propone. Chi s’impegna nella formazione deve offrire un esempio di rettitudine e coerenza tra sfera pubblica e privata, preparazione e competenza. Allo stesso modo, i giovani sono chiamati a vivere essi stessi ciò che chiedono a coloro che li circondano e a essere responsabili della propria educazione e formazione alla giustizia e alla pace.
Benedetto XVI lo chiede con parole forti e chiare…
Infatti il Papa esorta così i giovani: «Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo». Occorre, cioè, tener conto della dignità dell’essere umano, sempre e comunque, facendo prevalere il dialogo, il diritto sulla prevaricazione, sull’arroganza, sull’offesa, sull’orrore, sulla guerra tra i popoli e tra le nazioni, sulle persecuzioni, sull’odio, sulle violazioni dei diritti umani, sui peccati contro Dio, il creato e gli uomini, che uccidono la carità e la civiltà.
Nella cerimonia di oggi pomeriggio lei consegnerà ai presenti, oltre al Messaggio del Papa per la pace, la sua ultima lettera pastorale e la nuovissima Via Crucis da lei commentata. Qual è la particolarità di questo commento?
Nel suo Messaggio il Papa sottolinea come la famiglia è fondamentale nello sviluppo della persona. E’ nella famiglia che ci si apre al mondo e alla vita. In questo contesto si colloca la via crucis di genitori che hanno perso un figlio nelle missioni internazionali di sicurezza. Pregando con loro ho imparato che il dolore può diventare cattedra di speranza che rinnova la potenza dell’amore in ogni situazione della vita, della storia, del mondo, togliendo il malessere e la malevolenza dal cuore. La speranza è figlia dell’amore divino e delle lacrime umane. Il seme cade in terra, muore ma rinasce. Di qui la gestazione nella fede delle mamme e delle spose, le più esposte al dolore ma anche le più capaci di amare. Impastate di maternità generano futuro, senza temere le piaghe, protagoniste di quella tenerezza introvabile lontano da Dio.
La cerimonia di oggi si svolge nel Seminario dell’ordinariato che ha sede alla Cecchignola…
Abbiamo scelto di celebrare la Giornata della pace presso il Seminario che è situato nella cittadella militare della Cecchignola, dove vivono migliaia di giovani e famiglie, per offrire anche l’occasione di conoscere il luogo formativo dei sacerdoti che eserciteranno il ministero sacerdotale tra i militari.
Gianni Cardinale