Carissimi,
iniziamo oggi il tempo liturgico della Quaresima. Con il suggestivo rito dell’imposizione delle ceneri, vogliamo assumere l’impegno di convertire il nostro cuore. Questo tempo di grazia non può essere connotato dalla tristezza, dal grigiore della vita, invece è dono prezioso di Dio, è tempo forte e denso di significati nel cammino della Chiesa, è l’itinerario verso la Pasqua del Signore.
Le letture bibliche dell’odierna celebrazione ci offrono indicazioni per vivere in pienezza questa esperienza spirituale.
«Ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Nella prima Lettura, tratta dal libro del profeta Gioele, abbiamo ascoltato queste parole con cui Dio invita il popolo ebraico a un pentimento sincero e non apparente. Non si tratta di un cambiamento di vita superficiale e transitorio, bensì di un itinerario spirituale che riguarda in profondità gli atteggiamenti della coscienza e suppone un sincero proposito di conversione, riconoscendo che Dio è ricco di misericordia e grande nell’amore. La sua è una misericordia rigeneratrice, che crea in noi un cuore puro, rinnova nell'intimo uno spirito fermo, restituendoci la gioia della salvezza (cfr. Sal 50,14).
«Ritornate a me con tutto il cuore». Dio ci attira a se, perché non possiamo realizzare la nostra conversione da soli, con le nostre forze. Il nostro mondo ha bisogno di essere convertito da Dio, ha bisogno del suo perdono, del suo amore, ha bisogno di un cuore nuovo.
«Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). L’Apostolo invita a distogliere lo sguardo dalla sua persona e a rivolgere invece l’attenzione su chi l’ha inviato e sul contenuto del messaggio che porta: «In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio».
Chi svolge l’ufficio di ambasciatore non deve attirare l’interesse su se stesso, ma deve mettersi al servizio del messaggio da trasmettere e di chi l’ha mandato. Così Paolo nel suo ministero di predicatore della Parola di Dio e di apostolo di Gesù Cristo. Egli non si tira mai indietro di fronte al compito ricevuto, ma lo assolve con totale dedizione, invitando ad aprirsi alla grazia, a lasciare che Dio ci converta. Lasciamo agire il Signore: «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2Cor 6,2). Dobbiamo diventare messaggio vivente, anzi, in molti casi siamo l’unico Vangelo che gli uomini di oggi leggono ancora. Offrire la testimonianza della fede vissuta a un mondo in difficoltà che ha bisogno di ritornare a Dio: ecco un motivo in più per vivere bene la Quaresima.
«Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro» (Mt 6,1). Gesù, nel Vangelo, rilegge le tre opere fondamentali di pietà previste dalla legge mosaica: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Nel corso del tempo, queste prescrizioni sono state intaccate dalla ruggine del formalismo esteriore, o addirittura considerate segno di superiorità. Gesù mette in evidenza, in queste tre opere di pietà, una tentazione comune. Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi. Nel riproporre queste prescrizioni, il Signore Gesù invita a viverle in modo più profondo, non per amore proprio, ma per amore di Dio, come mezzi nel cammino di conversione a Lui.
Elemosina, preghiera e digiuno: è il tracciato della pedagogia divina che ci accompagna, in Quaresima, verso l’incontro con il Signore Risorto; un percorso senza ostentazione, nella certezza che il Padre celeste sa leggere e vedere anche nel segreto del nostro cuore.
In questa prospettiva comprendiamo meglio il segno penitenziale delle Ceneri, gesto di umiltà, che significa: mi riconosco per quello che sono, una creatura fragile, fatta di terra e destinata alla terra, ma anche fatta a immagine di Dio e destinata a Lui.
Polvere, sì, ma amata, plasmata dal suo amore, animata dal suo soffio vitale, capace di riconoscere la sua voce e di rispondergli; libera e, per questo, capace anche di disobbedirgli, cedendo alla tentazione dell’orgoglio e dell’autosufficienza. Ecco il peccato, malattia mortale entrata ben presto a inquinare la terra benedetta che è l’essere umano. Non esitiamo a ritrovare l’amicizia di Dio e facciamo nostra l’invocazione del Salmo: Perdonaci, Signore, abbiamo peccato… la potenza del tuo amore ci ridoni la gioia di essere salvati.
Maria, accompagnaci nel cammino quaresimale, guidaci alla conoscenza sempre più profonda di Cristo, morto e risorto, aiutaci nel combattimento spirituale contro il peccato, sostienici nell’invocare con forza: «Convertici a Te, o Dio, nostra salvezza». Amen!
+ Vincenzo Pelvi
Arcivescovo